I Massive Attack all’O2 Academy di Brixton: un nostro racconto

E’ passata esattamente una settimana da uno degli eventi musicali più importanti del 2016. A distanza di quasi sei anni dal loro ultimo tour, i Massive Attack sono tornati a Londra per tre serate sold out all’O2 Academy Brixton in occasione dell’uscita di ‘Ritual Spirit’.

Il duo, formato da Robert “3D” Del Naja e Grant “Daddy G” Marshall e attivo dal 1988, non ha certamente bisogno di presentazioni. C’era qualcosa di oscuro e a tratti spaventoso nei Massive Attack quando scoprii ‘Angel’ (1998) allora in rotazione su MTV. Avevo circa sette anni e quel video mi segnò particolarmente, incutendomi un’ansia tanto cacofonica quanto ipnotica. Fu uno dei primi incontri musicali che distolse il mio sguardo dalla plastificata cultura pop dei 90s, invitandomi ad esplorare vicoli sonori più bui ed introspettivi. Diciotto anni dopo, dopo aver memorizzato tutte le mie scorciatoie, eccomi in prima fila per ringraziarli di persona.

Gli Young Fathers aprono la serata con un set decisamente più lungo e intenso di un qualsiasi opening act. Suonano materiale di ‘White Men Are Black Men Too’ (2015) e la maggior parte di ‘DEAD’ (2014), il loro eclettico album vincitore del premio Mercury. Il trio esce di scena quasi bruscamente, in linea con la personalità dei suoi membri. Lo stage viene riorganizzato e ampliato, le luci vanno giù.

C’è sempre stata una grossa componente politica/sociale nei live dei Massive Attack, spesso esplicata anche tramite l’uso innovativo e a tratti provocatorio di luci e visuals (curate per questo tour dai londinesi United Visual Artists). Sebbene avessi fatto del mio meglio per non rovinarmi la sorpresa, sapevo che l’emergenza refugees e la crisi Siriana sarebbero state protagoniste assolute. La band, 3D e Daddy G sono silhouettes che manovrano i loro strumentI tra fumo e oscurità. La luce illumina gli ospiti (Martina Topley-Bird, Deborah Miller, Azekel, Horace Andy e gli stessi Young Fathers) che si alternano sul palco provvedendo melodia, ma quasi mai si concentra sul gruppo. Dietro di loro un torrente fangoso di informazioni, bandiere e slogans si riversa negli occhi di un pubblico esterrefatto. Durante ‘Inertia Creeps’ decine di tweets si susseguono freneticamente mischiando frivoli rumours dallo stardom con l’emergenza domestica in Gran Bretagna

I drammatici dati sulle richieste d’asilo e morti siriane brillano in rosso durante ‘Girl I Love You’, la successione è in generale troppo rapida per poter cogliere tutte le informazioni e sono certo che il punto della band fosse esattamente questo. Il beat incalza mentre foto del conflitto realizzate da Giles Duley si susseguono in disturbanti flash multipli. “How can I be successful?”, “How do I get rich?”, “Divorce in Florida” sono solo alcune tra le centinaia di bizzarre, sgrammaticate e a tratti deprimenti web searches elencate durante ‘Clock Forward’. L’apice della serata arriva quando Horace torna sul palco per riportarmi dove tutto è cominciato – “This is for my son, you are my angel”. Encore. La malinconica ‘Take It There’, primo singolo estratto dal nuovo EP, contiene i primi e ultimi messaggi positivi dello show, ricordandoci le possibilità tecnologiche in nostro possesso per realizzare un futuro più radioso. “Together we can succeed and create a more equal world. Learn. Cure. Protect. Connect. Love, Mom and Dad.” E’ il climax emotivo della serata. La voce surreale di Andy e’ ulteriore protagonista nell’ultimo brano ‘Splitting the Atom’, personal favourite durante il quale ricordi grigi e fantasmi del passato riaffiorano per salutarmi. Formalità.

Rifugiato in cima al mio bus verso casa, mi sono sentito insolitamente combattuto su quale emozione impugnare tra le tante fluttuanti nella mia pancia. Robert e Grant hanno raggiunto il loro scopo informando, intrattenendo ed emozionando. I vari messaggi visivi dei Massive Attack hanno invertito il flusso emotivo della serata, rigurgitando la naturale catarsi delle emozioni evocate dalla loro musica sul pubblico stesso.

Ad oggi, quest’esperienza continua a risuonarmi dentro a più livelli. In un tempo saturo di prodotti musicali standardizzati e monouso, credo sia importante rimettere in primo piano la straordinaria rilevanza culturale che la musica e l’arte siano ancora in grado di possedere.

Foto del concerto dei Massive Attack ©Ryan Dinham.

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