Valeria Vellucci

Valeria Vellucci, sales assistant in un negozio di moda.

“Mi chiamo Valeria, sono laziale, e vivo a Londra da un anno e mezzo. Ho una laurea in scienze delle lingue, storia e culture dei paesi islamici: il Medio Oriente, il giornalismo e i romanzi sono le passioni più grandi della mia vita. 

La decisione di trasferirmi a Londra è stata tutt’altro che programmata, la definirei più che altro ponderata. Era un pomeriggio tipicamente invernale in del febbraio di un anno e mezzo fa quando l’idea che avevo in mente da qualche settimana diventò finalmente concreta. Armata di un’abbondante dose di coraggio decisi che non potevo più passare notti insonni a tentar di capire se fosse giusto o sbagliato. Dare una svolta alla mia vita oppure no? Partire o non partire? Adesso o mai più. Biglietto, rigorosamente di sola andata, prenotato tra l’incredulità, lo stupore, l’ammirazione e soprattutto il supporto di amici e parenti. Noia, insoddisfazione, incertezza riguardo al futuro che mi aspettava in Italia, un lavoro che tardava ad arrivare, voglia di affrontare nuove sfide e soprattutto la necessità di mettermi in gioco e sentirmi più che mai viva. Sono queste le principali motivazioni che mi hanno spinta a compiere il grande passo. La scelta di Londra non è stata casuale, avevo già una buona conoscenza dell’inglese, nonché voglia di sfruttare le grandi opportunità che questa città offre. 

Credo che i primi passi di coloro che si trasferiscono a Londra, e all’estero in generale, siano gli stessi un po’ per tutti. Premettendo che sono partita sola, senza una casa e senza contatti di lavoro, mi sono trovata ad affrontare sin da subito difficoltà non indifferenti: alloggi improvvisati e il fare su e giù in una città che ancora non ti è familiare, in cui per il primo mese non ti rendi conto se sei a est o a ovest, e dove ancora prendi i bus seguendo il senso di marcia all’italiana per poi ritrovarti nel luogo completamente opposto a quello desiderato. Il tutto non è stato certo impresa facile, anche se devo dire che sono state proprio le grandi sfide iniziali ad avermi dato la forza per non mollare. 

Dopo alcuni giorni di ostello ho ricevuto l’ospitalità di una mia cara amica, a cui sarò grata per tutta la vita, che mi ha offerto non solo un favoloso divano (in una casa altrettanto favolosa), una spalla su cui poggiarmi e soprattutto tante, tante risate. Dopo circa un mese era arrivato il fatidico momento della ricerca della casa, cosa che a Londra si può tranquillamente sintetizzare in una sola parola: incubo. I costi delle stanze sono altissimi e molto spesso non proporzionati alla qualità dell’alloggio: se hanno cifre accettabili sono però qualitativamente scadenti, se sono belle allora hanno cifre esorbitanti. C’è da dire che in una città così grande ci si deve focalizzare solamente su un’area: “dove?” era la domanda ricorrente. La mia prima casa è stata a Ovest, ed è proprio all’interno di quella modesta abitazione in stile vittoriano che ha avuto inizio il mio viaggio nel fantastico mondo della convivenza multietnica londinese. Poco dopo è arrivato anche il primo lavoro in un coffe shop che, seppure non fosse il lavoro della mia vita, è stato il luogo dove ho incontrato persone meravigliose con le quali ancora oggi sono in contatto. 

Credo che Londra più che cambiarti offra gli “strumenti” per intraprendere una profonda conoscenza di sé stessi, dei propri limiti e delle reazioni che si possono avere in determinate situazioni. Scopri sfaccettature della tua personalità che fino a poco prima appartenevano solamente all’inconscio. Sei solo e devi prenderti cura di te stesso, permettendoti momenti di sconforto e allo stesso tempo far sì che questi non ti abbattano; goderti a fondo quelli di gioia perché saranno speciali, a modo loro. 

Inizialmente tutto è difficile, dalla ricerca della casa a quella del lavoro, alla mancanza di amici per uscire o semplicemente chiacchierare. Dimenticherai, per un bel po’, il bel concetto dell’uscita in comitiva e sin da subito entrerai a contatto con moltissime persone che, quasi certamente non rivedrai più. Descriverei Londra come un porto di mare: chi va e chi viene, in un ciclo ininterrotto. I rapporti un po’ più stabili si avranno, solitamente, quando la tua nuova vita avrà preso una direzione più definita e inizierai ad immergerti nel life style londinese; quando comincerai a frequentare i colleghi di lavoro; quando avrai il tuo locale abituale per fare l’aperitivo. Avrai timore ad affezionarti e riscoprirai in te anche un pizzico di cinismo. Londra è una città frenetica dove tutto scorre velocemente, milioni di persone che si muovono tutte insieme ma nessuna di loro sembra aver tempo per soffermarsi sugli altri. La solitudine è forte, ti ci abituerai ma mai fino in fondo. Spesso la tua vita sarà casa/lavoro, e così anche il giorno dopo e quello seguente ancora. Tutto ciò necessita di una grande quantità di energie, e toglie del tempo da dedicare a sé stessi. Bisogna trovare il giusto compromesso tra il “vivere alla velocità della luce” e il non mettere da parte i propri interessi e aspirazioni, neanche quando il tempo sembra non bastare. Di soddisfazioni ne ho avute abbastanza, quella principale credo sia l’aver costruito e reinventato la mia vita da zero con le mie sole forze. A 29 anni è difficile sradicarti e adattarti a situazioni che magari avresti potuto vivere dieci anni prima. 

Londra è bella, tutta. Basta guardare i tetti con i tipici comignoli inglesi o gli immensi parchi verdi di cui è piena. Sicuramente sono affezionata alla zona West della città, luogo dove vivo sin dall’inizio. Amo l’eccentrico Est, dove vado spesso in cerca di idee, stimoli, locali particolari e negozi vintage. E poi non c’è cosa più bella del guardare Londra dall’alto di Primrose Hill. Che sia di giorno, con la luce del tramonto o di notte. È lì che ogni volta ti emozioni, come se fosse sempre la prima, davanti alla frase di William Blake scolpita nella pietra: “I have conversed with the spiritual sun. I saw him on Primrose Hill”. 

Nessuno potrà mai dire di non avere nostalgia dell’Italia. Magari non ti mancheranno alcune situazioni che il nostro paese offre attualmente, ma l’odore del mare, dell’aria pulita, il verso delle cicale, il sapore del buon cibo e mille altre cose, credo siano qualcosa di unico. Mi mancano la mia famiglia e gli amici veri, insostituibili. Mi mancano i miei libri più cari che ho dovuto, a malincuore, lasciare lì. 

Qualunque sia il motivo che spinga alla partenza una cosa è fondamentale: avere un progetto, che sia di studio o di lavoro, l’importante è sapere cosa si vuole e soprattutto dove dirigersi. Prima o poi. È vero, Londra può aprire tante porte ma è anche molto facile fallire o cadere in preda alla frustrazione. Mai essere disattenti. Questa è una città che ti da tutto ma non ti regala niente. Avere un curriculum vitae adeguato e accurato secondo il modello inglese. E, ultima ma non meno importante, armarsi di tanta pazienza, non arrendendosi alle prime difficoltà e non classificarsi mai come incapaci. 

Il futuro è qualcosa che non possiamo predire ma soltanto indirizzare verso ciò che desideriamo. Io ho intenzione di mettere in pratica alcuni progetti e sfruttare tutte le possibilità che questa città offre nell’ambito delle internship, giornalismo o Diritti Umani.”

IK

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