Gli ultimi saranno gli ultimi: intervista a Massimiliano Bruno e Alessandro Gassmann

Domenica 20 marzo al Genesis Cinema (ore 18) CinemaItaliaUK ospiterà la première londinese di Gli ultimi saranno gli ultimi di Massimiliano Bruno, un film molto particolare nel panorama cinematografico italiano e che vanta alcuni fra i suoi migliori interpreti: Paola Cortellesi, Fabrizio Bentivoglio e Alessandro Gassmann.

Noi di CinemaItaliaUK abbiamo avuto il piacere di parlare di questo progetto con il regista Massimiliano Bruno e con il protagonista maschile, Alessandro Gassmann, e qui vi sveliamo in anteprima cosa ci hanno raccontato sulla pellicola.

Se volete ascoltare le loro voci raccontarsi ai microfoni di Italian Kingdom Radio, l’appuntamento è per mercoledì 16 marzo con la nostra rubrica Se telefonando, sintonizzatevi!

Il film Gli ultimi saranno gli ultimi nasce da una spettacolo teatrale scritto per e interpretato da Paola Cortellesi, spettacolo che ha avuto un enorme successo di critica e di pubblico.

MB: Sì, era un monologo scritto in un momento particolare in cui per la prima volta si cominciava a parlare di precariato, era il 2005 e la storia andava esattamente nella direzione di ciò che stava accadendo nel nostro Paese; in più si trattava della condizione della donna, il testo era molto divertente ma al contempo drammaticissimo, e facemmo il tutto esaurito in teatro per ben tre anni.

Fa abbastanza impressione pensare che, a distanza di dieci anni, quel testo è diventato un film e che la pellicola sia ancora così attuale. Significa che la situazione in Italia non è cambiata, da allora.

MB: Direi che è addirittura peggiorata. Quello che raccontavo a teatro nel 2005 era l’inizio della crisi mentre adesso siamo arrivati al suo apice; infatti il film è molto diverso dallo spettacolo teatrale ed è molto più drammatico. Ora aspettiamo la ripresa, visto che, di solito, dopo una grande crisi arriva un momento in cui ci si rialza.

L’esigenza profonda di Gli ultimi saranno gli ultimi è stata quindi quella di raccontare questo apice a cui siamo giunti?

MB: Proprio questo: descrivere lo stato attuale delle cose, la difficoltà di vivere nel nostro Paese, la situazione della donna che, benché si siano fatti dei passi in avanti, rimane comunque molto difficile. E poi per me, come regista, ha rappresentato un andare a perlustrare un genere sicuramente più drammatico di quelli con cui mi ero confrontato in passato, sia come sceneggiatore che come regista cinematografico, quando ero andato ad affrontare tematiche sociali ma in maniera molto più leggera.

AG: Questa è una pellicola che fino a un certo punto fa sorridere e che poi cessa di essere divertente del tutto, perché di fatto è un dramma, dobbiamo accettarlo. Massimiliano ha fatto il suo film più difficile e a mio modo di vedere anche il più riuscito. Un film molto delicato ma che ritengo assolutamente necessario nell’Italia di oggi.

Ne Gli ultimi saranno gli ultimi tu, Alessandro, sei Stefano, il marito scansafatiche e disoccupato di Luciana (Paola Cortellesi), un’operaia precaria dell’Anguillara che rimane incinta e si ritrova senza lavoro. Chi sono gli Stefano dell’Italia di oggi? Sono dei tipi che “conosci”?

AG: Eccome. Quello di Stefano è un personaggio che ho amato molto interpretare perché credo che appartenga a una tipologia di persone drammaticamente presente nella società italiana e che è una delle cause per cui il Paese verte nelle condizioni in cui verte. È un personaggio che detesto dal profondo ma che ho cercato di rappresentare in maniera pericolosamente simpatica, perché ritengo che sia quella l’arma primaria di questo tipo di persone: ti fregano perché sono simpatici, ma sono specchio di una società che non ha coscienza civile né coraggio, che non è coesa e dove, non a caso, non è mai avvenuta una rivoluzione, neanche pacifica.

