Umberto D’Anna

Umberto D’Anna, trainee solicitor presso uno studio legale italo-inglese.

Nella vita lavoro come trainee solicitor per uno studio legale, e sto completando un corso universitario necessario per ottenere l’abilitazione come avvocato.

Avevo già vissuto a Londra per qualche tempo – era il 2008 – e al mio ritorno in Italia sentivo che una parte del mio cuore era rimasta qui; dopo 5 anni sono tornato a riprendermela. In realtà più che una vera e propria scelta la definirei una “non scelta”, nel senso che me ne sono andato perché mi sono sentito soffocato dalle condizioni lavorative italiane: per me, come per molti altri connazionali, questa città rappresenta il Klondike dei giorni nostri.

Dell’Italia mi manca il poter abbracciare la mia famiglia, il profumo del mare, il sapore dei panini salsiccia e friarielli, i rumori di Napoli, la bellezza e la storia che vedi in ogni piazza e dietro ogni angolo.

Quando sono arrivato a Londra ero abbastanza confuso, non sapevo esattamente cosa fare e all’inizio ho cercato di capire soprattutto cosa volessi. Sono andato in giro per due mesi, ho fatto ricerche, conosciuto persone, bussato a centinaia di porte. Alla fine ho istintivamente preso la decisione più ovvia, quella di continuare il percorso che avevo iniziato in Italia. Mi sono ritrovato catapultato in un corso universitario che procedeva a un ritmo frenetico, e devo dire che non è stato per nulla semplice, ma le soddisfazioni sono arrivate e a posteriori sono convinto di aver fatto la scelta giusta.

È difficile spiegare in poche parole quanto io sia cambiato da quando mi sono trasferito. Londra è una città che ti travolge. Qui ho trovato un mix di positività, ispirazione e voglia di fare con pochi eguali in Europa, il tutto combinato a una disciplina strabiliante. Infatti mi ha sempre lasciato a bocca aperta il fatto che esistano una serie di regole implicite di convivenza, anche abbastanza rigide, che sono tranquillamente accettate da tutti: far scendere le persone dal treno prima di salire, il culto per le file, dire «sorry» anche quando è stato l’altro a salirti su un piede. E dopo un paio di anni anche io non sveglio più le persone che si addormentano sulla mia spalla sul night bus delle 4.30 a.m.(!)

Una delle difficoltà più grandi all’inizio è stata quella di riuscire a farsi dei veri amici. L’idea di amicizia in UK è abbastanza diversa da quella a cui siamo abituati in Italia: spesso si riduce a uscire insieme il venerdì sera per ubriacarsi. Per questo molti italiani preferiscono incontrare solo conterranei, ma non mi è mai interessata l’idea di avere solo amici italiani per andare a mangiare una pizza e vedere i film di Lino Banfi. Io ho cercato di uscire da questo circolo vizioso e sono stato fortunato ad aver trovato molte persone speciali.

La mia soddisfazione più grande è stata quella di vedere ripagati gli sforzi che ho fatto finora. Dopo aver ricominciato da zero e dopo tanti sacrifici, finalmente ho raggiunto alcuni dei traguardi che mi ero stabilito.

Durante la settimana lavoro parecchio, e se riesco incontro qualche amico quando esco dall’ufficio. Nel fine settimana spesso ne approfitto per andare in giro a fare foto, in studio a suonare con la band, organizzare picnic nel parco quando il tempo lo permette, a ballare o a sentire musica live. Questa settimana, per esempio, dovrei partecipare a un rally su Segway che mi ha regalato una mia amica.

A un italiano pronto a partire direi di lasciarsi coinvolgere dal meraviglioso vibe della città, di non cercare di imporre la propria “italianità” agli altri, ma cercare di capire e adattarsi senza però conformarsi troppo e senza perdere quella grinta e simpatia che ci caratterizzano.

Mi piacerebbe avere la possibilità di fare qualcosa di utile per il nostro paese e nel mio piccolo ci sto lavorando. Per quanto riguarda il futuro, non sono abituato a fare progetti a lungo termine, preferisco raggiungere sempre il “prossimo” obiettivo. Posso dire che sicuramente resterò a Londra per qualche anno, poi chissà.”

IK

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