Marco Caricola

Marco Caricola, compositore di musica per film.

“Vivo a Londra da due anni. Collaboro regolarmente con giovani filmmakers e visual artists e sin da gennaio 2014 e frequento il SAE Institute, dove al momento sto preparando la mia tesi finale e ricopro il ruolo di rappresentante degli studenti. 

Sono qui perché ad un certo punto ho smesso di scendere a compromessi con la mia terra. La musica è sempre stata la mia più grande passione ma in Italia, per un motivo o per  un altro, restava forzatamente un passatempo. In un clima sfavorevole come il nostro è stato difficile restar convinti delle proprie ambizioni, specie se sogni di comporre per cinema o tv. In tanti mi suggerivano di affrontare la realtà e riformulare i miei obiettivi con più realismo ma, per quanto provassi a dedicarmi ad altro, finivo sempre al punto di partenza. Quando ho realizzato di non essermi messo in gioco abbastanza, la scelta era già stata fatta.

Se sento nostalgia dell’Italia? Assolutamente si, credo sia impossibile non sentirne. Ho nostalgia dei profumi della mia terra, del vento caldo sulla faccia e del tempo che riservavo alle persone che amo. Stabilirsi all’estero apre molte prospettive, ma è una scelta che baratti con tante piccole cose importanti: vedere il mio fratellino che impara a guidare, o dare un semplice abbraccio ai miei genitori… Quelli sono attimi che non posso recuperare. Vale la pena di perderseli? Non so dirtelo con certezza, ci sono sempre dei momenti più complicati da gestire. L’importante però è non lasciare che la nostalgia rallenti troppo la propria corsa. 

A distanza di pochi giorni dal mio arrivo ho trovato lavoro in una caffetteria a Knightsbridge. In vista dell’inizio dell’università accettavo ogni straordinario possibile per metter via qualche risparmio, lavorando mediamente 50-60 ore a settimana. Dopo un paio di mesi, quando ho smesso di perdermi per strada, ho comprato una vecchia bicicletta per £20 al mercato di Brick Lane: per nove mesi ho fatto 21 km al giorno, spesso con sveglia alle quattro, freddo, pioggia e un solo day off! È stata davvero dura, soprattutto perché in tutto quel tempo la musica era lontanissima dalle mie giornate. Essere arrivato con obiettivi precisi e una voglia matta di raggiungerli però è stato vitale, soprattutto nel primo periodo.

Non so dirti se Londra mi abbia cambiato o meno, ma sicuramente ha rafforzato la mia determinazione e flessibilità: Londra è un grande catalizzatore di idee e se vuoi farne parte devi rimboccarti le maniche senza timore di esporti, rischiare ed eventualmente fallire. In Italia tendiamo a essere più rinunciatari, a voler vedere risultati immediati e soprattutto a parlare troppo. Qui le chiacchiere fumose non hanno valore, nessuno ha il tempo di starle a sentire: l’unica cosa che conta è quello che sai fare.

Forse solo la solitudine, quella che provi soltanto in una città così grande e caotica, è stata il mio problema più grande da gestire. A Londra sei costantemente circondato da tantissime persone, ma questo non risolve la questione per chiunque: ci ho messo un po’ a stabilire rapporti umani di valore e inserirmi in contesti a cui sentivo di appartenere sul serio. Non so se riuscirò mai a considerarla casa mia e onestamente non mi importa: qui ho scoperto una felicità realizzabile solo facendo quello che amo davvero, e so di non poterla trovare da dove vengo.

Per cui la mia soddisfazione più grande è sicuramente quella di incontrare giovani filmmakers pieni di passione e capacità, costruire qualcosa di bello insieme e guadagnarmi la loro fiducia. Lo scorso marzo, in seguito al nostro primo incontro, una di loro ha organizzato una piccola campagna Kickstarter in modo da finanziare me e il mio team per il suo prossimo film. Un’altra bella soddisfazione è arrivata un paio di mesi fa, quando la mia università mi ha chiesto di tenere una piccola lezione per un gruppo di studenti del primo anno.

La mia è una settimana piena: sono in università ogni mattina dal lunedì al venerdì, mentre nel pomeriggio/sera mi divido tra vari progetti e meetings. Col tempo ho trasformato la mia camera in un piccolo studio, quindi svolgo buona parte del mio lavoro da casa. Mi mantengo tra un progetto e l’altro lavorando ancora in caffetteria come lead barista durante i weekend, di solito per 10-12 ore al giorno. È una scelta momentanea che mi dà stabilità ma allo stesso tempo mi priva di quasi tutto il tempo libero, è una routine molto intensa. Tra università e freelancing arrivo quasi sempre alle date di consegna con molte notti bianche e caffè alle spalle… quello si che sarebbe un buon momento per una pausa in Italia!

Ad un connazionale in partenza dire di fermarsi a riflettere, ascoltare soltanto la propria voce e non lasciarsi influenzare da nessuno: che si venga supportati o ostacolati, solo noi sappiamo quello che desideriamo ottenere. Se nel tempo si coltiva una propria passione con amore, non possiamo lasciare che muoia nel nostro deserto, per cui bisogna mettersi in gioco. Allo stesso tempo però si deve cercare di partire con degli obiettivi chiari e onesti: serviranno a mantenere su il morale e affrontare la competizione!

Al momento sto preparando la mia seconda esibizione dal vivo per Art Lover Ground (prossimo 17 giugno, Cafe 1001), mentre a luglio sarò impegnato a comporre musica per un cortometraggio e due documentari a tema sociale. Vorrei davvero vederla diversamente, ma penso che tornando a casa vanificherei molti sacrifici fatti finora. Quella con Londra è una sfida che si rinnova costantemente, ogni persona o progetto in cui ti imbatti può stimolare la tua crescita in maniera determinante. Ora come ora credo non ci sia nessun altro posto dove dovrei essere.”

http://www.marcocaricola.com/

IK

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