David Bowie: la crisalide si è schiusa

Essere al sicuro è l’ultima cosa che voglio. Voglio andare a letto tutte le sere dicendo ‘se non dovessi più svegliarmi, posso almeno dire di avere vissuto da vivo’ (David Bowie – 1976). 

Una frase in cui si può riassumere tutta la sua esistenza, un’esistenza piena di arte, genio e passione.  La morte fa parte della vita, e lui lo sapeva bene, è uno step che tutti dobbiamo affrontare e  lui lo ha voluto fare “a modo suo”, come un’opera d’arte.

È difficile elencare tutte le sue opere, la sua biografia, le mille sfaccettature della sua vita artistica, ma per quello ci sono i milioni di “coccodrilli” pubblicati nell’arco di poche ore in tutto il web. Più o meno preparati in anticipo sulla data di oggi.

Si pensa che i grandi artisti lascino il palco chiudendo il sipario con un gesto eclatante, scrosci di applausi e le urla delle fan. Probabilmente è solo una fantasia che in questi momenti ci fa dimenticare l’unica verità. David Bowie si è trasformato per l’ultima volta, diventando la sua musica. Immortale, senza tempo. La crisalide si è schiusa. Ed è quello che tutti noi artisti, di parole, immagini o musica cerchiamo un po’ disperatamente di fare. Trasmettere emozioni, contagiare il mondo con le nostre idee, lasciare il nostro segno e diventare quello che facciamo.

Il tempo passa e le mode cambiano, ma per David questo non è stato mai un problema, con la sua capacità di “cambiare” rimanendo pur sempre se stesso senza mai diventare banale, influenzando decenni di cultura pop. Ed è questo quello che più ammiro.  Dopo i suoi mille personaggi è tornato ad essere semplicemente David. Nel suo ultimo album c’è lui e la sua malattia, non poteva essere altrimenti. Che sia con la musica, con le parole o con i colori, un artista racconta sempre di sé, anche quando parla degli altri. È a questo che serve l’arte, ad esprimere quello che si ha dentro, è qualcosa che si fa prima di tutto per sé stessi e poi per gli altri, è una cura per l’artista stesso.

You know, I’ll be free
Just like that bluebird (Lazarus, 2016)

Per me bastano queste due frasi tratte dal testo di Lazarus, primo singolo del suo ultimo album intitolato Blackstar. Uscito solo pochi giorni fa trasmette a mio avviso tutto il dolore che la sua malattia ha portato, compresa la voglia di combattere e quella di andarsene in contrasto tra di loro.

Sapendo che probabilmente sarebbe stato l’ultimo capitolo, ha aspettato abbastanza per leggere le critiche al suo ultimo lavoro prima dell’uscita di scena, in silenzio e senza sipario. Magnifico.

Look up here, I’m in heaven.

Illustrazione di Stefano Broli.

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