Quo Vado? Intervista a Checco Zalone

Venerdì 15 aprile al Genesis Cinema di Londra CinemaItaliaUK in collaborazione con Taodue Film ospiterà la première londinese di Quo Vado? il film con Checco Zalone che verrà poi distribuito nelle sale del Regno Unito da Vue Cinemas a partire dal 22 aprile.

Quo Vado? racconta la storia di Checco (Zalone), un impiegato in Provincia che viene messo in mobilità e spedito nei posti più asssurdi nella speranza che rassegni le dimissioni, ma che non si arrende a dimettersi e resiste a tutto pur di conservare il suo adorato posto fisso.

Checco Zalone (all’anagrafe Pasquale Luca Medici) sarà presente all’evento per un dibattito dopo la proiezione con il giornalista Ian Haydn Smith, moderato dalla regista e produttrice Luisa Pretolani, e noi non potevamo certo lasciarvi a bocca asciutta: l’abbiamo intervistato per voi, qui potete leggere un’anteprima dell’intervista che andrà in onda su Italian Kingdom Radio mercoledì 13 aprile all’interno della rubrica Se Telefonando. Enjoy!

Quo Vado? ha sbancato al botteghino, battendo persino Star Wars in Italia, e adesso sbarca all’estero. Al quarto film hai superato te stesso, gli 8 milioni e mezzo di spettatori e i 52 milioni di euro di Sole a catinelle.

Eh sì, ora è dura però perché a meno che gli italiani non si moltiplichino battere questo record sarà difficile la prossima volta, ecco perché stiamo tentando di varcare i confini nazionali. È una grande sfida ma anche qualcosa che ci entusiasma moltissimo.

Il fatto che siate riusciti a venderlo e che lo stiate distribuendo all’estero – in questo caso nel Regno Unito – è già un passo significativo in questo senso.

Certo, questo sì. Adesso mi piacerebbe che lo vedesse un inglese, la speranza è che si incuriosisca e venga a vederlo in sala. In fondo è il ritratto di un Paese, di un’Italia che tenta di cambiare ma che sostanzialmente non ce la fa. Poi si tratta di un film comico, di una commedia, bisogna vedere se il mio personaggio riesce a funzionare anche con un pubblico che non parla italiano, con la mediazione dei sottotitoli.

Con che impressione vorresti che un inglese uscisse dal cinema, dopo aver visto il tuo film?

Difficile dirlo, anche se in realtà abbiamo fatto dei test: lo abbiamo proiettato in Francia, per esempio, e l’altro giorno eravamo in Serbia. Pare che l’argomento che trattiamo sia abbstanza internazionale; la voglia di avere un lavoro sicuro a vita e il mito del posto fisso fanno sicuramente parte del cliché italiano, ma la gente in sala capisce e ride molto anche all’estero, quindi ho fiducia.

Gli italiani invece ti adorano e seguono il tuo percorso con grande passione. Come tutti i grandi successi, però, Quo Vado? non è stato immune da critiche. Ad esempio, c’è chi ha detto che il tuo è un film pieno di cliché.

Probabile, ma dipende anche di che cliché si parla. Per esempio, a un certo punto Checco viene spedito in Norvegia dove l’italiano non viene tanto preso in giro per quelli che sono i cliché legati all’Italia ma per la sua ostentata esterofilia, e questa è una differenza sottile ma determinante. O ancora: è vero che io e Gennaro Nuziante (Ndr. regista e coautore del fim) giochiamo con i luoghi comuni che caratterizzano il modo di vivere in quel Paese. Quando siamo andati là ci eravamo imposti di non farne un uso eccessivo, ma poi ci siamo resi conto che la realtà superava addirittura l’immaginazione e allora che cosa avremmo dovuto raccontare?

Descrivete la società norvegese come virtuosa ma a un certo punto sembra quasi che il protagonista del film – prima incredulo, poi ammirato e infine convertito a quel sistema – soffra e vada in crisi per una sorta di “eccesso di civiltà”.

