Siham Mountassir

Siham Mountassir, proprietaria del Siham Lounge Bar a Camden Town.

“Sono venuta a Londra quattro anni fa, dopo aver fatto il passo del comprare il biglietto di sola andata, perché avevo bisogno di cambiare. Avevo un lavoro che mi dava molte soddisfazioni in un ufficio di marketing con un contratto a tempo indeterminato, amici e una famiglia che mi amavano, ma Milano mi era diventata stretta. Così sono venuta qua, completamente alla cieca, perché non ero mai stata a Londra e non avevo conoscenze. 

Credo che il coraggio di fare scelte del genere – partire per andare alla ricerca di prospettive migliori – me lo abbiano insegnato i miei genitori, marocchini emigrati a loro volta in Italia quando avevo sette anni che sono stati i primi ad appoggiare la mia decisione di trasferirmi a Londra.

Insieme al biglietto avevo prenotato anche un ostello per i primi tre giorni, e una volta arrivata ho iniziato subito a cercare una stanza: non è stato particolarmente difficile, ma devi vederne un po’ prima di trovare quella giusta, o anche solo accettabile. Ne ho viste alcune in stati veramente pietosi. Una volta trovata la stanza tutto diventa improvvisamente più semplice, perché ti trovi in casa con altre persone, di tutte le nazionalità, che come te sono arrivati soli. Un consiglio che darei è di non frequentare troppo gli italiani, almeno all’inizio, in modo da dare l’opportunità al proprio inglese di migliorare. 

Poi è iniziata la ricerca del lavoro: tanti cv in mano e in giro a darli ovunque, in qualsiasi ristorante o bar. Ho trovato lavoro, dopo un paio di settimane di ricerche, da Caffè Nero dove sono rimasta per tre anni e mezzo e dove ho conosciuto tanti amici.

Londra mi ha aperto un mondo con innumerevoli opportunità lavorative, ti dà la possibilità di essere te stesso e ti spinge a dare il massimo in qualsiasi occasione. La difficoltà più grande che ho avuto è stata parlare inglese non appena arrivata, perché le mia conoscenza non era sufficiente per quello che volevo fare, trovare un lavoro d’ufficio nel marketing; ci ho provato, ho fatto tanti colloqui ma non ho avuto molta fortuna, ho fatto anche uno stage per una stilista ma non era per me e così ho continuato a fare caffè, anche se non era la mia principale ambizione, ma mi pagava affitto e da vivere.

Poi finalmente a novembre ho iniziato a pensare ad una svolta, perché mi sentivo sprecata e ho deciso di portare a Londra una cosa che mi mancava tanto e che qui manca: l’aperitivo italiano. Nel giro di un mese, tra trovare la collocazione adatta e le varie licenze, ho aperto il mio Siham Lounge Bar. Sono stati, e forse lo saranno per un bel po’, i mesi più difficili della mia vita; io ci sto mettendo anima e corpo, e vedere il locale aperto è una mia grande soddisfazione. Ho avuto appoggio da tutte le autorità locali, dalla polizia al Camden Council per la licenza e le mille pratiche da sbrigare: quando non capivo qualcosa, li chiamavo al telefono e stavano anche ore ad aiutarmi.

Per questo amo questa città: la gente ti aiuta davvero. Se dal canto tuo hai un sogno, impegnandoti al massimo delle tue energie, non è impossibile realizzarlo. 

Fino a 10 mesi fa la mia settimana tipo era sveglia alle 3 del mattino, doccia e lavoro, dato che aprivo lo shop Caffe Nero a London Brige alle 4:30; finito il turno andavo in palestra, un po’ di shopping, casa e o fuori con gli amici. Ovviamente ora le mie giornate sono cambiate totalmente! Non dico di essere al bar 24/7 ma quasi… però due volte la settimana, dopo aver chiuso il locale, si va a ballare con gli amici, giusto per scaricarsi un po’.

Ad un connazionale con il biglietto fatto direi di non aver paura: Londra è una città piena di persone che vivono una realtà molto simile alla tua. Conosco persone che non pur non sapendo mezza parola in inglese eppure vivono e lavorano in questa città. Non ci sono barriere che non puoi superare.

Spero di ritrovarmi l’anno prossimo a pensare a dove aprire il mio secondo bar: l’idea che ho esportato piace, e so che avrà successo, quindi il pensiero di tornare per il momento non mi sfiora nemmeno. Ovviamente ho nostalgia dell’Italia, dei miei nipotini che non sto vedendo crescere, dei miei amici ma per fortuna, con tutta la tecnologia che abbiamo a disposizione, c’è sempre modo di sentirsi e vedersi, anche tutti i giorni. 

Eppure non so neanche se resterò per sempre a Londra: voglio girare un po’ e magari, chi lo sa, m’innamorerò di un altra città, in un altro stato.”

IK

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