Luigi Jacopo Borrello

Luigi Jacopo Borrello, docente al “Finance & Technology Institute of London”. Principal al “St. Michael’s Education.

“Ho scelto di trasferirmi a Londra, perché in Italia non trovavo più soddisfazione nel mio lavoro e non ero soddisfatto dell’assenza di meritocrazia nella società e nel mondo del lavoro. In Italia soffrivo la mancanza di concetto come etica, merito.

Non ho grande nostalgia dell’Italia. Avevo già vissuto all’estero da bambino, negli anni ’70, quando i miei genitori si erano trasferiti per motivi di lavoro, per poi rientrare in Italia. Quindi, via via, sono andato sprovincializzandomi. L’unica cosa che mi è mancata e, che mi manca, è la mia famiglia, il mio papà. La cosa che più mi pesa è tornare di tanto in tanto e vedere il mio papà invecchiato, non sapere come questo sia potuto accadere e non poter stargli vicino in questo percorso. Per tutto il resto a Londra non mi manca nulla, ho tutto.

Mi sono trasferito nell’estate 2009, ma ero in vacanza a Londra. Conoscevo questa città, ci ero già stato varie volte, ma, in quell’occasione, ero in vacanza e non intendevo trasferirmi. Durante la vacanza decisi di contattare alcuni college, così, un po’ per gioco e un po’ per curiosità, portai il curriculum, parlai con i manager e in pochi giorni venni assunto per insegnare economia in un piccolo college privato nella city, in zona Liverpool street.

Da allora fu tutto un susseguirsi di vita vissuta recitando a soggetto, senza nessun programma, senza nulla di programmato. La vita mi si è cucita addosso ogni giorno, senza sapere cosa sarebbe successo.

Londra ti cambia, è innegabile, anche per il solo aspetto di costringerti ad esprimerti in una lingua straniera. Esprimerti in una lingua diversa dalla tua lingua madre cambia tutta la tua struttura mentale.

Ma Londra ti cambia anche negli aspetti pratici, hai a che fare con una metropoli che ti costringe a fare in conti con la dimensione spazio temporale. Insomma, è un’avventura che ti cambia la struttura mentale, psicologica e pratica.

Non ho avuto nessuna difficoltà particolare. Sono una persona solare, aperta, affronto tutto con serenità e col sorriso. Ho affrontato Londra con una grande voglia di fare, con un grande entusiasmo e ho superato tutto.

La mia soddisfazione più grande è continuare a fare il mio lavoro. Già in Italia insegnavo e ho sempre amato questo lavoro. Venendo a Londra, o andando altrove all’estero, nessuno mi garantiva che avrei continuato a insegnare, non era scontato. E, invece, dal mio primo momento a Londra ho insegnato e non ho mai smesso in questi anni. Sì, continuare il mio lavoro anche a Londra, e per di più in lingua inglese, credo sia la mia più grande soddisfazione.

La mia settimana londinese è difficile da raccontare. Londra è una città imprevedibile: la vita è in continua evoluzione, sai come inizi la tua giornata ma tutto il resto è una continua scoperta e non sai come finirà. Quindi è praticamente impossibile avere una settimana o una giornata tipo, perché ogni ora e ogni giorno può essere diverso dall’altro.

Ad un italiano che voglia partire mi sentirei di dire: parti. Non farti troppe domande, non programmare più di tanto, perché Londra ti spiazza e ti scombussola tutti i piani. Parti e viviti la tua esperienza. Che sia un giorno o una vita, sarà un’esperienza unica che ti cambia.

Progetti per il futuro? Continuare ad insegnare a Londra.
Tornare in Italia? Per adesso solo per le vacanze, poi si vedrà.”

 

IK

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