Sarà un Paese – Recensione

Abbiamo avuto l’occasione di assistere alla proiezione di “Sarà un Paese“, opera prima del regista documentarista Nicola Campiotti, organizzata da CinemaItaliaUK e tenutasi il 15 Novembre presso il Genesis Cinema di Londra. Questa la nostra recensione.

«Tra i venticinque e i trent’anni, due circostanze hanno modificato il mio sguardo sul nostro Paese: la nascita di tre fratellini mulatti che ridisegnavano rumorosamente e con allegria la mia vita da figlio unico, e le partenze, sempre più frequenti, dei miei amici più cari verso i paesi del nord Europa, dove avrebbero proseguito le loro carriere universitarie e le loro vite. Da una parte tre bambini che si affacciavano per la prima volta sull’Italia, cercando di impararne l’alfabeto e la geografia, dall’altra un gruppo di ragazzi delusi e amareggiati dalle prospettive di studio e di lavoro che si trasferivano, forse per sempre, altrove. Al centro, c’ero io: appassionato del mezzo cinematografico, curioso della realtà, incerto sul da farsi e disponibile a lunghi babysitteraggi pomeridiani e serali, spesso teatro di racconti, storie inventate e miti antichi… »

Nicola Campiotti, regista di “Sarà un Paese”.

C’è una realtà sospesa, quella cinematografica, fatta di verità e finzione. Dove la messa in scena si incontra con gli articoli di cronaca, le storie comuni diventano eccezionali e la fantasia di un bambino si trasforma in un mito greco. C’è l’Italia, Paese delle contraddizioni; delle tante luci e delle innumerevoli ombre, dove la storia civile è in rima baciata con la cattiva amministrazione. È proprio nel contrasto tra la fantasia pura dei bambini e il crudo realismo della cronaca italiana che si muove “Sarà un Paese”, opera prima del regista documentarista Nicola Campiotti, oscillando come un’altalena tra immagini poetiche, emozioni e dati statistici.

Nicola è un trentenne laureato e disoccupato che tra un colloquio e l’altro fa il babysitter, come migliaia della sua (nostra) generazione. Elia va alle scuole elementari e sogna dopo la recita scolastica di viaggiare come Cadmo e andare alla scoperta dell’alfabeto. La premessa è tutta qui, tra i sogni nebbiosi dell’uno e la forza dell’immaginazione dell’altro; i due intraprendono questo viaggio provando a spiegare l’Italia ai bambini di oggi.

Il risultato è una favola ricca di sfumature che vanno dal nero a colori tenui. Il crudo realismo dei racconti di cronaca lascia spazio a un dialogo tra bambini e adulti che non risparmia temi difficili come le morti sul lavoro o la coesistenza delle religioni. Ogni lettera dell’alfabeto che Elia “scopre” corrisponde ad una storia da raccontare, attivando di volta in volta immagini e situazioni di fantasia prese in prestito anche dal teatro e dall’arte performativa. Così, come per spiegare l’inquinamento dell’aria si bruciano oggetti comuni, un bambino musulmano vede nel simbolo della sua religione una banana.

Seppur correndo un rischio inevitabile, “Sarà un Paese” riesce nel difficile intento di non cadere nei cliché che raccontano l’Italia e per farlo si rifugia nella spontaneità di Elia e delle storie che incontra, emozionando con la piacevole colonna sonora e divertendo a seconda delle situazioni. Il lavoro d’autore, durato circa 4 anni, diventa a tratti quasi invisibile; non per sostanza ma per scelta narrativa, scambiando con Elia la voce narrante e trovando un equilibrio tra forma e contenuti. Il dialogo generazionale è un’impressione del “quadro Italia”, un ritratto fatto delle singole storie che per Elia, così come per lo spettatore, diventano esperienza. E questo è sicuramente il pregio più grande dell’opera prima di Nicola Campiotti: lasciare che gli spettatori, i bambini che faranno l’Italia, traggano le loro conclusioni su che Paese sarà.

Guardatelo se:

Vi è piaciuto “La mafia uccide solo d’estate”.
Volete andare al cinema con i vostri figli.

Stefano Broli

Stefano Broli

Director at Italian Kingdom
Direttore responsabile di Italian Kingdom, Stefano Broli è un Fotografo Leica Freelancer, Photo Editor e Vice-Direttore dello Youth Economic Summit London.
Stefano Broli