Giulia Scapin

Giulia Scapin, studentessa presso la London Metropolitan University.

“Studio traduzione ed interpretariato alla London Metropolitan University e ho da poco cominciato il mio terzo ed ultimo anno per completare la laurea triennale.

Sono venuta in vacanza-studio in Inghilterra per la prima volta a 12 anni, e da allora non ho più smesso di viaggiare. Ho visitato Londra nel 2006 durante una vacanza studio a Bristol e ci sono tornata nel novembre dello stesso anno con la mia famiglia. Uno dei miei desideri è sempre stato vivere in questa fantastica città, con le sue mille culture, i suoi grandi palazzi e la routine frenetica. Le lingue mi affascinano da sempre perché mi permettono di conciliare le mie passioni più grandi: viaggiare e conoscere. Conoscere luoghi, persone, storie di cui far parte e che fanno parte di me. Il mio sogno è diventato realtà quando ho deciso di spedire la mia application dopo aver già cominciato gli studi all’Università di Padova. Nonostante stessi studiando ciò che amo di più, non mi sentivo realizzata a pieno: volevo dare di più, volevo mettermi in gioco ed è quello che ho fatto. Quando dopo soli due mesi ho ricevuto la lettera che confermava la mia ammissione all’università, nulla era ancora stato deciso. Tutto quello che avevo fino ad allora solo immaginato stava prendendo forma e la cosa mi ha spaventata. Non avrei immaginato di avere l’opportunità di fare un passo così importante, ma non mi sono lasciata scappare l’occasione e ne sono davvero felice.

All’inizio nulla è stato facile. Pensavo: mi trasferisco in una grande città d’arte e cultura, vivrò da sola e sarò indipendente. La verità è che quando arrivi qui, con una valigia e senza un posto dove stare o sapere cosa fare, è molto facile lasciarsi prendere dallo sconforto. Per me è stato così: avevo cominciato da poco l’università, non avevo amici e non conoscevo nessuno. Il fatto è che quando decidi di partire, decidi anche di ricominciare da zero. Se il mattino non riordini la tua stanza, quando torni a casa la sera le lenzuola sono ancora ammucchiate sul letto e la tazza mezza vuota di caffè è ancora sulla scrivania. La tua biancheria non è stata lavata, le camicie non sono stirate e la cena non è pronta. Ci si rimbocca le maniche e si impara a fare cose che prima non si sapevano o non si era abituati a fare da soli. La solitudine è probabilmente l’ostacolo più difficile da superare, soprattutto all’inizio. Sono molti i social che al giorno d’oggi permettono a milioni di persone di vedersi spesso, mantenendo i contatti. Ma una volta messo da parte il cellulare o aver spento il PC dopo una chiamata su Skype, la storia è sempre la stessa: sei da sola. È molto più difficile di quanto si possa pensare; si piange, si pensa di aver fatto uno sbaglio e di voler mollare. L’ho fatto anch’io, ma dopo una bella dormita e una passeggiata rilassante va tutto meglio. 

Alla fine Londra è così: la ami, la odi, ti manca, vuoi scappare, ci ripensi. Quando sei lontana e pensi a Lei, è come se ti mancasse il respiro e così decidi di tornare, perché è come se fosse ormai indispensabile, una parte di te. Londra rappresenta le tue paure e le tue gioie: ti fa arrabbiare e andare via, ma poi DEVI tornare. La ami e la vuoi tua e il pensiero di lasciarla ti spaventa, ti fa davvero paura. È qui che ho cominciato a formare la mia vita e anche se dovessi partire so che una parte di me non se ne andrà mai. Londra è una città che vive dell’energia delle persone che la compongono, e io sono una delle molteplici vite che portano avanti la città. È un dato di fatto e non cambierà mai, nemmeno quando (e se) sceglierò di lasciarla. 

Ho imparato a lavorare, studiare, a prendermi cura di me stessa e delle svariate case dove ho convissuto con moltissima gente. Tre anni e sei traslochi. Ho incontrato centinaia di persone tra università, lavoro e appartamenti. Ti guardi intorno e vedi così tanta gente: frammenti di vite incrociate per le strade, nei caffè o tra i vagoni della tube. Ho ascoltato storie e fatto esperienze che mi hanno aperto gli occhi non solamente sul mondo, ma anche e soprattutto su me stessa. Sono una persona più forte e decisa, che non si lascia mettere i piedi in testa. Londra è una grande città che può farti sentire in due modi diversi: una tra tante o la protagonista di una vita nuova che ti stai creando da sola. Io ho scelto la seconda.

