Cosa sono i Meme? Il lato più irriverente della comunicazione di massa

Vi siete mai chiesti cosa siano i Rage Comics? O cosa abbiano in comune le immagini di Walter White, Spongebob e Grumpy Cat? Ma sopratutto cosa significhi una rana su un monociclo che dice #datboi. Sono Internet Meme, immagini, concetti o frammenti di media che si diffondono sul web di persona in persona diventando veri e propri fenomeni di massa. Abbiamo provato a spiegare questo capitolo della cultura contemporanea anche attraverso un contributo irriverente che viene dalla rete.

Un Internet Meme è un’attività, un concetto, un’immagine o l’estratto di un video che si diffonde di persona a persona tramite Internet e possono riguardare diverse culture esistenti o sottoculture, trasformandosi in veri e propri fenomeni di massa.

La definizione di Meme, coniata dal biologo e attivista britannico Richard Dawkins per spiegare la diffusione di fenomeni culturali in giro per il mondo, con la nascita e lo sviluppo di internet (e degli smartphone poi) ha assunto un nuovo significato in relazione al contesto digitale.

Un Meme è un’idea, un comportamento, o lo stile che si diffonde di persona a persona all’interno di una cultura.

Richard Dawkins, Il Gene Egoista (1976)

Un Meme di Internet è di fatto legato indissolubilmente alla cultura pop e più specificatamente alle “masse culturali” che hanno accesso alle informazioni che trasmettono, anche alterandone i contenuti. Ad esempio, un estratto video di pochi secondi preso da un dialogo di Breaking Bad, il fumetto che ritrae Batman schiaffeggiare Robin o la fotografia di Barack Obama nella Situation Room della Casa Bianca sono immagini “riconoscibili” per l’alto livello di popolarità dei contenuti.

Questa riconoscibilità non cambia la fruibilità del Meme se ad essa vengono aggiunti commenti, captions (didascalie) o persino nuovi contesti. Ad esempio, Batman potrà schiaffeggiare Robin per infiniti motivi in base al contenuto della nuvoletta che accompagna il fumetto.

Ecco qualche esempio:

Come specificato da Dawkins nel 2013, un’immagine tuttavia non può essere definita un Meme fin tanto che la sua popolarità non ha raggiunto una diffusione tale da essere un fenomeno di massa.

L’estrema facilità con cui veicolano concetti con assoluta libertà e spesso totale irriverenza, ha permesso sin dall’alba di Internet la loro diffusione. Email, piattaforme di messaggistica, canali di pubblicazione e social networks condividono tramite i loro utenti centinaia di milioni di Meme ogni giorno. Basta scorrere la propria bacheca di Facebook per trovarne decine; chiaramente in base anche ai vostri followers, dal numero e dall’età ma anche in quel caso potreste persino essere stati voi ad averne condiviso qualcuno. Senza sforzarsi troppo, anche la televisione, la pubblicità in video e quella stampata ormai utilizzano spesso il linguaggio dei Meme (comprese alcune immagini iconiche) per migliorare l’efficacia dei loro messaggi.

Basti pensare alla velocità con cui l’immagine crea connessioni tra gli osservatori (per approfondire consigliamo la lettura del libro di Nicholas Mirzoeff, “Introduzione alla cultura visuale“) e come un testo aumenta la sua efficacia se accompagnato ad un’immagine (probabilmente il principio stesso dell’informazione stampata).

Velocità, facilità ed efficacia, sia in emissione che in ricezione. Osando potremmo dire: “il trionfo della comunicazione lineare”, o come Dominic Basulto ha affermato nel 2013 «le informazioni che la società contemporanea trasmetterà alla prossima». Tuttavia, questo apre infiniti scenari sociali che non è questo il contesto adatto per discuterne.

Soffermandoci invece sul forte carattere contro-culturale dei Meme e sulla facilità con cui costruire aggregazione sociale, cogliamo l’occasione di parlare di un gruppo Facebook intitolato Irreverent Italian community, a nostro avviso uno dei migliori esempi giovanili di una micro-community che usa i Meme per esprimere spesso concetti anche “controversi”. Gli utenti del gruppo, che conta ad oggi oltre 13.000 membri, discutono ogni giorno di attualità in modo irriverente, utilizzando principalmente i Meme per parlare di fascismo, omofobia o frontiere chiuse.

La particolarità di questa community sta proprio nel suo carattere quasi anarchico e sopra gli schemi sociali. Le regole che lo gestiscono sono quelle imposte dai suoi moderatori ma l’equilibrio nasce senz’altro da una forma di auto-moderazione degli stessi utenti del gruppo. Una sintesi perfetta della comunicazione online che usa spesso e volentieri i Meme come linguaggio.

A tal proposito abbiamo chiesto a Jayden, uno dei moderatori del gruppo, alcune curiosità a proposito dei Meme e della sua community:

«Su internet mi chiamo Jayden Lamora, ma il mio vero nome è Abdelfattah Mahjoubi. I miei genitori sono marocchini ma amo questa terra come se fosse la mia vera patria visto che è qui che sono cresciuto. Sono al quarto anno di meccanica utensile in provincia di Brescia.»

Irreverent, perché? Cosa vi rende così fortemente distintivi?

«Irreverent proprio perché non ha dogmi. Nessuna limitazione. Si discute di tutto, anche degli argomenti più taboo come eutanasia e aborto. La community conta membri di ogni opinione politica, dai neofascisti ai comunisti passando per democristiani e semplici apolitici, ovviamente scoppiano continui litigi che però vengono sedati da noi moderatori. Ma alla fine è proprio questo il nostro forte, la varietà di utenti e il numero di opinioni e punti di vista che si possono tirare fuori da un semplice argomento.»

Quanto pensi siano importanti i Meme nella comunicazione tra le nuove generazioni?

«Se internet fosse un oceano i meme sarebbero le sue navi. Ci sono immensi transatlantici che passano da parte a parte e sono impossibili da non vedere e altre piccole barche che nessuno nota. I meme sono arrivati agli occhi delle multinazionali che una volta notato il loro potenziale hanno iniziato ad usarli per attirare la gioventù (un esempio è la pagina Facebook di Ceres). Noi invece la usiamo come forma di intrattenimento/comunicazione e il nostro obbiettivo non è solo far ridere ma anche incuriosire e spingere a cercare e scoprire di più.»

A volte i Meme “semplificano” ed rendono internazionali concetti molto profondi o socialmente discutibili (guerra, morte, sofferenza). Secondo te questo è un bene o un male?

«Dipende da chi lo usa e come lo usa. Su Facebook Italia spopolano le immagini virali di pagine che fanno becero populismo affibbiando a politici o persone famose frasi mai dette e facendo passare per colpevoli delle vittime, ma esistono anche modi positivi di usare i meme, ad esempio lo è il video della Truth (campagna americana contro la diffusione delle sigarette tra i giovani) che usa i meme e personaggi di Youtube per invogliare i ragazzi a smettere di far uso delle sigarette, certo ci sarebbe da discutere sulla qualità del video ma è apprezzabile l’impegno.»

Ringraziando Abdelfattah per il suo contributo speriamo l’articolo vi abbia incuriosito su cosa siano i Meme e vi invitiamo ad approfondire questo grande capitolo della cultura digitale. Magari cominciando dal video qui sotto:

Stefano Broli

Stefano Broli

Director at Italian Kingdom
Direttore responsabile di Italian Kingdom, Stefano Broli è un Fotografo Leica Freelancer, Photo Editor e Vice-Direttore dello Youth Economic Summit London.
Stefano Broli