Chi siete? A chi appartenete? Se la musica di Vinicio Capossela racconta anche le emozioni da expat.

Vinicio Capossela -narratore di imprese ed epopee- ripercorre il cammino di quelle radici forti, impossibili da recidere e che ci legano gli uni agli altri, grazie ai suoi ultimi lavori: il libro Il paese dei coppoloni edito da Feltrinelli (successivamente diventato un docu-film per la regia di Stefano Obino) e il doppio album Le canzoni della Cupa, prodotto da La Cùpa.

“Per le cose buone ci vuole tempo e pazienza”, così mi diceva mamma quando -da piccola- la vedevo preparare la pasta frolla per le crostate. E allo stesso modo sono serviti tempo e pazienza per gli ultimi, ottimi, lavori di Capossela (17 anni di lavorazione per il libro e 13 anni per il doppio album).

Al di là del lavoro da cesellatore, ciò che colpisce di entrambi i lavori è l’utilizzo non delle parole scritte, bensì delle parole parlate. Sono parole che emettono suoni e ne creano di nuovi; parole di lingue lontane, dell’entroterra, di un’Irpinia così simile a quella sfumatura linguistica della Calabria citeriore -ossia latina- che nessuno quasi conosce. Sono parole cretose, che sanno di terra, di fatica, di viaggi fatti alle volte anche controvoglia e che dopo un lungo vagare -quelle stesse parole- ritornano alla terra. E si fanno evocazione, divengono visioni. Nulla più è scindibile. Il vero si mischia col falso, il sogno con la realtà, il quotidiano con la fantasia. E allora, come dice qualcuno, «è tutto vero, soprattutto nelle sue parti inventate».

Vinicio Capossela scrive canzoni, ma compone libri. In questo suo creare e ripercorrere, intraprende il viaggio -sempre più spesso di sola andata- che in molti scelgono di tentare. Si diviene erranti, camminanti, con mete prefissate che appaiono nebulose, distanti, inafferrabili perché quando non si sa a chi apparteniamo (da dove proveniamo, le nostre radici) ci sentiamo spersi e ci è difficile poter dire chi siamo.

La partenza è sempre la stessa, ieri come oggi: da una desolante stazione, non-luogo per eccellenza. Le narrazioni e le visioni da esterne e puramente geografiche si fanno interne, dell’animo, di spirito, di spiriti. Capossela ci prende per mano e ci conduce lungo paesi di cui non si sapeva l’esistenza, dentro tradizioni che sempre più spesso cadono in disuso come la lingua stessa, intrisa di quel realismo magico che tanto impregna i luoghi e le genti del Sud, di migranti e di expat che mai come oggi sono di attualità.
Questi luoghi di confine, sospesi, mondi altri diversi dal nostro mondo di provenienza, farwest quotidiani nei quali non ci riconosciamo, finché al “chi me lo ha fatto fare!” iniziale misto a solitudine, non subentra il desiderio di riscatto, la caparbietà, l’adattamento, il riconoscere qualcosa di caro, per poter attingere nuova forza e andare avanti

“ La notte è bella sola sola
  a questo paese non ci sta nessuno
  si arrabbiano le gatte con i cani
  la gatta vince, la gatta vince
  si sente lontano lu lupo mannaro
  per paura mi so scantato
  poi il rumore dell’acqua delle fontane
  m’hanno fatto compagnia”

(Adattamento de “La notte è bella” di Matteo Salvatore e Otello Profazio)

Ed ecco che, quando il timore lascia spazio ai nuovi luoghi e alla nuova lingua e l’expat acquista sicurezza, fiducia e innamoramento, inizia quella velata malinconia del distacco – «che il camminare ci rende solitari»- che ci fa ripercorrere l’epopea e riconoscere l’impresa: è necessario sapere Chi siete? A chi appartenete? Che andate cercando? per poter dire sono e questo ho da offrire.

[…] e se la vita mi viene addosso
con questo treno così la pena
così com’ero, restar non posso
quello che sono mi porto addosso

(Estratto del brano “Il Treno” – disco 2, Ombra – Le canzoni della cupa)

Chi parte non torna […] ed era il cibo a riportagli il paese.

(Frase estrapolata a pag. 298 de Il paese dei coppoloni)

 

Mariangela Bisconte

Mariangela Bisconte

Laureata in "Letteratura Musica e Spettacolo" e diplomata in Sceneggiatura, mi occupo di scrittura per immagini, narrativa, recensioni, fare dolci per gli amici e pizze ripiene!
Mariangela Bisconte