Una favola expat a Leicester

Per chi mastica di calcio e in generale di sport, la conquista della Premier League ad opera del Leicester City FC è uno di quegli eventi sportivi che capitano una sola volta nella vita. Come Cenerentola che va al ballo sotto gli occhi della matrigna e delle sorellastre, questa storia a lieto fine di una squadra sconosciuta ai più e ora vincente nel campionato di calcio più ricco al mondo ha tutti gli ingredienti della favola moderna. La fata turchina, vestita d’azzurro e con i capelli bianchi ha il volto expat di Claudio Ranieri.

Dopo i risultati di questi ultimi mesi, il tappeto rosso era già pronto ad accogliere una città intera per festeggiare insieme alla squadra un risultato ben al di sopra delle aspettative iniziali. Che il Leicester City FC potesse salvarsi da una retrocessione praticamente certa ad inizio campionato lo si sapeva probabilmente già da Natale. Provate ad immaginare, per fare un paragone con il nostro campionato di calcio, se il Chievo Verona si trovasse in cima alla classifica davanti a Juventus, Napoli e Roma. Anche i più agguerriti tifosi o i più scettici disinteressati sorriderebbero. Per giunta, molti di noi hanno scoperto dove Leicester fosse sulla mappa solo grazie alle vicende sportive e no, non stiamo parlando di Leicester Square a Londra, ma di una città con poco più di 300 mila abitanti nel centro esatto dell’Inghilterra e nota a livello internazionale forse solo grazie alla band musicale di casa, i Kasabian. Fino ad oggi (ieri) quando contro ogni pronostico, non c’è stato giornale al mondo che non abbia riportato questa notizia.

Ad Agosto, la loro vittoria nel campionato inglese era quotata 1/5000, per farla breve, se qualcuno (ammesso che lo abbia fatto) avesse scommesso 10 sterline sul loro successo, oggi avrebbe intascato 50.000 sterline. Dati alla mano, i bookmakers inglesi quotano il primo contatto con una specie aliena nei prossimi 5 anni “solo” 1/80. Insomma, cose dell’altro mondo.

Ma questa vittoria non è solo un fatto sportivo, è l’ultimo atto di una sceneggiatura da favola. Come Cenerentola o le vicende di Semola, questa è una storia semplice che non accadrebbe e nessuno racconterebbe se non ci fosse un pizzico di magia. Quella magia l’ha portata Claudio Ranieri, ritenuto un anno fa un “eterno secondo” per non essere mai riuscito a vincere un titolo, seppur sfiorandolo in tante occasioni, e che accettando la scorsa estate la panchina per niente prestigiosa del Leicester City ha dato una storia da raccontare ad una città intera. Messa la casacca azzurra, con i capelli bianchi e la bacchetta magica ha trasformato un gruppo di pietre grezze in opere d’arte, un ex operaio nel capocannoniere del campionato e vincendo non poche scommesse con le scelte fatte in campo.

Ranieri non è solo un simbolo sportivo ma anche un esempio di motivazione. Spesso si è detto delle sue squadre che hanno un carattere “Testaccino”, dal quartiere Testaccio di Roma, quello del suo allenatore. Squadre con un carattere roccioso, che resiste agli urti e che si rialzano sempre. Fatto sta che a 65 anni, dopo delusioni, critiche, valigie fatte e disfatte e probabilmente poca fiducia nelle scelte che lo hanno accompagnato in Italia, per ricordare la sua impresa saranno alzate statue, nominate strade e magari un’intera generazione di bambini. La generazione del 2016. Tutto questo lontano dalle strade delle più note città inglesi, dai soldi degli arabi, dei russi e nel freddo delle Midlands. 

La scelta di rimettersi in gioco partendo dal basso, anche contro-tendenza e magari al di sotto delle proprie possibilità ha premiato un uomo che in modo “Testaccino” ha dato una svolta alla sua carriera. Paradossalmente, scelte che molti espatriati hanno fatto prima di trasferirsi nel Regno Unito quando hanno preferito Plymouth a Londra, o Birmingham a Liverpool. Un successo che ha a che fare con lo sport solo se lo si tiene stretto al contesto. La favola di Claudio Ranieri e del suo Leicester City è una storia umana che passa attraverso i sacrifici necessari a lasciare un segno e che dovrebbe insegnarci che anche a 65 anni le scelte giuste possono cambiare la vita di una città intera..

..E ad essere più #Testaccini anche noi.

IK

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