Lemonade: un inno al sesso e alla debolezza per tutte le donne

Basta aprire un giornale inglese, cliccare su un sito web o leggere un giornale di gossip per scoprire che Beyoncé ci ha sorpresi, ancora una volta, facendo “droppare” (italianizzazione libera di yours truly che sta a significare la pubblicazione di un album a sorpresa) il tanto atteso Lemonade, un album che ha tanto da insegnare alle donne italiane, a quelle di tutto il mondo e anche a Jay-Z e compagnia.

Lo so cosa pensate. Ecco un’altra bimbaminkia che si dice parte del Beyhive. Ecco un’altra di quelle che spera di sposarsi sulle note di “Drunk In Love” e che è cresciuta a pane e Destiny’s Child. Permettetemi di spiegare: it’s complicated.

Quando penso al mio improvviso amore per Beyoncé, nato nel 2014 dopo il lancio del suo album omonimo, penso allo sketch del Saturday Night Live intitolato “The Beygency“, un finto trailer da film horror in stile Maccio Capatonda ambientato in una società distopica, nella quale non ascoltare Beyoncé è un crimine contro l’umanità. “Dimmi che non è vero!” Dice un personaggio, “Dimmi che non hai parlato male di Beyoncé!” Insomma, la regina è la regina: non può non piacere.

Con un passato, presente e futuro a base di Alice Cooper, Manson, metal, hard rock e vari sotto-generi, Beyoncé è un po’ fuori posto nel mio iPod. Però non mi vergogno di dire che il suo nuovo album, Lemonade, è probabilmente il piú importante dell’anno. Lanciato Sabato notte con un documentario di un’ora sulla rete americana HBO e offerto in streaming inizialmente solo su Tidal, il rivale di Spotify di proprietà di (indovina chi) Beyoncé e Jay-Z, Lemonade sta facendo impazzire i giornali di gossip.

Si dice sia l’album piú personale di Beyoncé, dove la cantante parla dei rumours che vedono lei e suo marito Jay-Z sull’orlo del divorzio. L’album inizia con “Pray You Catch Me” (“Prego che tu mi becchi”), una canzone lenta su una coppia dove ognuno spera di beccare l’altro a tradire o a spiare il partner. Segue “Hold Up”, un pezzo estivo e reggae dove Beyoncé diventa paladina di tutte le donne gelose, parlando del dilemma di sembrare pazza o di farsi passare sopra dal proprio uomo. Come dimostrarlo? Camminando per la strada distruggendo tutto con una mazza da baseball, concludendo il video con una scena presa in prestito dai “demolition derby” americani, dove fuori strada passano sopra altri fuori strada.

Le collaborazioni vanno forte in quest’album: il terzo pezzo, “Don’t hurt yourself” è forse la canzone rock migliore dell’anno. Le chitarre distorte di Jack White aiutano Beyoncé a dire al suo uomo che, se continua a mentire, perderá sua moglie. Il quarto pezzo, “Sorry”, è il più discusso dai siti di gossip ed è tutt’altro che una scusa: “Mi vuole solo quando non ci sono, farebbe meglio a chiamare Becky dai bei capelli,” canta Bey, facendo twerking con l’icona Serena Williams. Chi sarà mai sta Becky che si azzarda a spodestare la regina nelle grazie di Jay? Sarà lei la causa del famoso “elevator incident”, dove Solange Knowles (sorella di B) ha tirato un calcio a Jay-Z sotto gli occhi di un’indifferente Beyoncé? Il BeyHive ha identificato la designer Rachel Roy come la colpevole, e poi anche la cantante Rita Ora… Non vorrei essere nei loro panni. Pare che gli attacchi sui social siano stati poco amichevoli.

Segue “6 Inch”, che parla di una spogliarellista che si esibisce non per soldi, ma per l’indipendenza. Cantata insieme a The Weeknd, “6 inch” spiega perfettamente il complicato legame tra spogliarello, performance e tradimento, come commenta il sito The Atlantic: “Quando si insegna agli uomini a prendere in giro e tradire le donne e alle donne di fare spettacoli graditi agli uomini, può il tentativo di auto-migliorarsi di una donna servire a qualcosa per assicurarsi una relazione stabile? Puó il matrimonio vincere contro la storia?”

