Dismaland, il “bemusement park” di Banksy

Diciamoci la verità: Banksy ha rotto da un pezzo. E se ve lo dice il vostro nuovo curatore e critico d’arte preferito, potete fidarvi. Ma se avete la possibilità di andare a Dismaland, andateci! Si, italiani di tutto il Regno Unito e limitrofi, dovete a tutti i costi andare nel ‘Regno del dismal’ di Banksy perché potrebbe essere la cosa più divertente che vi possa capitare quest’anno! O se non altro in questo già “autunno-inoltrato-like” settembre londinese.

Ma andiamo con ordine, ripartiamo dall’inizio: Banksy ha rotto dicevamo. Non è un mistero che nel corso degli anni il suo lavoro abbia assunto un tale livello di popolarità mediatica che il suo messaggio antagonista, la guerrilla art, la vena antimperialista, l’anticapitalismo viscerale e la sua cifra distintiva di street artist si siano diluiti, edulcorati e abbiano perso in generale di potenza, se non di credibilità.

Nessuno, me compreso, si aspettava nulla di clamoroso o di sostanzialmente dirompente da Banksy. Anche se l’idea di aver selezionato un collettivo di artisti più o meno famosi (o famosissimi, Damien Hirst su tutti) poteva solleticare un modesto interesse, alla fine di Banksy nel 2015 resta quasi solo l’alone di mistero sulla sua vera identità, sempre più misteriosa dopo l’annuncio abbastanza recente del suo (ennesimo) presunto arresto.

Senza particolare aspettative ma con lo spirito del presenzialista a tutti i costi (alla fine è o non è l’evento, dell’anno?), sono partito per l’amena cittadina di Weston super Mare lo scorso venerdì pomeriggio direzione Dismaland.

Arrivare a Weston super Mare non è banale neanche per un based in London: mettete in conto un buon due ore e mezza di treno da Paddington con cambio a Bristol, questa è la via più breve. L’ex cittadina balneare mediamente orrenda del Somerset, è già di per sé un posto assurdo: le sue principali risorse credo siano i minigolf (forse la città con più minigolf per abitante), il fish & chips (praticamente ovunque e di una pesantezza rara) e i tricicli elettrici per anziani. La popolazione è un tale assortimento di freaks che sembra di stare in un film di Jodorowsky, tanto che il sospetto che si tratti di figuranti di Bansky mi è sorto più che concreto alla fine del viaggio. Ci arrivo verso l’ora del tramonto, con la bassa marea e una atmosfera di una malinconia infinita. Ma non perdiamoci su Weston (che in realtà amerete e non vorrete andarvene più per mettere in piedi un business di tricicli elettrici) e passiamo a DISMALAND.

La coda all’entrata fila veloce e l’attesa non è altro che una buona occasione per fare almeno un paio di dozzine di foto ricordo alla scritta DISMALAND che campeggia sull’ex Tropicana, stabilimento balneare che potè godere di (immagino) grande popolarità turistica in passato e ora totalmente in disarmo.

L’entrata è già di per sé un tuffo diretto nell’immaginario Bansky: guardie armate vi sottopongono a un primo controllo sotto metal detector (di cartone) e a un più o meno serrato interrogatorio di sicurezza per controllare se avete bombe o esplosivi con voi. Superati i controlli, si viene accolti dagli addetti del parco: tutti indossano orecchie da topolino, una pettorina rosa con la scritta ‘dismal’ e sono stati addestrati ad essere depressi, tristi e scontrosi. Sempre e per tutta la durata della vostra visita. Tanto che il primo addetto che ho incontrato, con in mano un mazzo di brochure/guida del parco, me ne ha gettata una per terra al posto di porgermela come si conviene. Sì, perché cos’è Dismaland (guida raccolta da terra finalmente alla mano) alla fine? È un parco di divertimenti al contrario, è un ‘bemusement park’, è un luogo dove tutto è ribaltato, sovvertito e contro tutto (e tutti).

