Veronica Pravato

Veronica Pravato, studentessa presso l’International Fashion Management al London College of Fashion (UAL), designer e co-fondatrice di Revive.

“Sono sempre stata attratta da Londra, ma mai avrei detto che mi ci sarei trasferita. Il mio sogno di teenager era di andare a vivere a Parigi ma, dopo un’estate passata a Londra a cercar lavoro e imparare l’inglese in compagnia del mio migliore amico, le cose sono cambiate. Il ritorno in Italia per affrontare l’ultimo anno delle superiori era stato tragico, e costante era la voglia di tornare a Londra che mi mancava come l’aria. La fine delle superiori per me segnava la possibilità di prendere in mano la mia vita e finalmente fare qualcosa che mi piacesse davvero: volevo studiare moda da quando avevo tredici anni quando avevo iniziato, all’insaputa di mia madre che se l’avesse saputo sarebbe andata su tutte le furie, tagliavo vestiti e ne creavo di nuovi. Non avevo considerato la possibilità di andare a studiare a Londra ma  ben presto divenne l’unica soluzione, dovuta anche all’assenza del corso di laurea in Italia. Nel giro di pochissimo tempo ho preso la mia decisione e ho mandato tutti i documenti all’università, dove circa due mesi dopo ho sostenuto un colloquio. Ed è andato bene. 

In definitiva ho scelto Londra per via del campo in cui studio, sono convinta che in nessun’altra città ci siano tante possibilità di crearsi contatti e di guadagnare esperienza. L’università in cui studio indubbiamente mi ha spinta a compiere questa scelta, sia per il nome sia la competenza degli insegnanti, senza contare il livello di preparazione necessario per affrontare poi il mondo del lavoro. Più di qualsiasi altra cosa ciò che mi ha spinta a vivere qui è che si respira un’aria diversa; per me Londra è la città dove tutto può accadere, grazie alle infinite possibilità offerte. È difficile descrivere perché Londra, mi sento di dire che è perché mi fa sentire terribilmente viva.

Questa città non mi ha cambiata, mi ha trasformata. Prima, quando vivevo in Italia, non avrei mai creduto di poter raggiungere il mio potenziale al suo massimo, ma l’ambiente londinese mi ha spinta a investire e scommettere tutto su me stessa. Sono cresciuta moltissimo, essendomi trovata catapultata da casa di mamma e papà a vivere da sola in un altro paese a diciannove anni, con nessun altra scelta se non responsabilizzarmi e iniziare ad affrontare la vita, ad essere l’unica a dover rispondere delle mie azioni – le bollette da pagare, alla spesa da fare – e chi più ne ha più ne metta. Ho dovuto imparare a vivere in un paese del quale ero superficialmente a conoscenza ma totalmente estranea. In questi due anni sono cresciuta moltissimo e, guardando indietro, sono fiera del cammino che ho fatto, di vedere come sto diventando. Dico che non sono cambiata perché dentro di me i valori che mi sono stati insegnati non sono mai tramutati, così come la mia personalità: direi che si è solo evoluta. Però Londra mi ha fatta sviluppare un aspetto di me del quale non ero a conoscenza, quello capace di rischiare e di uscire dalla cosiddetta comfort zone, di cogliere tutte le opportunità che mi si presentavano davanti.

Non è sempre facile – ho avuto delle difficoltà a costruirmi dei miei punti di riferimento – ma ho la fortuna di riuscire a costruirmi una vita che adoro. Avere ottimi risultati all’università e a 21 anni essere co-partner di un business. Sono diventata una persona della quale vado fiera.

La mia settimana londinese è più o meno così: da ottobre a giugno frequento l’università full-time, quindi principalmente vado a lezione e preparo esami. Ho lavori occasionali, principalmente nel campo della moda. Essendo solo una studentessa non ho una routine particolare: se non sono a lezione, studio o spendo del tempo con i miei amici, vado a mostre e molto altro. Con tutto quello che offre Londra non ho mai tempo di annoiarmi. Durante l’estate lavoro dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 5, quando ho finito vedo i miei amici, vado a giocare a tennis o in palestra, e almeno due volte a settimana ho dei meeting con la mia partner per il nostro start-up business. Durante i weekend mi rilasso e ricarico (o finisco completamente) le energie per la settimana successiva. Di solito il venerdì sera io e i miei amici usciamo e andiamo a qualche festa, a casa di amici o a un evento in particolare. Non pianifico mai i miei giorni liberi, dipende da cosa ho voglia di fare e soprattutto dal tempo.

Amerò sempre l’Italia, è uno splendido paese e tornarci mi fa sempre piacere: per me sarà sempre la mia terra, quella dove sono nata e cresciuta e di cui ho splendidi ricordi, dove le persone a me più care vivono ma onestamente non ne ho nostalgia, non mi manca l’atmosfera di negatività, problematica e spesso lagnosa.

Ad un italiano pronto a partire direi di non avere paura e di buttarsi, di non farsi fermare dalla barriera della lingua che poi si impara (se non ci si circonda solo di italiani), di avere una mentalità aperta e di essere pronto ad abbracciare tutte le sfide che si presentano. Non  ci si deve mai arrendersi davanti alle difficoltà ma si deve trarre il massimo da ciò che una città come Londra può offrire. E quando si tratta di rischiare non esitare due volte: nel peggior dei casi almeno si può dire di averci provato, e sicuramente avrai imparato qualcosa. Ah! Un consiglio del momento: se la partenza è tra poco tempo, cambia quanti più soldi possibili, data la continua svalutazione dell’euro. 

In tutta onestà non so se tornerò o meno. Se lasciassi Londra non sarebbe per tornare in Italia, piuttosto per esplorare altri luoghi. Sono solamente al mio secondo anno di università e chissà che occasioni la vita mi offrirà. Se mi venisse proposto di trasferirmi per lavoro penso che accetterei sicuramente, e comincerei un’altra avventura altrove. D’altronde l’ho già fatto una volta, non dev’essere poi così diverso.”

IK

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  • Rosy

    Spero di non offendere nessuno, ma mi sembra il ritratto banalotto una ragazza che guarda alla vita ancora come farebbe un adolescente, che forse dopotutto è. Non posso dire “cavolo, questa ragazza mi ispira!”, perchè pur essendo un sacrificio allontanarsi da casa da giovani lo è un po’ meno quando alle spalle c’è una famiglia, rimasta nella lagnosa Italia, che finanzia le nostre ambizioni.

  • “Un consiglio del momento: se la partenza è tra poco tempo, cambia quanti più soldi possibili, data la continua svalutazione dell’euro” Lol. Questa è una storia senza infamia e senza lode (come sarebbero mediamente le storie di tutti gli italiani che siamo qui). Veniamo qua per studiare e/o lavorare perchè il nostro paese non ce lo permette. Fine! Sarebbe una storia passabile finche non ho letto questo commento sull’euro. Al quanto ridicolo, che mi fa dubitare su tutto il resto della storiella e mi fa pensare ad una normale studentessa che sta provando a fare il “prodottino” per la startup. Non voglio banalizzare, non voglio passare per il bigotto rosicone, perchè anche io son qui e trovo questo intervento privo di particolarità che non aggiunge altro che cose che già sappiamo e sanno anche i muri, Continuiamo a raccontare la solita storiella “ah londra è bellissima” che ha dato alla nausea in primis a chi vive qui