Dimostrando la sua versatilitá, Beyoncé continua con un pezzo country: cantato con un vestito da dama del sud degli Stati Uniti fatto di tessuti africani, in “Daddy Lessons” Beyoncé riunisce tutte le sue origini. La canzone racconta la sua storia e quella del padre che l’ha cresciuta per essere allo stesso tempo un soldato e una regina, una macchina da soldi ed una donna in grado di badare a se stessa.

È a partire da “Love Drought” che si vede una via d’uscita dalla vulnerabilitá iniziale, una soluzione da trovare insieme al suo partner. Perché quando l’amore è troppo grande non si scappa: in “Sandcastles” torna Jay-Z, che non canta, non rappa, ma abbraccia soltanto sua moglie. E fa pure bene a star zitto, direte voi, se i siti di gossip hanno ragione. “But your face, what is it about you that I can’t erase? ‘Cause every promise don’t work out that way” (“Ma il tuo viso, cos’hai di speciale che non riesco a dimenticare? Non tutte le promesse [di andar via] si possono mantenere”).

Ed ora il personale si unisce allo storico e all’attuale, perché Lemonade diventa un grido di battaglia e un sostegno per la storia dei neri d’america: tra “Forward” con James Blake alla chitarra e “Freedom” col rap di Kendrick Lamar compaiono frasi di Malcolm X (“Nessuna donna è vittima di mancanze di rispetto come una donna nera”) e le madri dei giovani uccisi dalla polizia americana,  Trayvon Martin e Michael Brown. Beyoncé, cresciuta in Texas con genitori della Louisiana e dell’Alabama, si fa paladina di questa parte dimenticata della societá USA: “The curse will be broken”(“La maledizione finirá”), anche i neri avranno diritto a tutto ció che è stato loro negato. “Imma keep runnin’ ’cause the winners don’t quit on themselves”(“Continueró a correre perché i vincitori non si arrendono”).

Il video/film Lemonade finisce col capitolo “Redemption”, girato a New Orleans, luogo chiave della povertá e della cultura sudista, in ginocchio dopo Katrina ma simbolo della forza del popolo nero americano. Beyoncé ci rivela la ricetta di sua nonna per fare la limonata, e poi continua con frammenti del suo matrimonio e col discorso che la nonna di Jay-Z ha fatto al suo novantesimo compleanno: “La vita mi ha dato i limoni”, dice Hattie, alludendo alle difficoltá che ha dovuto superare, “ma io ho preparato la limonata,” io le ho superate.

In questo capitolo e nella canzone “All Night”, il sesso smette di essere un’arma per ferire e diventa una medicina per curare una coppia in crisi: “My grandma said nothing real can be threatened. True love Brought salvation back into me. With every tear came redemption. And my torturer became my remedy. So we’re gonna heal, we’re gonna start again. […] Pull me back together again the way you cut me in half. Make the woman in doubt disappear. Pull the sorrow from between my legs like silk, knot after knot after knot.” (“Mia nonna diceva che le cose autentiche non sono mai in pericolo. Il vero amore mi ha salvata. Con ogni lacrima è arrivata la redenzione, e il mio torturatore è diventato la mia cura. Quindi guariremo, rinizieremo da capo. Ricomponimi proprio come mi hai tagliata a pezzi. Toglimi il dolore da in mezzo alle gambe come se fosse seta, nodo dopo nodo.”)

Fino ad oggi i giornali italiani hanno parlato solo di Beyoncé in chiave gossip, Beyoncé nera incazzata, Beyoncé imprenditrice. Si sono dimenticati la Beyoncé icona femminista. Bey è cresciuta dai giorni in cui diceva che se uno ti piace, devi metterti l’anello al dito. Questa Beyoncé non rinuncia alle parolacce e, come nell’album precedente, parla di sesso come purtroppo poche donne italiane si sognano di fare.