E di un parco di attrazioni si tratta perché la parte del leone la fanno proprio le attrazioni. Non temete, cercherò di essere più spoiler-free possibile per non rovinarvi la sorpresa. C’è il castello di Biancaneve, ma Biancaneve è morta e penzola dal finestrino della sua carrozza ribaltata circondata dai paparazzi; c’è la pesca degli anatroccoli, ma poveri loro sono immersi in una pozza di petrolio; ci sono le barche telecomandate da guidare in una piscina ma sono piene di profughi; ci sono gli autoscontri ma su uno di questi c’è la Morte in persona con tanto di falce che gira allegra all’inquietante ritmo di Stayin’ Alive; c’è la roulotte spaziale che gira su se stessa; ci sono le sagome ritagliate per farsi le foto ricordo ma sono sagome di guerriglieri mediorientali armati di kalashnikov e bazooka. E poi ci sono installazioni, sculture, tende tematiche, una camionetta della polizia che è uno scivolo per bambini, un’orca gigante che esce da un water e si lancia in una piscina gonfiabile, c’è la ruota panoramica… c’è tutto a Dismaland!

E c’è pure una vera e propria galleria d’arte con lavori che devo ammettere riflettono una scelta curatoriale precisa e piuttosto rigorosa e che (a parte Damien Hirst) danno un buon polso dell’immaginario distonico, “dismalico” diciamo (termine appena inventato ma che rende l’idea) di tutta l’esperienza Dismaland. C’è un pitone che hai ingoiato Topolino tutto intero, ci sono piatti con la bocca e tazzine con le dita, ci sono i palloncini neri con la scritta ‘I’m an imbecile’ che vanno a ruba. E c’è un uno stupefacente plastico che riproduce uno squarcio di città immaginaria dove ci sono solo poliziotti, macchine della polizia, camionette della polizia e un turbinare di luci solo blu.

C’è tutto il mondo antagonista di Banksy qui, rivisitato e riproposto in chiave non particolarmente nuova ma se non altro fascinosa da scoprire. Ci sono gli spazi più puramente politici e quelli più dichiaratamente dissacranti. C’è il mondo anarcoide, quella della protesta gender, ci sono le lotte proletarie. A volte l’impatto emotivo è davvero potente, altre volte suona un po’ didascalico. Ma qui c’è tempo per riflettere, per conoscere, per approfondire e per sdegnarsi una volta in più. E, in realtà, anche per divertirsi davvero.

Anche perché se proprio Dismaland non vi va giù ci sono almeno bar e food corners. Anche qui i baristi sono tristi e scontrosi: vi diranno che la birra che avete ordinato è finita – poi ve la daranno lo stesso, non vi preoccupate! Di venerdì sera c’è un cartellone di musica live super. Io ho avuto la fortuna di vedere lo show dei Run the Jewels, duo americano di rap super dark e iperpotente che da un piccolo palco ha fatto tremare Dismaland dalle fondamenta. Siete ancora in tempo per un paio di live show e per il gran finale del 25 settembre con Massive Attack e Pussy Riot live, niente male no?.

E mi sa che troverete anche me quel giorno… Maledetto Bansky, mi hai fregato di nuovo. Sono partito più che prevenuto e ce l’hai fatta un’altra volta: Dismaland è stata una esperienza vera e in più mi sono divertito da pazzi. Sai che ti dico? Ci tornerò! Alla fine metti che mi vada bene il business dei tricicli…

Mauro Mattei
Co-founder e CEO di BeArt
mauro@beartonline.com

PS: Consigli per turisti.

  • I biglietti per l’ingresso al parco sono acquistabili cliccando qui.
  • A Weston super Mare c’è un clima che rasenta quello artico, specie la sera. Copritevi bene!
  • Se volete un consiglio per un Hotel non posso che suggerirvi il Seaward. Perfettamente in tema con la freakness del luogo, vi accoglierà con la moquette fantasia “tappeto-persiano-brutto” che corre dal pavimento alle pareti su fino al soffitto. Ambiente impreziosito da vetrinette che sono vere e proprie wunderkammer di paccottiglia orrenda e dall’ottimo recpetionist che sembra la versione slim di Daffid di Little Britain. A 15 minuti a piedi da Dismaland e a 5 dal primo minigolf, comodissimo. Prezzi modici (e ci mancherebbe).
  • Dalla stazione al lungomare è una passeggiata di 15 minuti, non state ad aspettare un taxi (che peraltro con ogni probabilità non arriverà).
  • Fate attenzione al Fish & Chips se non siete forti di stomaco, ne fanno una versione veramente hardcore.
  • Se volete saperne di più sulla vita notturna di Weston scrivetemi in privato. C’è un club pazzesco aperto fino all’alba che…no dai, veramente, scrivetemi in privato.

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