24 ore di musica: David Gilmour e i Chemical Brothers a Londra

Lo ripetiamo in continuazione: Londra sfinisce! Certi periodi possono rivelarsi durissimi, anche per chi come me è impegnato in progetti creativi.
Deadlines, meetings, emails e mettici anche l’università. Le giornate si riempiono e sembrano durare molto più 24 ore. Sveglie, tè e caffè come se piovesse, post-it ovunque, sushi take away. A lungo andare diventa essenziale trovare un modo per liberare la mente da pensieri negativi e provare a riempirla di positività. È fondamentale sconfiggere l’abitudine e riuscire a recuperare il senso di magia emanato da questa città, ricordarsi che questo posto è un privilegio per un giovane che sogni in maiuscolo.

Tempo fa un’amica di Birmingham mi ha fatto notare quanto i commuters londinesi avessero un loro sguardo caratteristico: un po’ assonnato, un po’ altrove, sempre di corsa. A volte temo che lo stesso sguardo lo stia indossando inavvertitamente anche io. Quasi ogni notte, però, accade qualcosa di straordinario: alcune vie si animano di un entusiasmo e un calore umano unici che non avevo mai sperimentato prima. Un movimento silenzioso infiamma animi di ogni genere o età. Ci guardiamo sorridenti lungo la strada a piedi, in bus o in treno. Sappiamo implicitamente di star rispondendo allo stesso richiamo: musica.

La scorsa settimana ho fatto un viaggio lungo 24 ore. Mercoledì sera: Royal Albert Hall, uno dei posti di questa città in cui conservo i ricordi musicali più belli. Niente suona come la Hall, nemmeno gli artisti che calcano il suo palco. David Gilmour, straordinario chitarrista e membro dei Pink Floyd, sta per inaugurare la prima di cinque date a distanza di nove anni dal suo ultimo tour. Sono fra i più giovani in sala, del resto trovare un biglietto sotto le centinaia di pounds è stato un vero e proprio miracolo. La storia della musica è lì su quel palco a ripercorrere successi nuovi e vecchi, quaranta anni di storia riecheggiano tra le voci di appassionati arrivati qui da tutta Europa.
Vedo tuxedos e vecchie magliette di famose tournée mischiarsi liberamente. Astronomy Domine e il tributo a Syd, l’infinita coda di High Hopes che si solleva verso l’alto sorretta da un fragile ensemble di archi. Ancora una canzone, David! Comfortably Numb: l’arena si scatena e saltiamo tutti in piedi. Esco da una delle porte principali, davanti a noi è appena uscito Nick Cave.

Il giorno dopo sono ancora estasiato, mi sento sulla vetta del cielo e non vedo l’ora di ritagliarmi un paio d’ore per gettare questa nuova energia in nuove idee. Non c’è abbastanza tempo, il telefono squilla. Yasmin ha appena vinto due biglietti per l’Apple Music Festival night del giorno: Chemical Brothers. Non ci credo, devo farmelo ripetere due volte. Chemical Brothers! Roundhouse: tutto il contrario di ieri sera a parte il mio sorriso esilarato. I Bros sono tra i primi artisti off the radio che ho iniziato ad ascoltare intorno ai 14 anni, la prima finestra verso l’EDM che tanto ha influenzato il mio percorso da musicista. Me li ero persi nelle pochissime occasioni in cui si erano affacciati in Puglia, adesso sono a venti minuti di treno da casa mia. Prima fila, transenne. Ed e Tom sono che si divertono e sorridono come ragazzini, più di vent’anni di carriera e sembrano aver appena cominciato. Hey Boy, Hey Girl, quanti dischi usciti 16 anni fa suonano ancora così freschi? L’aria si scalda, il ritmo sale. Swoon, sento ancora la sabbia fra le dita. Galvanize, don’t hold back! Tanti piccoli ricordi riaffiorano e saltano insieme a noi tra visuals, laser e (che ci crediate o meno) robots.

Nella metro verso casa non mi reggo in piedi, ma la musica intossica il cuore e io sto già segnandomi i prossimi biglietti da bloccare. Prima di essere traghettato nella vita di tutti i giorni decido di regalarmi un attimo per apprezzare un semplice, breve pensiero: non desiderare niente di più. Non riesco a soffermarmici che mi è già sfuggito via.

Poter dialogare alla pari con le proprie passioni è uno dei privilegi e stimoli più grandi che questa città abbia da offrire a chi la popoli. Ancora una volta, il mio promemoria ha funzionato alla grande. Si riparte!

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