Il Gruppo del Cerchio al Fringe Festival di Edimburgo

Siamo tre amiche e tre colleghe. Carola Benedetto, l’autrice, Susanna Paisio, la performer e Luciana Ciliento la traduttrice e costumista. Lavoriamo nel Gruppo del Cerchio e viaggiamo insieme da una vita, o forse da molte di più. Non potendo tenere per noi tutto quello che vediamo, che scopriamo del mondo, delle persone incredibili che incontriamo, abbiamo deciso di raccontare tutte queste storie e lo facciamo senza sosta in italiano, in francese e da un po’ anche in inglese.

La prima volta che abbiamo fatto spettacolo a Londra è stato due anni fa. Ospiti della Spitalfields City Farm abbiamo raccontato La storia di Pierre Rabhi, il padre dell’agro-ecologia, durante il Fascination of Plants Day. Subito sono arrivate altre fattorie urbane, un concerto al Frizzante, un po’ di serate OpenMic e infine l’Istituto Italiano di Cultura di Londra che ha voluto La rosa avventurosa, la nostra agri-fiaba. In poco tempo abbiamo capito che si stava aprendo una nuova vita per la nostra Compagnia e infatti di lì a poco è arrivato il primo Festival Fringe di Edimburgo, il festival delle arti più grande al mondo.

Ospiti dell’Istituto Italiano di Cultura di Edimburgo, abbiamo debuttato con Song of the Earth, un lavoro elettro-folk dedicato a tutti i giardinieri (ufficiali e non) che ogni giorno si adoperano per «rimettere a posto il mistero del mondo», trasformando in prati e giardini i luoghi desolati della modernità. Il primo Fringe è stato un salto nel vuoto, una cascata di adrenalina che è durata per mesi, anche perché il Fringe di Edimburgo è un universo a sé. È una città intera che si apre al teatro, ma non per modo di dire. Ci sono scuole, pub, cantine, soffitte, prati e perfino chiese che diventano teatri a tutti gli effetti per un mese. Si va in scena ogni giorno e finito lo spettacolo gli attori restano in costume e tutta la compagnia scende in strada a fare volantinaggio. Perché il pubblico te lo devi andare a prendere e lui deve sceglierti fra oltre 3000 spettacoli.

Quest’anno abbiamo portato un lavoro tutto diverso: The Sacred Room of Desire, uno storytelling che racconta i miti cosmologici indiani dedicati al dio Shiva e alla sua strana famiglia. In scena, Susanna Paisio narra queste storie antichissime e sacre rifacendosi al teatro occidentale e attingendo perfino alla Commedia dell’Arte. Samar Paisio danza, con coreografie in stile Odyssi, Bharatanatyan, Bollywood e folk. Il secondo Fringe è stato decisamente più interessante, ma anche più duro. Siamo state in scena per 22 giorni, a volte facendo anche tre volte lo spettacolo in un giorno: in strada, a teatro e in qualche posto in cui venivamo invitate.

Il grande stupore è sempre la velocità con cui le cose accadono da queste parti. In pochissimi giorni ci siamo accorte che la comunità indiana apprezzava lo spettacolo, forse anche grazie al lungo passaggio su BBC Asian Network. Questo ci ha sollevato dalla paura più grande: il giudizio degli indiani al nostro approccio alla loro tradizione antichissima. Così, quando abbiamo ricevuto una telefonata con cui ci invitavano a ballare per la PAKISTAN DAY CELEBRATION abbiamo capito che lo spettacolo stava andando nella direzione giusta. L’emozione più forte, però, è stata esibirci con 24 ragazzi della Adytia Birla School di Mumbai nei prati dei Meadows. Un momento di imbarazzo? Quando due giornalisti di una radio universitaria di Taiwan, ci hanno chiesto quanti fondi ricevessimo dallo Stato italiano e dalle sue istituzioni per il nostro lavoro internazionale. La risposta naturalmente era zero!

Quanto a noi, vedremo che cosa ci riserverà il futuro.

 

IK

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