Marco Mancassola

Marco Mancassola, scrittore e giornalista.

“Sono un autore letterario e giornalista. Scrivo in italiano anche se lo faccio a volte per giornali di lingua inglese. Lavoro anche da freelance come docente di lingua italiana e letteratura, e su progetti di comunicazione. Diciamo che ho un occhio per la lingua, per le storie e per la comunicazione.

A Londra sono arrivato per motivi affettivi, creativi e professionali. Da scrittore e osservatore sociale trovo che Londra oggi è un luogo insuperabile. Per dirla con Balzac, a Londra c’è l’intero spettro della commedia umana, nel bene e nel male. Il mio nuovo progetto di libro è un grosso romanzo sulla vita italo-londinese, uscirà con Feltrinelli, vedremo. Al tempo stesso la città offre una fluidità di occasioni in termini di lavori freelance.

Ho nostalgia di familiari e vecchi amici che vorrei vedere più spesso, delle colline venete dove sono cresciuto, ma a parte questo non sento troppa nostalgia per la vita in Italia. Amo la lingua italiana, con cui lavoro, ma trovo tutto sommato sano stare lontano dall’ambiente letterario italiano.

Conoscevo Londra per averci vissuto quand’ero più giovane, quindi trasferirmi qui in modo stabile è stato un passaggio relativamente morbido. Ricordo che il primo mattino mi sono svegliato e sono andato a correre a Finsbury Park sotto la pioggia, poi sono tornato a casa e ho iniziato a pensare a cambi di indirizzo, curriculum da aggiornare e via dicendo. Un aspetto fondamentale era trovare un luogo dove scrivere. A Londra il silenzio e la concentrazione sono una merce rara e costosa, come tutto.

Non credo che questa città mi abbia cambiato, mi ha solo fatto diventare me stesso. E non si tratta di trovare “felicità” – concetto relativo e sfuggente – quanto di sentirsi pienamente “reali”, che si sta vivendo in modo pieno. Anche se Londra, certo, non è un paradiso. Il fatto che sia sovrappopolata mi ha reso forse un poco intollerante: troppa gente intorno a ogni momento! Ma mi ha reso anche più attento a quelle scintille di solidarietà e comprensione di cui c’è bisogno per sopravvivere fra sconosciuti.

Le difficoltà che ho avuto qui sono le difficoltà di molti: casa, finanze. Trovare sistemazione a un prezzo che non superi la metà del proprio reddito è la sfida principale a Londra. La città è una turbina elettrica che gira oggi al massimo, ma ha cominciato a mangiare se stessa. Le assurdità del mercato immobiliare e i costi impossibili per mantenere una qualità medio-bassa della vita sono solo le contraddizioni più evidenti.

Quanto alle soddisfazioni avute a Londra, tenere un reading al Southbank Centre. Incontrare i lettori al City Literature e in altri college per adulti. Incontrare una serie di persone e storie umane di grande forza. E anche, perché no, trovare una relazione stabile in una città di stranieri che vanno e vengono.

Dedico la prima parte della settimana ai lavori da freelance o alla ricerca di nuovi lavori, e la seconda metà alla scrittura. Lavoro sei giorni alla settimana. Scrivo soprattutto alla London Library in St James’s, un luogo storico dove scrivevano Dickens e Darwin. Un’oasi dove cercare riparo dalla frenesia esterna. Ciò che mi stimola di Londra è anche ciò che a volte mi deprime: il moto perpetuo, la frenesia, la velocità come fede unica della metropoli. La città dove passa il meridiano zero di Greenwich è anche una città dove il tempo sfuma via in modo spaventoso.

L’intera città è un tempio alla competizione. Persino la nuova ondata di grattacieli che spuntano ovunque mi ricorda gli alberi che competono per la luce nelle foreste. Competizione per i posti di lavoro, per le stanze in affitto, per ogni minima opportunità. A un connazionale con la valigia pronta per Londra ricorderei forse che questo non è il posto migliore per essere indecisi su quel che si vuole.

Non credo che potrei invecchiare qui. Sogno un luogo più verde. Ma è presto per pensarci. Quanto a tornare in modo stabile in Italia, non credo succederà.”

www.marcomancassola.com

IK

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