Tommaso Ugo Verga

Tommaso Ugo Verga, insegnante.

“Sono un achievement coach ed assistente insegnante in una scuola primaria a Stratford. Il mio ruolo è quello di aiutare gli alunni a sviluppare le proprie capacità e il proprio benessere, come un vero e proprio allenatore dell’apprendimento. Nel futuro vorrei completare un ciclo di formazione e qualificarmi come insegnante, in modo da continuare il mio lavoro e far fruttare le tante esperienze che ho accumulato negli ultimi due anni.

Mi sono trasferito a Londra per studiare al King’s College London. Avevo deciso da molto tempo che mi sarei volute spostare, e il fatto che la mia fidanzata volesse studiare e vivere in Inghilterra mi ha convinto a fare questo salto. Appena arrivato mi sono immerso nei miei studi, avendo cominciato a studiare filosofia al KCL, e ho cominciato a esplorare Londra.

Questa città mi ha visto crescere e diventare un adulto, quindi è difficile dire quali aspetti della mia personalità ne siano stati influenzati. Londra non può non aprire i tuoi orizzonti sul che cosa voglia dire fare parte di una comunità. Venendo da Firenze – una città piccola e in cui si è davvero fiorentini solo se lo si è da generazioni – mi hanno colpito la velocità e la facilità con cui mi sono sentito londinese. Questa è una delle cose più straordinarie di Londra: basta esserci per sentirsene parte. 

Ho cominciato gli studi un anno prima della mia fidanzata, il che ha voluto dire trasferirmi a Londra da solo e buttarmi a capofitto nella vita universitaria. Credevo di essere completamente pronto – sapevo bene la lingua, e bene o male conoscevo la cultura locale – anche grazie alla mia fidanzata che è mezza irlandese (e molto anglofila!) Invece sono stato sorpreso dalle difficoltà che ho incontrato nel comunicare con gli altri studenti. Piccole cose come il senso dell’umorismo, i punti di riferimento culturali, i modi di dire, possono creare problemi fino a quando non si abbiano avuti il tempo e le possibilità di immergersi in questa nuova realtà.

Studiare filosofia al KCL è stata un esperienza bellissima, ma le più grandi soddisfazioni sono arrivate una volta che ho cominciato a lavorare. Prima come volontario a tempo pieno con l’organizzazione City Year, e poi come assistente insegnante, dove ho incontrato grandi difficoltà nel trovare una mia ‘voce’ e un mio modo di esprimermi che fossero allo stesso tempo autorevoli e comprensivi. Dopo un anno a tratti difficilissimo, negli ultimi mesi mi sono reso conto che il lavoro e la riflessione che avevo portato avanti sulla mia prassi quotidiana hanno dato vita a una sensazione piacevole, quella di essere finalmente preparato ad avere un impatto sempre maggiore nella mia scuola e nella vita dei bambini con cui lavoro.

Il luogo che per me ha un richiamo maggiore è sicuramente Hampstead – vicino a cui ho vissuto appena arrivato – e in particolare la meravigliosa, selvaggia, simpaticissima Hampstead Heath. Ogni volta che la raccomando a un visitatore devo chiedere che si dimentichi completamente dei parchi inglesi tipo Hyde Park, e si prepari ad essere trasportati fuori da Londra per un pomeriggio. In generale, una delle cose che adoro di questa città è quanto ogni zona e ogni quartiere abbia la propria personalità e le proprie caratteristiche.

L’Italia mi manca di tanto in tanto, ma è più una voglia di vedere la famiglia e i luoghi che amo – magari con una lunga visita – che l’idea di tornare a viverci che mi attira. L’Italia e Londra sono entrambe casa mia, ma quando si tratta di costruirmi una vita e un percorso lavorativo preferisco la casa che ho scelto insieme alla mia compagna.

Ad un nuovo londinese direi soltanto: «Goditela!» Questa è una città bellissima e divertentissima, e ha davvero qualcosa da offrire a chiunque. Non sentirti sotto pressione di fare questo o quello o di adattarti a un lifestyle londinese che ti ha tramandato qualcun altro. Questa città è così piena di vita che si adatterà essa stessa a te.

Adoro vivere qui e non riesco a vedere uno scenario in cui potrei decidere di tornare in Italia. Voglio continuare a svilupparmi professionalmente e ho incontrato idee veramente entusiasmanti nel campo dell’educazione. Vorrei contribuire, tramite la scuola molto sperimentale in cui lavoro adesso, e magari altri progetti, a cambiare l’idea di scuola in questo paese e all’estero”. 

IK

Italian Kingdom è una startup comunitaria che con un magazine e una radio racconta le storie degli italiani all’estero. #ItalianKingdom