Giulia Carnà

Giulia Carnà, avvocato specializzato nel settore corporate e compliance.

“Sono nata in Calabria, una regione dura, dolorosa per certi aspetti, ma che mi ha dato la determinazione e la tenacia per combattere e crescere. Dopo aver concluso il liceo, a diciotto anni, mi sono trasferita in Toscana dove ho studiato giurisprudenza. Subito dopo la laurea, animata dalla passione e dal desiderio di seguire sempre le mie aspirazioni e ambizioni professionali, mi sono trasferita a Milano, la città italiana più internazionale di tutte, collaborando  per una law firm. Dopo quasi 8 anni trascorsi a Milano, dove ho lavorato sia in studi legali, sia nei legal desk di società (anche quotate in Borsa) ho maturato l’esigenza e la volontà di andare oltre, “overseas”, e di trasferirmi all’estero per accrescere la mia professionalità in una età, quale la mia, in cui non si è né troppo giovani e spensierati né troppo maturi, insomma l’età giusta per fare scelte consapevoli e con coscienza. Così a fine novembre scorso, ho deciso di trasferirmi. Attualmente, qui a Londra sto collaborando con uno studio legale internazionale.
Londra era diventata oramai un chiodo fisso negli ultimi tempi, non perché io la conoscessi , ma semplicemente perché emergeva dentro di me la volontà di misurarmi con altre realtà di respiro internazionale e di esplorare la City, l’emblema dell’ambito finanziario. Inoltre, nell’ultimo anno trascorso a Milano, avvertivo l’esigenza e la voglia di rimettermi in gioco e di voler smuovere le acque per ritrovare quell’entusiasmo di voler fare che da un po’ di tempo avevo perso. La staticità uccide e inaridisce.
L’’Italia mi manca. L’Italia è il mio Paese, è la mia cultura, è la mia casa, è il centro dei miei affetti profondi,  i miei genitori. L’Italia si avverte nella mia fisicità, nei miei colori, nel modo di gesticolare quando parlo, nel mio modo di vestire, insomma, è la mia “brand identity” di cui ne vado fiera ed orgogliosa. Addirittura, quando cammino per le strade di Londra e la gente mi chiede se sono italiana, anche senza sentirmi parlare, io ne sono felice perché mi sento di rappresentare e di rispecchiare le caratteristiche de mio meraviglioso Paese. Ho così tanta nostalgia dell’Italia al punto che ogni mattina, subito dopo aver preso il caffè, leggo on line i quotidiani per tenermi costantemente aggiornata di ciò che accade.

Mi sono trasferita a Londra con un pizzico di coraggio o di inconsapevole follia, facendo un salto nel buio. Ho comunicato le mie dimissioni al lavoro, ho disdetto il contratto di affitto della casa di Milano e sono partita per Londra dopo aver trascorso qualche giorno in Toscana, giusto per salutare i miei amici universitari e per gustarmi i paesaggi ed i profumi di questa splendida regione che conservo nel cuore e dove ho trascorso gli anni più belli. Sono partita senza piani ben definiti e precisi, ma solo con tanta voglia di immergermi per emergere, perché sapevo di poter e di dover meritare di più. Lo dovevo a me stessa e lo dovevo alla mia meravigliosa famiglia che ha sempre assistito a tutti i miei cambiamenti. I miei primi passi nella capitale britannica? Trovare subito una sistemazione, cosa non facile, trovare un buon corso di lingua e sistemare gli altri aspetti burocratici della vita quotidiana. Mi sono trasferita a Londra a fine novembre e tutt’ora conservo gelosamente il biglietto aereo della partenza, ricordo di aver salutato mia sorella e mia zia e di essermi diretta all’aeroporto senza molta consapevolezza di quello che stessi facendo e di come in realtà stessi stravolgendo la mia vita. Per me, era come fare uno dei miei soliti viaggi, come fare Milano-Pisa nel weekend o Milano-Calabria, per andare dai miei genitori. Non conoscevo Londra, per cui le prime settimane facevo la turista: passeggiavo, esploravo le vie della città che con le luci di Natale che erano spettacolari. Il problema più noioso di Londra è quello di trovare un accomodation decente; i costi di affitto delle case sono molto alti e le condizioni delle case non sono sempre accettabili.

