Piergiorgio Pulixi

Piergiorgio Pulixi, autore di romanzi noir e polizieschi.

Mi sono trasferito a Londra per una sequela di motivi. Avevo bisogno della flessibilità, della tranquillità e al tempo stesso della vivacità lavorativa che in quel momento l’Italia non poteva darmi. Ma più in generale credo che avessi bisogno di allontanarmi dall’Italia per un periodo, mettermi alla prova, ricostruirmi una vita ex novo. È una buona città per ricominciare. Sentivo questa necessità, ed è stata una decisione abbastanza repentina. Tempo una settimana e sono partito.

I primissimi passi sono stati quelli di esplorarla, cercando di catturarne l’essenza. Operazione che poi si è rivelata impossibile, perché Londra è sterminata, e la sua essenza è per concezione mutevole e ingannevole. Dopo i primi attimi di piacevole sbalordimento, ho iniziato a cercare lavoro, sorpreso dalla velocità di questa città, in qualsiasi ambito.

All’inizio la cosa più difficile credo sia stata capire la mentalità degli inglesi, e fare amicizia con loro. Devo confessarti che alla fine ho un po’ rinunciato a entrambe le cose. Nel senso, da quel punto di vista ho deciso di vivere un po’ alla giornata, di relazionarmi con loro senza troppe sovrastrutture. Alla fine è il modo migliore per relazionarsi con qualsiasi persona, mostrarti per quello che sei, senza fingere.

Di soddisfazioni invece ne ho avute tantissime. Passare da una casa in condivisione con quattordici persone a un appartamento singolo, per esempio. O aver scritto qui cinque romanzi in poco meno di tre anni. Sono tante piccole soddisfazioni, alcune davvero sono piccole cose, ma messe insieme rendono quest’esperienza pregnante.

Credo Londra mi abbia reso una persona più consapevole dei propri mezzi e al tempo stesso dei miei limiti. È una città che affila caratteristiche come la resilienza, la volontà, e la fiducia in se stessi. In una città così grande ti senti quasi schiacciato dall’immensità dei palazzi, dall’oceano di persone, e da questa energia elettrica che attraversa senza tregua la metropoli, quindi come reazione ti senti in dovere di far sentire che ci sei, che sei vivo e puoi dare qualcosa. Tutto questo ti spinge a tirare fuori il carattere e dare il massimo, qualsiasi sia la tua area di competenza. E come in qualsiasi aspetto della vita, quando sei sotto pressione, quando vieni messo alla prova allora esce fuori il tuo vero io, chi sei per davvero.

Di certo una cosa che non manca a Londra sono i luoghi speciali. Per me sono innumerevoli. Adoro la tranquillità e l’aria quasi sospesa di Clapham Junction, soprattutto al tramonto. Penso che sia impossibile da descrivere la magia del viale Eynham Road, White City, dove ho vissuto, con il suo filare di case vittoriane e alberi, e il modo in cui la luce tagliava perpendicolarmente la strada, indorandola, e creando ghirigori e trame di foglie sull’asfalto. Amo la vitalità di Shoreditch, così come alcuni scorci notturni di Soho o di certe traverse di Oxford Street. Mi da un infinito senso di pace camminare per il centro di Fulham, ma se dovessi scegliere tra tutti probabilmente ti direi Battersea e Battersea Park.

Ho tutti i giorni nostalgia dell’Italia. Mi manca la mia famiglia, tantissimo. Stando lontani da casa accade che inevitabilmente perdi i contatti, alcune amicizie logorate dalla lontananza sfumano, e se stai diversi anni fuori, anche quando torni a casa non ti senti più perfettamente integrato, ti senti un po’ straniero, senza radici profonde. Che poi è la stessa sensazione che hai quando ti trovi a Londra, quindi è come se fossi davvero sospeso tra due mondi che senti che non ti appartengono fino in fondo. Non più. È una percezione molto particolare. A volte mi spaventa, perché quel tipo di sensazione la esorcizzi continuando a viaggiare, ad allontanarti da casa, e questo comporta che idealizzi il tuo passato, però al tempo stesso non riesci a rimettere radici, in nessun luogo. La cosa bella è che comprendi che alla fine non hai bisogno di mettere radici. Le vere radici sono le persone, non i luoghi. Le radici sono le persone che ami, la tua famiglia, e puoi viaggiare quanto vuoi ma non potrai mai spezzare quei legami… Mi manca il clima della mia isola, l’ingenuità per certi versi, e la distensione di una vita sicuramente più semplice e con ritmi più lenti. Mi manca la luce. Più che del sole, delle persone. Mi mancano alcuni piccoli riti quotidiani, le mie librerie di fiducia, le passeggiate sulla spiaggia, mi manca maledettamente guidare, soprattutto di notte. Mi manca prendere il caffè seduto a un tavolino fuori da un bar o correre sulla battigia.

Ad un italiano con la valigia pronta direi di essere consapevole che sta per incontrare un nuovo sé. All’inizio forse potrà essere un processo traumatico, e la cosa potrebbe scuoterlo, ma alla fine scoprirà di essere una persona migliore, più matura e consapevole. Gli suggerirei anche di non lasciarsi inghiottire dalla voracità di questa città, e quindi di non perdere di vista le cose davvero importanti come le relazioni umane e l’amicizia. Tutto il resto può aspettare.

Personalmente parlando, mi piacerebbe continuare a viaggiare. Londra è per tanti solo il primo passo, un trampolino di lancio per altre città, e sono attratto da tante realtà diverse: Parigi, New York, Madrid, Hong Kong.Professionalmente parlando, invece, credo che sia il momento di tornare e mettere a frutto tutti i sacrifici e l’esperienza maturata. Devo solo trovare l’occasione giusta che mi spinga da una parte o dall’altra. Se non la dovessi trovare, sono sempre pronto a ricominciare da qualche altra parte, che sia Parigi, Edimburgo o Vancouver non ha tutta questa importanza. Ogni città è una vita diversa. E mi piace l’idea di vivere tante vite. Forse è anche per questo che ho deciso di scrivere.

IK

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