Jessica Tanghetti

Jessica Tanghetti, co-fondatrice e project manager di BeArt.

“Sono una libera professionista, con un’attività che spazia dalla consulenza alla ricerca accademica. Oltre a ciò c’è poi il motivo per cui sono qui a Londra: sono co-fondatrice e project manager di BeArt, startup web che si occupa di crowdfunding dedicato esclusivamente al mondo dell’arte e che sarà live da metà settembre.

Diciamo che il trasferirmi a Londra non è stata una scelta ragionata ma il risultato di una successione di eventi e occasioni. Avevo appena finito il praticantato e superato l’esame da dottore commercialista, ed era il momento ideale per fare quella che all’epoca pensavo fosse la classica “esperienza all’estero”. Così non è stato dato che a distanza di quasi due anni, per quanto io viaggi moltissimo e sia spesso in Italia, Londra è diventata definitivamente la mia casa.

Con molta umiltà devo ammettere che tutti i primi passi che ho compiuto sono stati indirizzati dal “capire”: benché conoscessi Londra abbastanza bene, la mia prospettiva cambiava completamente nell’ottica della permanenza di lungo periodo. Ho dovuto quindi capire, dalla semplice gestione della casa fino all’organizzazione del mio lavoro, come impostare la mia vita in questa grande città.

Credo che Londra abbia notevolmente impattato su di me: mi ha resa molto più libera e open-minded, ma soprattutto molto più sicura delle mie qualità e consapevole dei miei limiti. Londra è affascinante perché è una città di sognatori, affollata di gente che viene qui con un obiettivo, che sostanzialmente è quello di cambiare la propria vita in meglio, e che fa di tutto per realizzarlo. Qui mi sono sentita autorizzata a farlo anche io: mi sono auto-analizzata e ho iniziato a costruirmi una vita che ricalcasse esattamente quello che mi piace fare e che ho sempre sognato. La principale ricaduta di questa consapevolezza si è verificata a livello professionale: ho iniziato a guardare i miei obiettivi non più con occhi disincantati ma a crederci davvero e a concentrare tutte le mie energie su quello che volevo raggiungere, il che ha portato alla nascita di BeArt e all’allargare il focus delle mie attività a tematiche collegate al mondo dell’arte. Da quando vivo qui non è mai successo che al mattino non avessi voglia di svegliarmi: vivo le mie giornate con profondo entusiasmo e soprattutto con amore per quello che faccio.

La mia difficoltà più grande è stata la gestione della tensione nel primo periodo: trasferendomi in una città così grande, con così tante possibilità, mi sono sentita sovrastata dagli stimoli e quasi persa nelle mille strade percorribili. Ho poi compreso che in realtà non vi erano mille strade ma solo mille possibilità in più per realizzare la mia strada, e che semplicemente cambiando la mia forma mentis potevo imparare a gestire le tensioni. Non nego che vi siano tuttora, ma è cambiato il mio modo di affrontarle. E ho imparato a vedere le mille possibilità di Londra come stimoli, al fine di migliorare la mia interiorità intensificando la misura dei miei interessi: oltre all’assidua frequentazione di tutti gli eventi legati all’arte, ho iniziato a praticare yoga e anche a suonare l’ukulele.

La mia soddisfazione più grande è BeArt, per la quale sono project manager oltre che co-fondatrice. Il fatto che credere così fortemente in un progetto abbia condotto alla nascita di una vera e propria società, con sede fisica nella cosiddetta zona Silicon Roundabout e che quotidianamente raccoglie sempre maggiore interesse sia da parte che degli art players che degli art lovers, è davvero impagabile.

Tra i luoghi di Londra che preferisco c’è sicuramente Shoreditch, la zona in cui vivo, oltre che quella in cui è basata BeArt. Mi identifico al 100% in Shoreditch, che per me rappresenta un microcosmo all’interno dell’immensa Londra ed è perfettamente della mia misura, per così dire: è il regno della street art e dello street style, ci sono tantissime gallerie d’arte, negozi vintage e di antiquariato, ristoranti favolosi e una frizzante vita notturna. 

Anche se la mia vita si basa a Londra, la mia attività professionale è divisa tra Italia e UK: da un lato c’è BeArt, che si basa appunto a Londra, mentre dall’altro l’attività professionale e accademica che, almeno per ora, è prettamente italiana. Nonostante l’essere una libera professionista mi consenta di lavorare anche “a distanza”, sono spesso in Italia: non ho quindi il tempo per avvertire la nostalgia, anche se talvolta mi capita comunque di sentire l’assenza fisica dei miei affetti.

Ad un italiano con la valigia in mano direi di non avere paura, e di credere in sé stesso e nel proprio sogno: Londra richiede tanto sacrificio, ma poi premia.

Sto investendo molto su questa città, sotto molteplici punti di vista, e ne sono sempre più innamorata. Credo che vi siano tutte le prospettive per rimanere, seppur continuando a viaggiare.”

IK

Italian Kingdom è una startup comunitaria che con un magazine e una radio racconta le storie degli italiani all’estero. #ItalianKingdom