Nunzia Limongelli

Nunzia Limongelli, coordinatrice di risorse umane presso UCLU.

“Lavoro come coordinatrice di risorse umane presso lo University College London Union (UCLU), lavoro che lascerò a breve – e con un po’ di tristezza – per iniziarne uno nuovo come HR Recruitment and Operations Officer in un altro istituto educativo. Questa però è solo parte della mia vita a Londra, perché il mio tempo libero lo dedico nel fare volontariato per un’associazione caritatevole dove ci impegniamo ad aiutare i disoccupati e i meno fortunati a trovare un impiego, a prendermi cura delle persone anziane che vivono nel mio comune, ad imparare a memoria il copione della mia prossima rappresentazione teatrale, e poi agli eventi culturali che variano dall’arte alla musica classica, dal jazz al cinema italiano. Ogni giorno della mia vita qui è unico e imprevedibile. 

Sono arrivata a Londra nel gelido gennaio del 2006. Dopo essermi laureata in Scienze dell’Educazione a Napoli, convinta di non avere molte opportunità lavorative nel mio paese e determinata a voler vivere una realtà diversa, ho prenotato un biglietto di sola andata per Londra. Questa mia decisione di partire così, all’avventura, l’ho rivelata ai miei genitori solo pochi giorni prima della partenza per evitare troppa sofferenza emotiva. Ricordo ancora i volti tristi e pieni di lacrime dei miei fratelli, di mia sorella e di mia mamma. Mio padre era rimasto a casa, orgoglioso nel non voler mostrare le sue emozioni. 

Londra mi ha affascinata appena c’ho messo piede. Ricordo che guardavo stupita le auto guidare sulla sinistra, i ragazzi con i capelli arcobaleno a Camden Town, le ragazze camminare di notte senza calze né giacca. Ma il motivo principale che mi ha spinta a restare è stato il voler parlare l’inglese in maniera fluente. 

Non avrei mai immaginato che un giorno mi sarei trasferita all’estero, né tantomeno che avrei vissuto lontana dalla mia famiglia. La verità è che è stata Londra a scegliere me. Il destino mi ha messa davanti a delle scelte, e le mie decisioni mi hanno condotta qui. Alla fine ho capito che la mia vita non poteva essere altrove, e allora ho iniziato a progettare la mia vita futura in maniera diversa. Prima di arrivare a Londra avevo prenotato un corso di inglese e un alloggio in una famiglia inglese attraverso il centro studentesco della mia università. La prima persona con la quale ho instaurato una bella amicizia durante il corso è stata proprio un’italiana: entrambe con pochissimi soldi in tasca, ma con tanta voglia di avventura, abbiamo condiviso le serate di karaoke (quelle non a pagamento) e quelle delle patatine fritte prima di andare a ballare, e celebrato la vittoria dell’Italia ai Mondiali in un pub in Edimburgo ballando ‛Mambo Italiano’ con le lacrime agli occhi e la bandiera tricolore dipinta sul viso. Quando ho capito che volevo restare a Londra ho iniziato a contattare diverse famiglie inglesi per lavorare come au-pair; ho lavorato per cinque mesi per una famiglia di attori inglesi ed è stato durante questo periodo che ho avvertito una forte nostalgia di casa. Così sono ritornata a Napoli per le vacanze estive. Sono ripartita per Londra dopo l’estate e ho iniziato a cercare un lavoro. Dopo diverse esperienze lavorative, e con molta determinazione, ho fatto domanda per iniziare il master in Business and HR Management. È stato un’anno difficile e impegnativo, ma fatto anche di grande soddisfazioni. 

Vivendo a Londra ho dovuto affrontare tante situazioni diverse, alcune molto negative che in un modo o nell’altro hanno segnato la mia personalità: sono stata costretta a prendere delle decisioni che hanno cambiato il corso della mia vita. Ciò significa che tutte le volte in cui mi ritrovo a dover far fronte a situazioni particolari, rifletto sul mio modo di reagire. Sono sempre stata molto istintiva e impulsiva: Londra ha modificato questa parte di me, rendendola più responsabile. La mia personalità è cambiata grazie alle diverse esperienze lavorative che ho avuto modo di fare, alle fantastiche amicizie che ho instaurato e alle tante opportunità che questa città multiculturale ti offre. Quest’esperienza di 10 anni a Londra, che io chiamo ‛avventura’, mi ha resa una persona forte e sicura, e mi ha insegnato che nella vita non bisogna perdersi d’animo, e che tutto si supera se ci ‛vestiamo’ con determinazione e umiltà. 

La lingua è stata una delle prime difficolta: il non potermi esprimere come volevo è stato frustrante e la mia autostima ne ha subito le conseguenze. Trovare un appartamento decente dove vivere e stata un’altra esperienza non particolarmente facile; infatti in un anno mi sono ritrovata a spostarmi per ben quattro volte. Ma l’ostacolo più grande è stato ottenere un lavoro dopo essermi laureata. Ricordo ancora i giorni interi spesi al computer, da sola, a fare ricerche, a scrivere lettere e curriculum, chiamare agenzie. È stato il periodo più difficile ed estenuante della mia vita.

La soddisfazione maggiore che io abbia ottenuto è il mio lavoro, e il fatto di essere riuscita nel mio piccolo a realizzarmi anche se con tante difficolta e contro ogni previsione. Non c’è giorno che mi alzi dal letto e mi senta stanca o non motivata; è ciò che mi da l’energia, che mi stimola e mi fa vivere un giorno nuovo e diverso, anche se impegnativo e faticoso. Il fatto di lavorare in un’ambiente internazionale, dove tutti si impegnano ad aiutarsi a vicenda e a collaborare, mi spinge ancora di più ad affrontare ogni giorno con entusiasmo e a fare il mio lavoro con passione.

(C’è un luogo di Londra a te caro o che ha un’importanza particolare per te? n.d.r.) Ho vissuto in diverse zone di Londra: sono tanti i luoghi che amo di questa città e a cui sono particolarmente legata per motivi personali. The Rose Garden in Hyde Park è il mio posto preferito per riflessioni e meditazione.

Non ho nostalgia dell’Italia, ma mi piacerebbe trascorrere più tempo con la mia famiglia e al mare. Mi manca l’odore delle crostate e delle pizze fatte in casa da mia mamma (soprattutto quella con la scarola), le canzoni napoletane suonate con la chitarra da mio padre, e adesso più che mai i miei bellissimi nipotini. Ma nel mio programma c’è la loro  ‛britannizzazione’.

Londra è senza dubbio una città che va vista ed esplorata, indipendentemente dell’intenzione di restare. Un’esperienza all’estero, soprattutto in una città cosmopolita come questa, non ha prezzo: c’è solo da imparare, mettere in pratica ciò che si è acquisito e raccogliere i frutti dei propri sforzi. Ma devo aggiungere una cosa: chi decide di trasferirsi o è in procinto di partire, deve venire con le idee chiare, con degli obiettivi ben precisi e con tanta voglia di lavorare sodo. Sii paziente e flessibile.

Ho tanti progetti per il futuro e credo che Londra sia la città giusta in cui poterli realizzare. Ormai è casa, anche se un giorno mi piacerebbe poter fare qualcosa anche per il mio paese e contribuire a renderlo migliore”. 

IK

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