Captain America: Civil War e quell’umanità allo specchio

L’ennesimo lavoro prodotto dalla Marvel è giunto finalmente nelle sale cinematografiche e, a quanto pare, Captain America: Civil War non sta tradendo le aspettative, tanto del pubblico quanto della critica. Vale la pena quindi prenderne spunto per un’analisi sociale; perché anche con gli action movie si può parlare della società contemporanea.

Gli appassionati del genere scontri, dialoghi dalle battute ironiche e quel fascino dato dall’idea di poter avere delle qualità fuori dal comune non resteranno delusi da Captain America: Civil War ultima realizzazione dei fratelli Russo; nonostante a tratti possa risultare anche un po’ scontato e poco brillante, al punto da rasentare la noia.

Non troverete qui degli spoiler, poiché ciò che più di tutto ha attratto la nostra attenzione, è l’esatta analisi della quotidianità nella quale siamo immersi e che qui viene ben resa dall’evoluzione della stessa trama che, quanto più va a ridursi al minimo di risposte accettabili e credibili, tanto più va riempiendosi di mancanze.

A mancare sono le certezze che facevano sentirci al sicuro: sempre più spesso i governi appaiono dubbiosi, accumulano bugie e mezze verità, come se non fossero più in grado di badare a loro stessi, alle loro genti, ai loro figli.

A mancare è il coraggio, o meglio, l’essere maturi abbastanza da assumersi le proprie responsabilità. E invece cosa accade? Come ci comportiamo? Puntiamo il dito l’uno contro l’altro perché –nel dubbio– è meglio seguire la voce più potente, incolpare, uccidere (in senso figurato e non), anziché fermarci anche solo per un attimo, porci e porre domande, ascoltare e forse comprendere, inseguire la verità, interrogarci su chi siamo.

A mancare è il noi, sopraffatto sempre più dall’io, anche per le motivazioni più futili; quasi come non ci fosse altra strada se non mettersi l’uno contro l’altro. E allora non esistono più amici, fratelli, non esistono più buoni o cattivi di questa o quella nazione, si è tutti della stessa manifattura: simili nella paura e nel timore.

Questo mondo multietnico, sempre connesso e contemporaneamente vicinissimo e lontanissimo -a seconda dell’evento particolare che si vive e che ci mette o dovrebbe metterci in empatia gli uni con altri, pone innanzi ad uno specchio l’umanità che lo compone.

È un’umanità quasi alla deriva, che pretende di aver ragione alterando o celando, a volte, la realtà stessa. Sembrerebbe un quadro apocalittico nel quale regna il caos e non vi è nessuno spiraglio possibile, ed in parte è così, finché non fanno la loro comparsa: uno sguardo incantato, una genuina spontaneità, un candore quasi puerile, quella speranza che credevamo svanita.

Allora è anche questo che fanno i film come Civil War? Non sono soltanto semplici prodotti commerciali, ma esortano -in maniera velata- a riconoscersi e riconoscerci, a perseguire la giustezza di un ideale e a credere in quell’ideale con slancio sempre nuovo e giovane.

E allora, dovremmo ricordarci più spesso di essere nel nostro piccolo Peter Parker, anche perché:

..finché l’uomo sfrutterà l’uomo, finché l’umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace.

(La rabbia – Pier Paolo Pasolini)

Mariangela Bisconte

Mariangela Bisconte

Laureata in "Letteratura Musica e Spettacolo" e diplomata in Sceneggiatura, mi occupo di scrittura per immagini, narrativa, recensioni, fare dolci per gli amici e pizze ripiene!
Mariangela Bisconte