IK Cafe: La visita di Rouhani a Roma

Italian Kingdom non è solo un raccoglitore di storie ma anche e sopratutto un insieme di voci differenti. Il nostro Cafe redazionale nasce come angolo di dibattito degli avvenimenti più significativi della settimana commentati dalla nostra voce.

Volete dire la vostra? Commentate qui sotto.

Quando vivevo a Milano per un paio di anni ho tenuto delle classi d’italiano a immigrati, fra cui la maggior parte musulmani. Un giorno arrivai a scuola con una gonna forse un po’ corta (dai, forse era una minigonna). Una collega – più anziana – mi disse ‘Anna, con una gonna così rischi di urtare i tuoi studenti!’.

Con quel rimprovero la mia collega mi stava suggerendo di coprire le mie gambe in nome del credo religioso di un altro. Mi sarei dovuta autocensurare? Perché avrei dovuto cambiare la mia maniera di essere – libera da costrutti sociali e religiosi e per cui generazioni passate hanno lottato – per non urtare il credo di altre persone?

Ultimamente questo avvenimento mi torna alla mente spesso. ogni qual volta che qui in Gran Bretagna, in Italia, in Francia o in Germania in nome di una multiculturalità decidiamo di limitare la nostra libertà per non offendere il credo religioso di altri. Vedi il grottesco avvenimento ai Musei Capitolini per cui siamo stati irrisi dal mondo intero.

Come dice Giuliano Ferrara in un editoriale sul Foglio, quelle statue nude, coperte per l’arrivo del presidente iraniano Rouhani, siamo noi.

Mettere una gonna più lunga o coprire i nudi delle statue per rispettare un credo religioso (che così diviene anche politico), essere invitate dai politici a non uscire di notte da sole (vedi i fatti di Colonia), non pubblicare articoli che parlino in maniera critica della religione islamica (quando non abbiamo problemi, giustamente, a farlo con la cattolica o l’ebraica) per paura son forme di autocastrazione, di autocensura.

E l’autocensura anche quando fatta ai fini di non provocare è una disfatta, una negazione della propria identità.

Io non son mai stata patriottica. Ho 33 anni. Non ho vissuto guerre. Ma ora, da italiana in Gran Bretagna, sta crescendo in me un senso di appartenenza a questa Europa (anche se pochi sembrano ormai volerla, men che meno gli inglesi), un’ Europa in cui son nata e ho vissuto e in cui mi son sempre sentita libera di scegliere e di essere e di dire, e a questa libertà non voglio rinunciare, in nome di nessuno e per nessuno.

Perché non torniamo a ribadire e a ricordarci che la religione debba rimanere un fatto privato? E ancora di più perché non rifiutiamo qualsiasi forma di fondamentalismo religioso, di indottrinamento che si scontri con i principi saldi della nostra civiltà? Come si possono coprire dei nudi di marmo per non urtare il senso del pudore nel 2016?

Come ha scritto George Orwell “If liberty means anything at all, it means the right to tell people what they do not want to hear”. E mi chiedo, se Renzi e Co. hanno coperto dei nudi per non urtare il senso del pudore del presidente iraniano, seguendo la stessa logica avrebbero dovuto mettere il chador a tutte le donne presenti a quella visita!

E’ bellissimo vivere in una cultura come la nostra, così attenta alle minoranze, al politicamente corretto, ma mi chiedo non è che siamo cosi attenti a rispettare le minoranze, che ci dimentichiamo della nostra identità di maggioranza? Di quello che siamo e siamo stati? Come dice l’intellettuale Ayan Hirsi Ali nel suo ultimo libro Heretic “Multiculturalism should not mean that we tolerate another culture’s intolerance.”

Ora so quello che risponderei a quella collega: son fiera di vivere in un paese dove tutti son i benvenuti e dove tutti son liberi di professare il proprio credo, ma questo non significa che io, che noi dobbiamo accomodarci alle sensibilità e alle credenze altrui. Piuttosto, dobbiamo essere pronti a invitare tutti (anche noi stessi) a ribadire la libertà di espressione. A cui non dobbiamo rinunciare, in nessun caso.

@anninavallarino – blog

Mi lascia perplesso il fatto che sia Franceschini che Renzi abbiano dichiarato di non essere stati informati della decisione di coprire le statue. Mi chiedo inoltre se sia giusto riservare il trattamento rivolto al presidente iraniano anche a tutti i non cristiani che vivono regolarmente in Italia.
Ricordate la polemica sul crocifisso nelle aule civili? In Italia si fa grande confusione su questi temi. In pochi riescono a dare risposte civili sensate e di certo non sono quegli imbecilli che impartiscono direttive che altro non sono che stupri alla nostra identità culturale.

@eugenioelia

È strano, vivendo a Londra da più di due anni anziché maturare un disinteresse verso le questioni italiane mi ritrovo ad interessarmene ancora più di prima e non di certo per un becero senso di paragone con la realtà di tutti i giorni. Voglio invece guardarmi indietro. Mi sono laureato all’università “Sapienza” di Roma e frequentando quei corridoi quasi 5 anni fa ricordo benissimo che le statue della gipsoteca della facoltà di lettere venivano spesso “coperte” in occasione di visite di ospiti con “divergenze culturali”.

Con questo non voglio dire che sia una pratica standard – francamente non lo avrei fatto – ma molto del clamore di questi giorni è figlio sicuramente della caccia alle streghe contro “Saladino” e sopratutto del non saper probabilmente ancora affrontare le diversità culturali. Un po’ come quando prima di una cena in famiglia, nonna Penelope (personaggio di fantasia) scopre che sua nipote ha scelto di essere vegana. Spaventi a parte – “e che se magna, bella de nonna..” – la povera Penelope si barcamena per preparare qualcosa che possano mangiare tutti e.. questa volta niente lasagna, arrosto e tiramisù. Ok, mia sorella sono 8 anni che è vegana e un pranzo così, con le sue ricette alternative, sarebbe stato ordinaria amministrazione ma nonna Penelope fa la cosa più semplice: prepara una bella pasta al pomodoro sperando di non fare qualche sbaglio.

Ecco. Coprire le statue è stato probabilmente come un piatto di pasta al pomodoro (buona per carità) quando però c’è in ballo il pranzo della nonna. Una scorciatoia per accogliere il “diverso” senza avere realmente coscienza della diversità. Pressioni? Diplomazia? Accordi segreti? Tutto plausibile ma sarebbe addirittura peggio. Sta di fatto che per sedersi al tavolo dei paesi moderni, ci vuole qualcosa di meglio di un piatto di pasta al pomodoro.

@stefanobroli

IK

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