Greta Rossi

Greta Rossi, co-founder e Chief Empathy Officer di Akasha Innovation.

In tutta sincerità, la scelta di trasferirmi a Londra fu un compromesso. Dopo aver trascorso un anno come studentessa presso la Phillips Academy Andover nel Massachusetts, feci domanda per andare all’università negli Stati Uniti. Purtroppo anche con una borsa di studio non potevo permettermi i costi dell’università lì, così decisi di trasferirmi a Londra e frequentare relazioni internazionali presso un’università americana e continuare la mia educazione in un ambiente multiculturale. Fa effetto pensare che viva qui da oltre sei anni! 

I miei primi passi furono (letteralmente) dalla casa studentesca dell’università, dove rifiutai il contratto per l’affitto di una stanza con altre tre persone perché era indecente, alla ricerca disperata di un tetto sotto il quale dormire. Come potete immaginare, non fu la notte più serena della mia vita.

Nel corso di questi sei anni, Londra mi ha offerto tante opportunità per inseguire i miei sogni. Tuttavia, mi ricordo ancora il momento preciso in cui tutto cambiò. Stavo frequentando un corso sui diritti umani quando il mio mondo si capovolse. Gli argomenti affrontati mi coinvolsero a tal punto che decisi di fare della mia passione per l’educazione come metodo di ‘empowerment’ e cambiamento sociale la mia carriera. Da studentessa un po’ secchia e timida, mi tuffai a capofitto nelle attività extra-curriculari: diventai presidentessa della società studentesca Amnesty International e segretaria della società per la simulazione ONU. Partecipai anche alla Clinton Global Initiative University, dopo la quale organizzai un progetto sulla promozione dei diritti umani in 13 scuole nella provincia di Bologna. E per la felicità del mio babbo bolognese, diventai vegetariana (ora sono vegana da 3 anni).

A parte le consuete difficoltà che ogni persona che si trasferisce in un Paese con una cultura diversa può incontrare, l’ostacolo maggiore è stato il mio rapporto con la madrepatria. Quante volte fui presa in giro e giudicata, anche da persone a me care, per la mia scelta di diventare vegetariana, per esempio. E mi riferisco a sei anni fa, quando in Italia potevi contare i vegetariani sulle dita di una mano! O ancora oggi, quando spiego quello che faccio nella vita e mi rispondono sollevando un sopracciglio. All’inizio non sapevo bene come reagire e spesso questo mi buttava giù di morale, ma ora ho imparato a coltivare l’arte del ‘letting go’ (vivi e lascia vivere) e la mia stima e felicità me ne sono grate!

Non so se sia la soddisfazione più grande, ma è un ricordo a me davvero caro. Percepire l’emozione della mia famiglia durante la cerimonia di consegna della laurea, quando salì sul palco come ‘valedictorian’ e tenni il discorso conclusivo davanti a mille persone… soprattutto quando il giorno prima lo trascorsi in lacrime, con mio fratello e mia sorella che cercavano invano di incoraggiarmi. Se io sono riuscita a trovare il coraggio per fare una cosa che mi terrorizzava, c’è speranza per ognuno di noi!

Oggi sono la co-fondatrice e Chief Empathy Officer* di Akasha Innovation, un’impresa sociale non a scopo di lucro che offre corsi di leadership e sostenibilità a giovani fra i 18 e i 30 anni per favorire l’innovazione nel settore sociale e ambientale. La gestione dell’impresa sociale occupa la maggior parte delle mie giornate, ma non è il mio solo unico impegno! Fra le mie altre passioni, lavoro come ‘community host’ presso Impact Hub Westminster, uno spazio co-working per innovatori sociali, scrivo come blogger per Positive News, la prima testata giornalistica al mondo dedicata al giornalismo costruttivo, e supporto lo sviluppo di giovani imprenditori sociali come ‘transformative coach’.

*Chief Empathy Officer è la mia re-interpretazione del ruolo tradizionale di CEO (Chief Executive Officer), in italiano ‘amministratore delegato’. Nonostante il mio ruolo da AD, ho preferito sostituire la parola ‘executive’ con ‘empathy’ per sottolineare l’importanza dell’empatia per ogni leader.

Un luogo magico che ha conquistato il mio cuore (e non solo in senso figurativo) è Richmond Park, il parco più grande di Londra, dove puoi imbatterti in famiglie intere di cervi, sorseggiare il tuo ‘afternoon tea’ nella bellissima magione georgiana di Pembroke Lodge, scrutare la cupola della cattedrale di St. Paul’s da King Henry’s Mound, che dista oltre 16 km. e perderti nei giardini colorati di Isabella Plantation, in un solo pomeriggio! Inoltre, come accennato poco fa, Richmond Park ha anche un significato romantico per me: è dove ho trascorso il mio primo appuntamento con il mio compagno.

Naturalmente ho nostalgia dell’Italia! Ovviamente mi mancano la mia famiglia, alla quale sono molto unita, e i miei amici che ancora mi sopportano, nonostante mi vedano sì e no due volte all’anno. Al di fuori delle relazioni interpersonali a me care, ho nostalgia del trascorrere delle quattro stagioni e della bontà (e semplicità) del cibo della mamma!

A coloro che hanno la valigia in una mano ed il biglietto per Londra nell’altra, consiglierei di prendersi un po’ di tempo per riflettere sui propri valori e sul proprio percorso. Londra è una città vibrante e ricca di opportunità; ma bisogna stare attenti a non farsi risucchiare le proprie energie dalla vita frenetica e distratta della capitale. Quindi vi consiglio vivamente di crearvi uno spazio vostro, una sorta di ‘sacred space’ che vi aiuti sempre a mettere in prospettiva la vostra vita londinese.

Per quanto mi riguarda, Tanti progetti e idee per il futuro, ma chissà… chi vivrà, vedrà!

IK

Italian Kingdom è una startup comunitaria che con un magazine e una radio racconta le storie degli italiani all’estero. #ItalianKingdom