Ridendo e scherzando. Ritratto di un regista all’italiana: intervista a Silvia Scola

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Aspettando Ridendo e scherzando. Ritratto di un regista all’italiana di Paola e Silvia Scola (con Ettore Scola e Pierfrancesco Diliberto / Pif) che proietteremo domenica 6 marzo, alle ore 18, presso il Genesis Cinema di Londra, abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con Silvia Scola. Ecco un breve estratto dall’intervista che potete ascoltare nella sua versione integrale su Italian Kingdom Radio.

Come nasce questo progetto? Ho letto che è stata un’idea di vostro padre.

Sì, è stata una sua idea. Nonostante avesse già rilasciato moltissime interviste nel corso della sua carriera, da tutto il mondo continuavano ad arrivare richieste di suoi ritratti, l’ultima da due studenti di Tokyo. Papà ultimamente era un po’ stanco e non aveva molta voglia di essere intervistato, per cui – di fronte alla richiesta di questi ragazzi di fare un documentario su di lui – ha detto a me e mia sorella: “Perché non lo fate voi, invece, che qualcosa in più su di me dovreste saperla?”.

Effettivamente! Voi non ci avreste pensato?

No, ci avrebbe fatto piacere, ma la cosa è nata così. Dopo la sua proposta abbiamo iniziato immediatamente a lavorare al documentario, ma ci siamo dovute interrompere quasi subito perché nostro padre aveva ricevuto la proposta di fare Che strano chiamarsi Federico – quello che poi è diventato il suo ultimo film – e ci ha chiesto di collaborare alla sua realizzazione. Anche per quel progetto, però, serviva molto materiale di repertorio, così abbiamo cominciato a fare delle ricerche per il nostro ritratto e a mettere da parte tutto il materiale che poi è confluito nel documentario.

La scomparsa di Ettore Scola è recente ed è stata piuttosto improvvisa, ha lasciato un grande vuoto ma anche mostrato quanto fosse rispettato e amato. A questo proposito, hai parlato di “amore planetario”.

Esatto. Io, mia sorella Paola e mia madre Gigliola ci siamo trovate ad affrontare quest’ondata d’affetto che non ci aspettavamo. Tutti continuano a domandarci “Ma non lo sapevate quanto era grande, vostro padre?”. Certo che sì, però una cosa è la grandezza professionale, un’altra è la partecipazione umana che è stata forte da tutto il mondo – dall’Australia agli Stati Uniti, a tutta Europa – e cui non avevamo assistito dopo la morte di altri grandi maestri. Qualcosa che è andata al di là della sua grandezza artistica.

Quale è stata la sfida più grande nel realizzare questo lavoro?

La sfida era quella di raccontare nostro padre da vicino ma in maniera non famigliare,  sia come regista, che come intellettuale e uomo impegnato nel sociale e politicamente, che poi è ciò che ha caratterizzato il suo cinema. Papà è sempre stato una persona molto schiva, per niente narcisista, non ha mai amato le celebrazioni e gli omaggi, per cui sapeva che su questo saremmo state accorte. Nel film ci sono molti video che ci vedono in famiglia (fra cui diversi filmini super8 girati da lui stesso), però nella scelta abbiamo sempre cercato di raccontare quello che era stato l’uomo pubblico, più che l’uomo privato.

Il bello del vostro documentario è proprio l’equilibrio che c’è fra il ritratto intimo e quello dello Scola pubblico. E soprattutto il fatto che non si tratta di una celebrazione fine a se stessa.

Il monito era proprio questo: non cadere nella retorica, che era poi la chiave del cinema di Scola. Papà era una persona ipercritica, molto misurata, che anche nei momenti più sentimentali dei suoi film puntualmente smorzava tutto con una battuta o un’azione in grado di ribaltare quel sentimento di commozione. A ciò, io e mia sorella Paola abbiamo aggiunto un’altra sfida, quella di provare a fare un documentario che facesse ridere. Questo perché riteniamo che la grandezza del cinema di nostro padre risiedesse nel fatto di usare la commedia – e quindi l’ironia e la risata – per parlare di cose molto serie. Quindi la commedia non come puro intrattenimento ma come mezzo per raccontare i drammi della società, le brutture dell’uomo sull’uomo, i soprusi.

Da qui il titolo del film.

Lo abbiamo intitolato Ridendo e scherzando. Ritratto di un regista all’italiana proprio per dire che anche con la leggerezza e il sorriso sulle labbra si può parlare di cose molto serie e profonde. Questo non voleva essere un documentario agiografico e celebrativo; mio padre ci prendeva in giro dicendo “Mi state facendo un coccodrillo da vivo!” (N.d.r. Pezzo giornalistico che si fa dopo la morte di un grande personaggio) e ridevamo anche su questo. Il desiderio era quello di fare un ritratto fedele ma anche lieve, una cosa nel suo stile.

E direi che ci siete assolutamente riuscite. Vostro padre vi ha dato la sua approvazione?

Ebbene sì, con nostro grande stupore gli è piaciuto! Noi non glielo abbiamo fatto vedere fino alla fine, anzi lo abbiamo mostrato prima ai produttori e ad altri amici storici del cinema e tutti si raccomandavano “Non glielo fate vedere che è perfetto!” (N.d.r. Ride). Invece lo abbiamo fatto e papà l’ha trovato molto misurato, si è complimentato, gli è piaciuto molto. Quindi possiamo dire che il nostro obiettivo lo abbiamo raggiunto. Adesso speriamo che il film piaccia anche a voi.

Cosa aspettate? Correte a prenotare il vostro biglietto per la proiezione di domenica e continuate a seguirci qui su Italian Kingdom, sulla nostra pagina Facebook e su Twitter. Ci vediamo al cinema!

Carlotta Tilli
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