Pier Filippo Di Sorte

Pier Filippo Di Sorte, Manager di 4 etichette discografiche.

“Ho scelto Londra dopo aver concluso la prima fase di creazione e di produzione discografica partendo dalla mia città di provenienza, Roma. Dopo aver capito che le mie attività erano completate e tutto sommato limitate data la poca fruibilità del sistema musicale italiano ho capito che il passo successivo era trasferirmi in una città dove le connessioni con il mondo sono facilitate e dove le attività commerciali sono percorribili. 

Quando ti trasferisci in un’altra città i primi passi sono tutti figli dello spirito di sopravvivenza che automaticamente si attiva per:

– Creare e sviluppare connessioni utili.
– Cercare un lavoro.
– Essere riconosciuto a livello sanitario e a livello fiscale.
– Aprire un conto in banca.
– Cercare una stanza

Una volta creare le basi il resto viene da se con il sacrificio e il lavoro.

Londra è una di quelle città che ti fa aprire gli occhi e ti permette di aprire quello che io definisco il terzo occhio con cui vedere te da fuori immerso nella civiltà e nella terra. Fondamentalmente in una città che corre e non si ferma mai dove la competizione va a braccetto con la meritocrazia quello che inizi a vedere è te stesso nella società, quello che offri e apporti nel sistema. Capire quali sono i tuoi obiettivi e le tue ambizioni confrontandoti con una moltitudine di culture e razze diverse è il cambiamento più bello che può avvenire per un individuo. 

La difficoltà più grande è senz’altro quella di dover cambiare il sistema di vita soprattutto per chi viene da un paese socialmente arretrato come la Spagna, l’Italia, il Portogallo o la Grecia. Fondamentalmente i paesi cosiddetti di coda del sistema Europa. 

Cambiare alimentazione, sistema di trasporto, sistema commerciale e sociale è un grosso crash anche se in positivo è un cambiamento e quindi una grossa scommessa con se stessi. All’inizio ci sono dei momenti in cui rischi di cadere in un brutto buco di solitudine perché se non ti butti nessuno ti cerca ma la grossa scommessa di una città come questa è proprio la possibilità di essere connesso. 

La mia soddisfazione più grande è senz’altro quella di essere arrivato e solo dopo una settimana aver trovato lavoro e casa e aver fondato una nuova etichetta discografica con dei partners locali di nota importanza. Ma la mia soddisfazione è quotidiana. Ogni giorno a fine giornata faccio un bilancio sulle cose fatte e l’importanza dei miei successi risiede nella capacità di aprirsi al mondo. Quando questo non avviene arriva il fallimento. 

La mia settimana è fatta di 7 giorni e non di 5 + 2. Non è fatta di “per fortuna è venerdì o ahimè domani è lunedì e si ricomincia”. Ogni giorno è un giorno nuovo e da scoprire. Qua la tua settimana può essere scritta dalle tue volontà. Io amo essere alternativo e in una città come questa ho scoperto che puoi trovare cose di nicchia nonostante la mole di persone che abitano qui. Fondamentalmente quando finisco di lavorare amo andare a vedere mostre o eventi musicali ovviamente. Non sono il tipo che stacca e si va a fare la pinta al pub o che nel weekend va a ballare. Amo poter essere libero e scoprire le novità invece di farmi guidare dalla massa. 

Onestamente non ho nostalgia dell’Italia. Fino a quando non ho preso la decisione finale ero uno dei classici ragazzi che pensava «no ma dove vado alla fine sarebbe la stessa cosa non è vero delle opportunità e non è vero della migliore qualità della vita». Al contrario posso confermare che il Bel Paese è solo una illusione. Pensare che la chioccia costruita dalla società italiana sui singoli individui sia un sistema sostenibile è davvero una pericolosa scelta per la crescita delle persone fondamentalmente basata sul precario benessere familiare e di status quo che fanno dei giovani degli automi incapaci di sviluppare il proprio potenziale. Al contrario le città europee e Londra danno credibilità alle persone per quello che hanno da offrire alla società. Dunque perché dovrei avere nostalgia di un Paese che non crede in me? Posso avere nostalgia del mare del bel clima e della cucina ma sinceramente costruendo da qua un buon sistema di vita puoi permetterti di andare in vacanza in Toscana sorseggiando un buon Chianti senza dover essere necessariamente un Senior Accountant della City.

Penso che l’Italia è in debito con me e con molti individui pieni di potenziale che hanno dovuto prendere questa strada. Non penso che tornerò mai più dopo come il mio Paese mi ha trattato almeno ora la vedo così. Londra mi spaventa per il clima come le altre città nordiche ma la grossa opportunità di questa città è quella di poter costruire una vita movimentata realisticamente poter vivere 6 mesi altrove di inverno e 6 mesi a Londra nel periodo primaverile è qualcosa di percorribile.

Ad un italiano con la valigia pronta direi: «non ti scordare delle tue radici ma tienile dentro di te. Non mischiarti con gli italiani ma sentiti cittadino del mondo. Togliti tutti i pregiudizi e i cliché con cui sei cresciuto. Non essere snob e buttati. C’è una vita là fuori. Vola».

Nei prossimi mesi continuerò a costruite la rete commerciale per il mio business con base a Londra. Fondamentalmente svilupperò le attività di marketing nelle città europee di riferimento per la musica elettronica come Krakovia, Praga, Zurigo, Parigi e Berlino partendo da qua e incontrando distributori locali, negozi di vinili e organizzatori di eventi. 

Finita questa seconda fase mi muoverò negli States a fine settembre per iniziare a lavorare con le major discografiche.”

IK

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