Sì, l’ironia è incentrata proprio su questo. Checco rappresenta il tipico italiano che va all’estero e finisce per abbracciare quella cultura e rifiutare il proprio Paese. Diventa quello che ferma la macchina per raccogliere una carta da terra, che si tinge capelli e pizzetto di biondo, che indossa la maglia della nazionale norvegese invece che quella italiana. È su quello che abbiamo puntato per fare comicità. Poi però qualcosa succede e c’è un ritorno di fiamma sulle note di Felicità di Albano e Romina…

C’è anche chi ha criticato Quo Vado? dicendo che è un film buonista.

Immagino si riferiscano al finale, ma direi che più che buonista, è un film buono. Lavorandoci, abbiamo riflettuto molto su questo punto e abbiamo concluso che il cinismo fine a se stesso, che non lascia una speranza, non ci interessava. Alla fine ci tengo a che la gente esca dalla sala contenta, con il sorriso sulle labbra e positiva.

L’Italia è un Paese di gente che rosica rispetto al successo altrui?

Ma no, è normale, Quo Vado? ha avuto un successo di pubblico incredibile e ha incassato così tanto al botteghino che sarebbe stato impossibile non ricevere critiche. Penso che anche io, nei panni di un altro regista o attore, mi sarei invidiato.

In realtà il tipo di comicità che caratterizza il film è molto dissacrante, quasi cattivella, e si fa ironia anche su argomenti delicati (penso a Lampedusa o alle battute sulla Giornata della Memoria). Non hai avuto paura di essere frainteso, in certi momenti?

Ma in quel caso entra in gioco l’eleganza dell’attore e del comico capace di mantenere un equilibrio, senza sbracarsi. Ovviamente ci siamo posti il problema ma avevamo fiducia nel senso dell’umorismo di chi guarda. Lo stesso vale per il modo in cui abbiamo trattato il tema della disabilità: abbiamo usato l’iperbole, ma conosco persone toccate dalla cosa che si sono molto divertite.

Renzi ti ha telefonato e si è complimentato personalmente con te, Celentano ti ha osannato sulle pagine del Corriere, non si fa altro che parlare di Checco Zalone e del tuo film, che effetto fa?

È bello, è andata molto bene ed è una grande soddisfazione, non lo nego. Però io sono uno che continua a fare la vita che faceva prima, penso sempre che arriverà un momento nel futuro in cui tutto questo non ci sarà più, e mi preparo. In fondo è una strana sensazione, è come se questo successo non mi appartenesse.

Al di là dei tanti difetti e brutture dell’Italia che descrivi nel film, cerchi anche di raccontare quella fetta di italiani che non acettano questo sistema, e magari sono costretti ad adare all’estero per trovarne uno differente.

Assolutamente sì, come la donna di cui finisce per innamorarsi Checco, un’italiana molto aperta, che ha studiato e viaggiato in tutto il mondo, e fa la ricercatrice al Polo Nord. Noi volevamo raccontare anche un’Italia che funziona, come quella del gruppo di ricercatori molto in gamba che abbiamo conosciuto là durante le riprese.

Tu vivi nella tua Puglia che non hai lasciato nemmeno per Milano. Agli italiani che hanno deciso di trasfersi all’estero, che cosa diresti?

Io auguro a tutti quelli che si sono trasferiti di tornare in Italia perché secondo me è più bello. Certo, voi potete pensare “Facile dirlo, quando si hanno i soldi!”, capisco che ci sia molto astio nei confronti del Paese natio, ma spero che arrivi il tempo della riconciliazione. Auguro a tutti gli italiani di tornare a passare la vecchiaia qui ché si sta bene!

E voi cosa ne pensate? Diteci la vostra se volete, ma soprattutto correte ad acquistare

i biglietti per venerdì 15 aprile che stanno andando via velocissimi!

Ricordate l’appuntamento  della prossima settimana con Se telefonando su Italian Kingdom Radio e continuate a seguire CinemaItaliaUK anche su Facebook e Twitter.

Ci vediamo al cinema!

Carlotta Tilli
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