Le difficoltà maggiori che ho incontrato sono state trovare casa, aprire un conto in banca, convivere con gente mai vista. La più grande? Prendere decisioni da sola. Essere la sola responsabile della mia vita. La decisione più importante è stata quella di lasciare il mio paesino in campagna e di vivere a pieno una delle città più fantastiche del mondo. La soddisfazione più grande è andare a letto tutte le sere e pensare di aver trascorso un’altra giornata avendocela fatta DA SOLA. Addormentarmi pensando anche solo alle piccole cose che, per l’ennesima volta, sono riuscita a fare. Cavarsela da soli non vuol dire riuscire in tutto ciò che si tenta di fare ma sapersi organizzare in modo efficiente, sfruttando ogni secondo e non sprecando alcuna occasione. Cerco di sfruttare ogni attimo di ogni giornata, consapevole che sia che io riesca in ciò che faccio o che non riesca ad ottenere i risultati sperati, sto crescendo, diventando giorno dopo giorno sempre più matura ed adulta, sempre più indipendente. Tuttavia, ciò che più mi riempie di gioia sono le parole di orgoglio dei miei genitori e amici. Anche se lontani non mi hanno mai fatto mancare il loro affetto ed il loro sostegno.

Come molti che vivono in questa città, sono sempre in cerca del verde. Dai giardini che toccano il cielo degli Sky Gardens ai cespugli di rose dei Queen Mary’s Gardens. Adoro passeggiare lungo il Queen’s Walk con un libro sotto braccio ed un caffè in mano. Stare tra la gente nelle ore di punta o ammirare un quadro in un museo. Ma la Londra che amo di più è la Londra notturna. La città si svuota e dal caos si passa alla quiete più totale. Mi piace ascoltare i rintocchi del Big Ben dopo mezzanotte: Parliament Square è praticamente deserta ed i monumenti illuminati mi danno un senso di pace. La città si trasforma e sembra veramente di trovarsi da qualche altra parte. Via i fiumi di gente, addio traffico delle ore di punta, quasi più nessun rumore. Mi è capitato più di una volta di trovarmi lungo il Westminster Bridge respirando l’aria della sera e di ammirare il Big Ben da sola: è una strana sensazione, come se ci fossi solamente tu. Puoi fare tuo quel momento, senza macchine fotografiche o cellulari, ma immortalando quell’immagine di quiete dentro di te. Quando sono preoccupata o triste passeggio di notte lungo il fiume ammirando il paesaggio e tutto si tranquillizza, proprio come le acque del Tamigi.

Ma l’Italia è il mio paese, e sarà sempre la mia casa. È stata dura, ma non mi pento delle mie decisioni anzi, ne sono orgogliosa. La mia famiglia, gli amici di sempre, le persone che per me contano di più e che hanno fatto parte della mia vita, da quando sono nata fino al momento della mia partenza, sono ancora lì e tornare a casa è sempre una gioia. La partenza però mi ha fatto capire chi sono le persone che contano davvero, quelle che nonostante non ci si senta o scriva tutti i giorni sono sempre lì per me ed io per loro. Basta un aperitivo e qualche chiacchiera assieme e i mesi passati lontani gli uni dagli altri spariscono. I miei amici mi mancano ogni giorno quando sono lontana, ma più di tutti mi manca la mia famiglia. I miei genitori e mio fratello. Per me sono tutto e sono stati i primi a incoraggiarmi a creare una vita mia lontana da casa. Mi hanno spalleggiata e dato la forza quando non sapevo cosa fare ed ero piena di dubbi. Sono certa che per loro non sia stato per niente facile vedermi partire e poter stare con me solamente alcune settimane all’anno, ma sono fieri di me e questo è il regalo più grande che potessi fare a loro, ma a me stessa per prima. 

Ad un italiano con la valigia pronta ed un biglietto per Londra in mano direi che non potrebbe aver preso una decisione migliore. Non sarà facile e una volta lì ci si accorgerà che da quel momento in poi bisognerà cavarsela da soli. Direi che dopo la prima lavatrice o il primo pranzo cucinato da soli, la prima volta che si prenderà la tube senza mappa e che si firmerà il primo contratto d’affitto, si sarà così contenti da volerlo urlare ai passanti per strada. Ai giovani che partono lasciando il nostro paese in cerca di un futuro migliore o comunque di un’esperienza da inserire nel proprio bagaglio culturale, voglio dire di mantenere una mente aperta, di essere umili e di imparare a saper perdere ma soprattutto di non gettare la spugna alle prime difficoltà. La vita è fatta per i vincenti e per coloro che non si arrendono. Londra è senz’altro una buona palestra di vita che, personalmente, mi sta aiutando a crescere, capire quali sono i miei punti deboli e a migliorarmi in modo da uscire da questa esperienza come una persona più cosciente del mondo e con un’altra visuale su me stessa e sugli altri.

Ho appena cominciato il mio terzo anno di università qui a Londra e sto già pensando al master. Sto pensando ad una specializzazione in interpretariato di conferenza e sto valutando diverse opzioni, non solo qui Londra o in Inghilterra, ma anche all’estero. Amando viaggiare e scoprire posti nuovi, mi è difficile rimanere per più di un certo periodo nello stesso luogo. È possibile che scelga un percorso di studi che mi porti lontana da questa fantastica città a cui però mi sento e sentirò sempre legata. Diciamo che se dovessi andarmene non si tratterebbe certamente di un addio, ma di un «arrivederci e a presto!»”

IK

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