Londra è una città alquanto bizzarra, dinamica, magica e crudele: un mix di cose, tutto ed il contrario di tutto. Avendo sempre viaggiato fin da quando avevo diciotto anni, la  capitale britannica non ha stravolto i miei ritmi, anche perché dopo otto anni vissuti a Milano, ritengo che le due città siano molto simili. Tuttavia, Londra ha plasmato e fortificato alcuni aspetti della mia personalità:

a) gestione e organizzazione delle cose da fare: trattandosi di una grande metropoli, le distanze sono immense,per cui si rischia di passare le intere giornate in metropolitana con la sensazione di aver concluso poco durante il giorno;

b) l’essenzialità: diventare essenziali e concisi nel linguaggio, andare direttamente al sodo senza giri di parole. Un po’ come è strutturata la lingua inglese: semplice ed essenziale, altrimenti nessuno ti ascolta;

c) “be more confident”: avere maggiore sicurezza in se stessi perché sei costantemente messo alla prova ed ogni giorno è una favola nuova;

d) “focused on”: essendo una città meritocratica dove la competizione è veramente molto alta, Londra ti mette a dura prova, nel senso che una volta arrivati qui, è facile perdere di vista il proprio obiettivo. Quindi, bisogna essere determinati e concentrarsi sul proprio obiettivo.

e) “can do attitude” : darsi da fare, essere umili in alcune situazioni e conoscere meglio se stessi. Londra fa emergere i propri limiti ed esserne consapevoli equivale a superarli.

f) Le difficoltà più grandi sono state: trovare una casa soddisfacente in una zona ben collegata con i mezzi di trasporto pubblici e la convivenza con più persone e di diversa nazionalità.

Un altro fattore importante è stato quello di entrare nella mentalità degli inglesi per imparare a relazionarmi con loro senza essere fraintesa o essere considerata “rude”, come dicono gli loro. Un altro aspetto non facile è stata la lingua che, per quanto la si possa studiare in Italia, purtroppo sul posto è tutta un’altra storia. L’inglese è una lingua piena di slang che se non si vive sul posto nessuno ci insegna.
La mia soddisfazione più grande? E’ quella di fare tutto ciò che ho sempre voluto fare e di stare facendo tutto ciò che ho sempre avuto timore di fare. Constatare che i miei sogni si stanno materializzando in una realtà in cui le opportunità ci sono, se solo si ha la grinta e la forza. E soprattutto, la mia soddisfazione maggiore, è quando torno in Italia per salutare i miei genitori, vedere nei loro occhi la soddisfazione e la felicità nel vedermi entusiasta. Loro capiscono di aver fatto un ottimo lavoro  e di essere stati dei genitori esemplari.  
Ad un ragazzo che sta per arrivare a Londra direi di essere sempre orgoglioso del nostro Paese e di non partire con la rabbia che l’Italia sia un Paese senza futuro che costringe ad andar via. Innanzitutto bisogna essere sempre consapevoli delle proprie radici, essere motivati, determinati, dotarsi di tanta umiltà, spirito di adattamento e di non essere troppo sprovveduti, specie per i ragazzi che in Italia non hanno sviluppato una loro professionalità e pensano che Londra sia il Paese dei balocchi. Ai professionisti invece dico di viaggare, conoscere ed esplorare sempre cose nuove, cercare di avere una vita il più piena possibile di cose e di esperienze. Alla fine, ciò che paga è la completezza nella vita.
Progetti per il futuro? Non mi piace fare progetti a lunga distanza. Io penso che le situazioni, le persone, le occasioni, cambiano continuamente e costantemente. Non so se vivrei una vita intera a Londra o se tornerei in Italia domani. Ovunque io sia, anche in un altro continente,  il mio Paese sarà sempre l’Italia. Quello che desiderio per ora è continuare a lavorare a Londra pur mantenendo contatti con il mio Paese, ciò che sto già facendo.”

IK

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