Quando mai abbiamo sentito una donna italiana dire: “When he fuck me good I take his ass to Red Lobster” (“Quando mi scopa bene porto il suo culo da Red Lobster”, famoso ristorante del sud degli USA)? Quando mai abbiamo sentito una donna italiana dire: “Watch my fat ass bounce on another dick” (“Guarda il mio culo grosso saltare su un altro cazzo”)? Ma anche: “Sometimes when he’d have her nipple in his mouth, she’d whisper, ‘Oh my God.’ That, too, is a form of worship,” (“A volte quando lui prende in bocca il suo capezzolo, lei urla: ‘Oh mio Dio.’ Anche quella é una forma di religione.”)

Beyoncé è una donna moderna, che non si vergogna di dire al mondo che quando il suo uomo fa i suoi doveri coniugali riceve un premio, una prerogativa in passato riservata solo agli uomini. Beyoncé non si vergogna di dire che, se il suo uomo fa il coglione, mente e le mette le corna, le basta muovere il suo regale culo per trovarsene un altro. Né si vergogna di dire che il sesso è una forma di religione, di ripicca, d’amore, di riconciliazione che é al centro della vita di coppia, e che sia gli uomini che le donne possono usarlo e parlarne a loro piacimento.

L’ultima canzone, “Formation”, è stata già un trionfo al Super Bowl, una conferma dell’ordine ristabilito, un ricordo dell’orgoglio nero e sudista di Beyoncé. “I like my baby heir with baby hair and afro, I like my negro nose with Jackson 5 nostrils” (“Mi piace che mia figlia abbia i capelli afro, mi piace il mio naso negro con le narici alla Jackson 5) e “I’ve got hot sauce in my bag, swag” (“Porto sempre la salsa piccante in tasca, swag”), come una brava sudista che è pronta a mangiare piccante ad ogni evenienza.

“Lemonade” è l’album più importante dell’anno perché non é solo un album pop o r&b. Beyoncé dimostra di essere la musicista più talentuosa e versatile del momento, producendo hit da ballare, canzoni rock, country, rap e ballate struggenti. Si dimostra ancora una volta capace di creare un album perfetto e tenerlo segreto fino al momento migliore per lanciarlo. E che lancio: un film con tanto di interludi di poesia, ottime coreografie, sceneggiature e costumi. Si dimostra capace di parlare d’amore come di razzismo e politica.

Che sia una trovata pubblicitaria – magari ora Bey e Jay se la stra-ridono leggendo le storie del Daily Mail che cerca di identificare sta famosa Becky – o un vero album sulla vita di coppia, Lemonade ha avuto l’effetto sperato: è una bomba sulla bocca di tutti.

Rispetto a “Beyoncé”, un inno femminista che incitava al sesso tutta la notte e a sentirsi #Flawless (“Senza macchia”), “Lemonade” ci dona una regina più umana, ma non meno potente. Tralasciando i pettegolezzi (e la paura che avrà Jay-Z di uscire per strada), “Lemonade” è un album più maturo che ci ricorda che anche gli dei possono sanguinare. Se prima ascoltavo Beyoncé per darmi la carica, ora posso ascoltarla per ricordare che non è sempre tutto #Flawless. Se sbaglia e piange pure lei, anche io posso mettermi sul divano a guardare Closer con una vaschetta di gelato formato famiglia. Magari é quello il segreto del suo bel sedere.

Carolina Are

Sono un'ex pubblicitaria con una laurea in giornalismo della City University di Londra. Da poco ho lasciato il mondo dei "Mad Men" per trasferirmi a Sydney e realizzare il mio sogno da teenager: studiare criminologia. Sono una viaggiatrice di professione, avendo percorso gli USA coast to coast tramite Couchsurfing, una storia che racconterò presto con un eBook per Italian Kingdom. Dopo anni di vita da lifestyle blogger londinese tra recensioni, di viaggi, cene e bevute in italiano e in inglese, ora scrivo per l'Huffington Post. Ho scritto 3 libri fallimentari e spero di pubblicarne presto uno. Amo American Psycho, Alice Cooper, le cupcakes e non mi fido di chi non ama Harry Potter.