Greater Grassmarket: tra gentrification e slancio turistico, la zona più controversa di Edimburgo

Nel cuore della capitale scozzese, la piazza di Grassmarket e l’area che la circonda sono tra i luoghi più belli e controversi della città. In passato piazza di mercati e luogo di affari, si è trasformata presto in area frequentata da gente che viveva di espedienti. Fino a sei anni fa ancora un parcheggio, ha intrapreso un percorso di rivalutazione grazie all’intervento del City of Edinburgh Council e del neonato BID – Business Improvement District.

Grassmarket è una delle piazze più vive e centrali di Edimburgo. Collocata nel bel mezzo del suo centro storico – la vista privilegiata sul castello da un lato, dall’altro il Royal Mile che vi si estende proprio a ridosso – oggi rappresenta una delle principali arterie di snodo attraverso il centro della città. Incastonata tra i gioielli di Candlemaker Row (la strada dei “fabbricatori di candele”) e King’s Stables Row (la via delle “stalle del re”), Grassmarket affonda le sue radici nella storia più remota della città.

Piazza del mercato adibita alla vendita di foraggio (Grass-market) e bestiame (Cattle-/Horse-market) e punto di ritrovo per i mercanti locali già nel 1400, negli anni si è adattata ai cambiamenti della città, trasformandosi in piazza per la pubblica esecuzione nell’Ottocento e acquisendo fama di luogo di criminalità per eccellenza nel corso del Novecento (si dice che i famosi assassini di origine irlandese Burke e Hare avessero preso residenza qui). Da sempre luogo povero ma vivace, frequentato da reietti, senzatetto e ubriachi, oggi – grazie alla rapida gentrification degli utlimi decenni – è uno dei luoghi prediletti della movida giovanile.

Grassmarket, con il suo spirito autentico e le sue atmosfere folkloristiche, ha saputo attrarre personaggi del calibro dello scrittore Daniel Defoe, il poeta William Wordsworth e il beniamino-poeta scozzese Robert Burns. Nel 1961, perfino Walt Disney la scelse come set del cartone Bobby il cucciolo di Edimburgo (Greyfriars Bobby).

Da dove nasce tutta questa curiosità nei confronti di questo luogo, cosa lo rende così speciale? Cosa ne pensa la gente del posto e qual è il suo ruolo oggi nello sviluppo della capitale scozzese? Lo abbiamo chiesto a Norrie Stewart, Project Manager dell’associazione Greater Grassmarket BID.

Intanto, che cos’è un BID e come nasce il progetto?

«BID, acronimo di Business Improvement District, è un nuovo modo di fare business a livello locale» – racconta Norrie. «Si tratta di un accordo sottoscritto tra varie realtà locali (negozi e  attività di vario tipo), grazie al quale è possibile identificare opportunità di crescita e sviluppo dell’economia locale a beneficio delle varie attività della zona. Le realtà che hanno deciso di aderire hanno onori e oneri: tutti contribuiscono economicamente tramite donazioni a una cassa comune, cui si attinge per investire in marketing e promozione locale, per fare invesimenti condivisi e per aiutare i business più in difficoltà».

Un meccanismo, questo, che sembra diventare sempre più popolare in UK: soltanto in Scozia ad oggi si contano circa 40 BID. Quello di Greater Grassmarket, nello specifico, riunisce oltre 230 attività locali situate nel triangolo compreso tra George IV Bridge, Grassmarket stessa e West Port. Il progetto è stato avviato tre anni fa, nel febbraio 2013, grazie al sostegno del Governo Scozzese e del City of Edinburgh Council, e fa parte di un piano di sviluppo territoriale quinquennale. «Nostro obiettivo principale è quello di ridare slancio a una realtà cittadina che, a dispetto delle apparenze, resta ancora problematica: roccaforte della movida giovanile, non viene quasi mai inclusa tra le rotte di residenti e famiglie.»

Certo, per chi conosce la capitale scozzese queste parole non potranno che suonare quantomeno bizzarre: Grassmarket, almeno a prima vista, è senza dubbio una delle aree più vive e meglio frequentate della città. Con le sue botteghe artigianali, i negozi di qualità e i pub in perfetto stile scozzese, ha l’aria di essere uno dei luoghi più popolari tra i locali e soprattutto tra i turisti – il 93% dei quali afferma di aver visitato la zona durante il soggiorno in città.

Com’è possibile allora che i business locali lamentino la mancanza di turisti, la difficoltà ad attrarre i residenti e l’economia stagnante?

Dice Norrie: «Grassmarket ha ancora la fama di ‘posto da evitare’. A differenza di altri quartieri cittadini, come Leith e Stockbridge, non ha saputo seguire l’evoluzione che la città ha vissuto negli ultimi decenni. Nel giro di pochi anni, questo gioiello è “rimasto indietro”, e noi vogliamo ridargli la dignità che merita. Edimburgo cambia in fretta, è una città dinamica, nonostante il suo rispetto per le tradizioni: Grassmarket, con la sua natura sfacettata a metà tra passato e innovazione, impersonifica questo stesso dinamismo e questa voglia di cambiamento nella tradizione. Noi del BID vogliamo aiutarla a uscire allo scoperto, in tutto il suo splendore, e renderla un posto migliore e aperto a tutti: giovani, certo, ma anche famiglie e turisti, in un matrimonio perfetto con gli oltre seicento residenti della zona».

Tre i progetti da realizzare entro il 2018: primo tra tutti, il già attivo farmer’s market del sabato, avviato solo qualche anno fa ma già tappa obbligatoria per gli appassionati di mercatini. A breve, anche l’arrivo di un percorso storico alla riscoperta del partimonio locale: schermi interattivi, contributi audio/video e QR codes accompagneranno turisti e curiosi tra la storia del luogo. Non mancheranno nemmeno gli eventi: tra concerti, spettacoli pirotecnici, proiezioni cinematografiche, musica retrò, ritrovi di auto d’epoca, Jazz Festival e feste del Mardi Gras – per citarne solo alcuni – a Grassmarket non ci si annoia mai. Un palco installato nella piazza principale per ospitare artisti locali più o meno famosi, con un repertorio pensato per incontrare i gusti di tutti, tutto l’anno (non solo in estate, quando i Festival cittadini attirano orde di turisti da tutto il mondo). Infine, a maggio anche la prima edizione della Vintage Fair, in una zona in cui il vintage è una vera e propria cultura, più che semplice passione.

Pictures courtesy of Greater Grassmarket Business Improvement District.

Elettra Antognetti

Elettra Antognetti

"Emotivamente instabile, viziata ed insensibile" - e troppo postmoderna per descrivermi con parole mie.Un passato da sfaccendata a Berlino, giornalista in Italia e Community Manager a Bruxelles, adesso mi occupo di tutt'altro a Edimburgo. Quando non scrivo su Italian Kingdom, mi trovate a fare jogging su e giù per la Old Town e organizzare eventi benefici - ma soprattutto a degustare vini nei peggiori bar di Caracas o a fare la spola tra mercatini vintage. Di tanto in tanto, mi leggete anche su www.cafebabel.co.uk.
Elettra Antognetti