Federica Pennetti

Federica Pennetti, diplomata in scienze sociali, lavora presso Novotel.

Ho sempre pensato che Londra fosse una città dalle tante possibilità di lavoro e che ti fa crescere in tutti i sensi. Non ero molto contenta della mia vita, volevo a tutti i costi cambiare qualcosa e mi sono detta che forse Londra poteva essere la medicina perfetta. Appena finito il liceo, subito dopo gli esami di maturità ho quindi scelto di catapultarmi qui. Ora lavoro in un hotel e il prossimo anno vorrei iniziare l’università.

Sono stata una persona ansiosa e diciamo che lo sono ancora, ma il fatto che sono qui e combatto contro il mio essere così in ansia per ogni cosa, lo trovo già un passo in avanti. Trovare una casa e viverci da sola senza i propri genitori, a diciotto anni, è stato sicuramente un passo importante. In questi mesi a volte mi sono trovata indietro con il pagamento dell’affitto, ma poi con piccoli sacrifici sono stata in grado di rimediare.

Non è facile affrontare il distacco da tutta la tua vita e le tue abitudini precedenti, figuriamoci l’inizio di un’altra completamente nuova in cui sei sola. Senza parlare dell’impatto con la lingua, che per sopravvivere ho dovuto necessariamente superare. Fortunatamente ho trovato un lavoro che mi permette di togliermi qualche soddisfazione e ho vicino persone che mi fanno sentire quasi “a casa”, e che ringrazio per questo.

Di Londra adoro (e dico adoro) Hyde Park. C’è tanta gente, ma un silenzio che quasi non ti fa pensare di essere a Londra.

Qui sono certa che farò tanta esperienza e che mi aiuterà a crescere; bisogna solo stringere i denti e avere pazienza. A chi sta per partire mi sentirei di dire: «se hai le idee chiare, vai, buttati, ma te lo dico.. probabilmente non vorrai più tornare».

Per quanto mi riguarda sono felice di essere riuscita a realizzare quello che volevo fare e di averlo fatto nonostante il mio carattere mi blocchi su cose ancora più banali. Non ho mai avuto un buon rapporto con mia madre, ma ora che sono qui, ho capito quanto mi manca e quanto io le voglia bene. A parte l’inaspettata nostalgia dell’Italia, adesso vorrei andare all’università, probabilmente il prossimo anno. Non so ancora se resterò o tornerò, sinceramente ad oggi sono ancora molto confusa.

IK

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