Marco Augelli

Marco Augelli, videomaker e chef.

“Sono un videomaker e fotografo di 22 anni, e come secondo lavoro faccio lo chef in un ristorante a Oxford Circus. Ho scelto di trasferirmi qui a Londra principalmente per avere un’esperienza di vita. Avevo intenzione di sviluppare le mie qualità in ambito creativo e professionale, e di certo Londra offre tutte le opportunità per lavorare sodo e realizzarti. La lingua inglese, a parer mio, è in ogni caso una cosa che tutti dovrebbero imparare. Vivere a Londra ti permette di imparare in un anno cose che in Italia avresti imparato in cinque, ma ci sono dei sacrifici da fare. Penso sarei partito anche se non ci fosse stata la crisi.

La nostalgia per l’Italia c’è sempre, per la famiglia, il sole, il cibo. Cose che mancheranno sempre a tutti. Ma ho imparato ad apprezzare molto di più l’Italia da quando sono partito: in tanti arrivano qui e piangono nei supermercati perché non trovano la mortadella, altri invece rinnegano la propria patria perché qui tutto funziona a regola d’arte. Io invece credo di essere riuscito ad apprezzare le differenze, ma rivalutando in positivo tanti aspetti dell’Italia di cui prima nemmeno mi rendevo conto. Per giudicare è importante conoscere qualcosa di diverso per permetterti di fare un paragone.

Sono arrivato a Holborn con un valigione comprato dai cinesi e distrutto al primo viaggio. Entro nell’agenzia che avevo contattato per l’appartamento e mi spediscono a Shepherd’s Bush. La prima cosa che ho notato nella casa è stata la struttura strana ai miei occhi, lunga su corridoio stretto con le stanze sul lato senza finestre. Eravamo in sette e andare a vivere con brasiliani, francesi e spagnoli è stata subito un’esperienza interessante, vista la somiglianza dei latini con noi. Il brutto colpo è stato dover convivere coi topi londinesi, cosa che diciamo “ti fa le ossa”. 

Stando a Londra sono diventato più forte, più attento ai tecnicismi della vita. Poi mi sono accorto che quando torno in Italia cammino molto più veloce di tutti gli altri. In generale credo che Londra ti forgi, ma penso che bisogni lasciarla prima che ti indurisca troppo. Diciamo che inizialmente è difficile ambientarsi, anche perché non esiste una vera e propria identità del popolo londinese: ci sono talmente tante culture diverse che non credo sia possibile ambientarsi completamente, appunto perché lo stile di vita è estremamente vario. Le uniche cose che ci accomunano tutti sono la frenesia, il lavoro duro e i sogni. Credo che la difficoltà più grande sia quella di non farsi mangiare dalla frenesia, e di ricordarsi sempre il motivo per cui si è partiti. 

La mia maggiore soddisfazione è stata di essere completamente autosufficiente da subito, in un paese di lingua diversa. Dal terzo giorno a Londra un ragazzo di 20 anni che non sapeva stirare le camice, aveva una casa, un conto in banca, un appuntamento per il NIN e due colloqui di lavoro. Sono soddisfazioni per un ragazzo giovane che solo Londra può offrirti.

La mia settimana londinese è ogni volta differente, visto che il lavoro al ristorante ha turni che cambiano settimanalmente. Non esistono sabato e domenica. Diciamo che ogni settimana cerco almeno di uscire una sera a bere una birra, e un giorno per stare con la mia ragazza. Per il resto mi muovo tra i due lavori.

Ad un italiano con la valigia pronta a partire direi: «parti e vieni qui». Fatti le ossa, non dimenticarti del lato italiano di te, ma impara dalle altre culture che qui puoi incontrare. 

Tanti creativi che arrivano a Londra ogni giorno e cercano di introdursi nella sfera artistica di questa città, si ritrovano schiacciati dai ritmi della vita londinese e rischiano di far morire il proprio sogno. Con altri collaboratori stiamo progettando di aprire a partire dal 2016 una creative agency, con il fine di promuovere tutti i giovani artisti che cercano di realizzarsi e sviluppare i propri lavori. Forse un giorno tornerò in Italia, o forse andrò da qualche altra parte in giro per il mondo, ma non penso che passerò il resto della mia vita a Londra.”

IK

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