Pensi che la Chiesa e la cultura cattolica che permeano il nostro Paese abbiano avuto (e abbiano) un ruolo in questa sorta di “rassegnazione” che caratterizza gli italiani?

AG: Sicuramente, in Italia si tende a dimenticare che la nostra è una Repubblica laica. La Chiesa dovrebbe rappresentare una religione e fare del bene, troppo spesso si occupa di fare politica mentre sarebbe bene che non lo facesse e che i due ambiti fossero distinti e completamente separati.

Come si esce da questa situazione di stallo? È possibile reagire? E se sì, con quali strumenti?

AG: Certo, si può e si deve! Informandosi e informando, leggendo e prendendosi le proprie responsabilità, anche se ciò comporta fatica. Ritengo che sia l’unico modo serio per cercare di migliorare la situazione. E anche con un pizzico di disobbedienza che costringe chi ti governa e non sta facendo il proprio dovere a tenerti d’occhio e a prenderti in considerazione; secondo me, se non si esagera, la disobbedienza può essere un’arma molto efficace.

MB: Bisogna assolutamente trovare la forza di non farsi risucchiare. Non credo che ci sia nessuno dall’alto che ti dà la polverina magica che ti aiuta a rialzarti da una situazione, devi essere tu a reagire. Diventare migliori significa mettersi in gioco e cominciare a cambiare le cose. Tutto si può cambiare, basta avere la volontà per farlo.

Voi avevate già lavorato insieme in Viva l’Italia del 2012. Che atmosfera si respirava sul set de Gli ultimi?

MB: Una bellissima atmosfera. Alessandro è un grandissimo attore che a cinquant’anni continua a cercare sempre di migliorarsi, e direi che ci riesce. Lavorare con lui è straordinario a livello di disponibilità, proposta sul personaggio, lavoro sulla singola battuta. Inoltre è una persona davvero alla mano che sul set si fa in quattro e si rapporta allo stesso modo con i colleghi e con tutti i componenti della troupe, dal regista all’attrezzista.

AG: Massimiliano nasce attore per cui sa come maneggiare i suoi colleghi, inoltre scrive bene ed è coraggioso. Con Paola (Cortellesi) ha un rapporto ormai ventennale di collaborazione quindi si conoscono a menadito, con me un po’ meno ma è stato un piacere entrare a far parte di un duetto così affiato e secondo me anche Fabrizio (Bentivoglio) si è divertito moltissimo, quindi è stato molto facile e piacevole.

Mettere al mondo un figlio oggi. Cosa vuol dire, cosa comporta? Cosa erediteranno questi bambini ma soprattutto cosa vorreste, invece, che ereditassero?

MB: Sicuramente troveranno più difficoltà rispetto a quelle che hanno trovato quelli della mia generazione a cui i genitori qualcosa hanno lasciato; per loro a livello pratico sarà tutto più complicato e sarà difficile che siano mamma o papà a risolvere loro la vita. Probabilmente i figli del futuro rimarranno da soli un po’ prima e dovranno rimboccarsi le maniche e trovare la forza di reinventarsi.

AG: Io innanzi tutto vorrei che questi bambini ereditassero un pianeta sano, quello di cui io, da ragazzino, ho potuto godere. Credo che sia il problema primario in questo momento storico. E poi la possibilità di crescere liberi, di potersi esprimere e dire quello che vogliono. La democrazia.

Curiosi di sapere di più sul film e su questi due grandi protagonisti del cinema nostrano? Non dimenticate l’appuntamento con Se telefonando su Italian Kingdom Radio. E continuate a seguire CinemaItaliaUK anche su Facebook e Twitter per non perdere tutti i nostri aggiornamenti.

Ci vediamo al cinema!

Carlotta Tilli
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