I Verdena a Londra, un ritratto di Pazienza

Il 19 maggio il gruppo italiano Verdena si è esibito all’O2 Academy di Islington, a Londra. Andare ai concerti già di per sé è un momento magico. La musica dal vivo fa bene al cuore, oltre a un buon bicchiere di vino e al risotto ai funghi della nonna. Ascoltare il tuo disco preferito senza dover fare play, senza assordarti con le cuffiette incastrate nelle orecchie ma immerso dalle note e da tanta gente che condivide lo stesso entusiasmo è un regalo che dovremmo concederci più spesso. Quindi inizio questa mia riflessione con un’esortazione: supportiamo gli artisti e facciamoci del bene.

Se poi vivi all’estero e il concerto in questione è di una band che arriva dal tuo paese natìo allora è veramente un tripudio di sensi da pelle d’oca. Non scrivo in qualità di giornalista musicale né di fan sfegatata dei Verdena, scrivo da amante delle cose belle. E questo concerto è stato proprio bello.

La sala era gremita di persone (italiani per la maggior parte, ovvio) e camminando ad occhi chiusi per il locale ti potevi immergere in frammenti di conversazioni con sapore toscano, romagnolo, veneto, siciliano, romano, milanese… un patchwork di regioni colorate sotto lo stesso cielo londinese.

I Verdena non si perdono in troppi contorni ma si lanciano subito senza conti alla rovescia. La loro musica, i loro testi, la loro energia disegnano un ritratto complesso ma deciso: e io quella sera ho visto un ritratto di Andrea Pazienza. Volti lunghi, sguardi profondi, figure ricurve, nervi tesi ed un’esplosione di flash emotivi. E mi sono ritrovata a 16 anni, quando li ascoltavo in salotto, seduta per terra, lasciandomi trasportare dalle tragedie adolescenziali e da una fantasia ribelle. Mi sono sentita di nuovo così. Un po’ ribelle, e adolescente nel modo in cui solo a quell’età riesci a sciogliere i freni e a farti catapultare altrove.

Il riflesso percepito era onesto: onesto nel modo di colpire la batteria tenendo la bocca tesa, onesto nel modo di scuotere la testa e segnare il ritmo con il basso, onesto nel modo di stringere il microfono e sputare messaggi al mondo.

Sono tornata a casa esausta, e forse anche tanto ubriaca, ma indubbiamente soddisfatta. E nel momento in cui la testa pesante sprofondava nel cuscino ho realizzato il senso della vita… che però ora ho dimenticato perché i postumi non perdonano, soprattutto se l’adolescente che era in te ha lasciato posto al trentenne che sei. Ma tanto mi è rimasta la vibrazione positiva sotto pelle che ho dovuto scriverla.

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  • Desna Tural

    “e forse anche tanto ubriaca”, così tanto che non si è accorta di quello che è successo sul finale.

    • Ele

      Intendi i problemi tecnici sul finale? Del resto è un live.

    • Lorenzo Cantat

      Io non ho capito se fossero problemi tecnici o se la band si fosse arrabbiata per la scarsa partecipazione del pubblico. Qualcuno sa qualcosa? Di certo sono andati via incavolati e hanno tagliato la scaletta.

  • Na Rafa

    Hai fatto un ritratto di quella serata da pelle d’oca. C’hai preso su tutto!