Jamie Oliver: inglese all’anagrafe, italiano ai fornelli

Sapevate che uno chef inglese è diventato famoso cucinando italiano? No, non mi riferisco a Gordon Ramsay, famoso più per le urla ai concorrenti di Masterchef che per il suoi ristoranti, ma a Jamie Oliver, forse meno famoso, ma molto molto apprezzato.

Sappiamo tutti che a Londra la nostra cultura fa parte del quotidiano, sia per la grande presenza di italiani che per il gran numero di ristoranti e imprenditori che hanno fatto della cucina del Bel paese il loro business. E proprio uno di loro, un famosissimo chef inglese, ha fatto della cucina italiana la sua passione e anche il suo lavoro.

Jamie Oliver nasce nel 1975 in Inghilterra, precisamente a Cleveland (Essex). Si forma dallo chef salernitano Antonio Carluccio, proprietario della nota catena di ristoranti Carluccio’s. Nel corso degli anni, Jamie ha sperimentato, creato e lavorato sul cibo italiano, portando avanti il concetto di cucina semplice, veloce e soprattutto sana che decanta nei suoi libri e nei suoi show televisivi. Non solo le casalinghe, ma anche i bambini lo amano grazie ai tour che svolge nelle mense scolastiche per promuovere la riduzione del consumo di junk food: cibi facili da reperire e preparare, ma decisamente troppo grassi.

Jamie è il vicino di casa cordiale che tutti vorrebbero avere, con il sorriso e la battuta sempre pronti. Non a caso i suoi show televisivi raggiungono sempre enormi picchi di share.

La sua passione per la cucina italiana nasce in seguito a ricerche approfondite e a conoscenze con chef italiani e dà il nome alla sua catena di ristoranti, Jamie’s Italian. I 29 locali attraggono i clienti inglesi amanti del buon cibo con il gusto e prelibatezza di piatti tipicamente italiani.
L’arredamento in legno e colori pastello si ispira alla tipica struttura della “trattoria all’italiana” e la rivisita in modo originale.

Come molti italiani a Londra, anch’io lavoro nel campo della ristorazione e non perdo mai occasione di visitare nuovi locali. Ho visitato due ristoranti della catena Jamie’s Italian, quello di Covent Garden e quello di Piccadilly e devo dire di esserne uscito alquanto soddisfatto.

Il menu offre una vasta selezione di pietanze che sono prettamente tradizionali, ma con l’aggiunta di ingredienti che potremmo definire estranei alla nostra cucina come il chilli, il cedro giapponese (yuzu) e la soia.
Gli antipasti, più che dei veri e propri piatti per iniziare, si definiscono nibbles, ossia i nostri tanto amati stuzzichini. Nonostante fosse presente una vasta selezione di bruschette, da buon siciliano curioso ho optato per le arancine con gamberi e condimento di insalata alla menta e yogurt: un antipasto da condividere, sharing-starter, che nonostante non seguisse la ricetta tipica, ho particolarmente apprezzato, soprattutto per la fragranza della panatura.
Per quanto riguarda i primi piatti, la pasta è senza dubbio il piatto forte, che consiglio assolutamente. Nel menu si va dai piatti particolari come spaghetti al nero di seppia e risotto al tartufo alle più tradizionali carbonara e tagliatelle al ragù. Anche i palati meno esperti potranno notare l’abbondanza dei condimenti per un’eventuale scarpetta, gesto da tavola tipicamente nostrano.
Per chi non bada a calorie e diete, l’angolo del dessert propone una vasta scelta, ma a essere sinceri, a parte il tiramisù e la torta alla polenta, di italiano ha ben poco. Puddings e Brownies fanno da padroni e come forse sapete, nonostante siano delle specialità americane, sono il dopocena preferito dagli inglesi che frequentano abitualmente i ristoranti.

Se siete curiosi di sperimentare un mix tra cucina italiana e cucina inglese curato con grande attenzione, fate un salto da Jamie.

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