Lorenzo Corti

Lorenzo Corti, architetto.

Londra ha sempre esercitato una forte attrazione su di me, anche da prima di trasferirmi definitivamente. Nel 2001, poco più che diciottenne e contro il volere dei miei genitori, decisi di trasferirmi per alcuni mesi con un amico. Il risultato? Mia madre non mi parlò per settimane. Ricordo partii con circa 400 sterline in tasca, lavorando entrambi in una caffetteria e vivendo in un ostello a Bayswater, sopravvivevamo a patate e pasta al tonno, divertendoci come pazzi. Tornai in Italia dopo alcuni mesi per iniziare gli studi in architettura mentre il mio amico è rimasto a Londra per 7 anni. Quando alcuni anni dopo, io e la mia compagna, adesso moglie, ci trovammo a scegliere la nostra futura destinazione, Londra fu la prima opzione.

Londra è molto dura all’inizio, sopratutto se sei solo, però ti da la forza di aprirti e a non aver mai paura di chiedere. Credo vivere qui mi abbia reso più tollerante e meno egocentrico ma c’è una cosa in cui Londra non é riuscita a cambiarmi; nonostante io abbia viaggiato molto, sono cresciuto in un paese di duemila abitanti in provincia di Como e grazie a Dio sono orgogliosamente rimasto molto provinciale. Nonostante tutto Londra non è riuscita a scalfire il mio bisogno di conoscere il quartiere in cui vivo, i miei vicini di casa, e pensare che sia normale chiamare per nome il mio fruttivendolo. 

Padroneggiare la lingua e trovare un posto decente dove vivere sono stati gli ostacoli più grandi io abbia fronteggiato. Ho vissuto in postacci per il primo anno e mezzo. Quando mia madre venne a trovarmi nella mia prima stanza in affitto a East London si mise a piangere e mi fece promettere di cercarmi una nuova sistemazione entro la fine del mese.

Il lavoro è stato la mia prima ossessione, avevo il bisogno di rendermi indipendente economicamente dai miei genitori. Ho da poco aperto il mio studio di architettura a Londra e spero che questa esperienza cresca insieme alla mia professione. Riuscire ad aprire una propria attività in un paese che non è il tuo è una sfida entusiasmante che ti riempie di orgoglio.

Se c’è un luogo che conserva per me un’importanza particolare, quello è Portobello Road dove ho chiesto a colei che è diventata mia moglie di sposarmi. Ho emozioni contrastanti riguardo l’Italia. Mi manca molto la socievolezza delle persone, l’essere informali e la fiducia con una stretta di mano. Al tempo stesso però, non sopporto le inefficienze e la burocrazia.

In futuro vorrei veder realizzata la mia “vocazione” di architetto a Londra, provando a esportare la cultura del vivere e dell’abitare all’italiana che pensa alla comunità prima di creare spazi. Forse questa è la marcia in più che abbiamo rispetto al resto del mondo, vivere insieme in un modo diverso. Vorrei inoltre gettare le basi per la mia famiglia, a Londra o da qualche altra parte, in base anche alle opportunità e gli altri fattori che al momento non posso né prevedere né controllare. Bisogna crederci fino in fondo.

IK

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