Eugenio Elia

Eugenio Elia, operatore culturale e web content editor.

“Sono il presidente di un’associazione culturale, Sinemò (www.sinemo.it), con la quale miro a promuovere il tema dell’accessibilità e dell’inclusione sociale nei musei e nei luoghi della cultura sviluppando servizi innovativi. Ad esempio, ci impegniamo a rendere le collezioni museali fruibili anche ai non vedenti realizzando delle audio-descrizioni che possano essere veicolo di sensazioni visive; d’altronde l’audio descrizione per i non vedenti è un po’ come il gioco che facevamo da bambini: unire i puntini per ottenere l’immagine intera. 

Sono appassionato del web e del mondo dei social media – forse sono un poco ‛addicted’ anche se a fin di bene – dei mezzi potentissimi per promuovere il patrimonio culturale di ogni territorio. Tramite gli strumenti offerti dal web è possibile trasmettere conoscenza, e solo se si conosce si può valorizzare qualcosa. Circa un mese fa ho partecipato a un progetto nella Silicon Valley dove ho potuto visitare musei e conoscere imprenditori e ricercatori di successo per ricavarne storie e idee che possano entusiasmare stimolando il cambiamento. Scrivere, raccontare, comunicare luoghi e costumi diversi: è questo quello che faccio e che voglio fare.

Ho sempre amato Londra e ciò che per me rappresenta: indipendenza, intraprendenza, coraggio. Sei anni fa venni a Londra per trovare un amico. Dovevo rimanere pochi giorni e invece rimasi tutta l’estate dopo aver trovato lavoro in un ristorante. Arrivato settembre decisi di tornare in Italia per concludere la laurea magistrale e ancora mi pento di quella scelta. L’idea di restare nel Sud Italia per contribuire al suo sviluppo, anche se nel mio piccolo, mi ha sempre frenato dal ‛cambiare aria’. Da tre mesi sono di nuovo a Londra. Che cosa è successo? Proprio nel momento in cui sembrava che le cose potessero andare bene mi sono sentito in gabbia. Sentivo Lecce troppo stretta per esprimere la mia personalità e troppo vincolata a logiche autoreferenziali che ne impediscono la crescita. Amo incondizionatamente la mia terra, ma in questo momento ho bisogno di vedere le cose da un’altra prospettiva, ho bisogno di mettere alla prova me stesso, di sfidare i miei ‛mostri sotto il letto’ e di imparare tanto dalle persone. Londra è una città difficile da vivere e rischia di mangiarti vivo. Tuttavia ho il pregio di non voler mollare mai e di intravedere le opportunità che derivano anche dalle situazioni difficili. 

Londra di opportunità ne offre tante. Il mio obiettivo è quello di creare delle sinergie tra questa magica città e il Salento e per raggiungerlo sto lavorando ad una rete tra questi due diversi contesti territoriali per promuovere iniziative socio-culturali che arricchiscano la mia terra e anche quella che ora mi ospita.

I primi passi a Londra sono stati semplici, devo ammettere che sono fortunato. La mia compagna vive a Londra da molto tempo e non ho avuto il problema di trovare un alloggio, cosa non da poco. Ho subito cominciato a frequentare una scuola di inglese per migliorare la lingua; ho chiesto e ottenuto il NIN per poter lavorare qui. Al tempo stesso, mi sono da subito dedicato a identificare e poi contattare direttamente quelle persone e quegli enti che potevano essermi utili per sviluppare le mie idee. Per raggiungere i miei obiettivi occorrerà impiegare del tempo che darà in un futuro, spero non troppo lontano, un ritorno economico. Per poter far fronte alle spese scrivo su diversi blog e curo i canali social di un museo e di alcune piccole organizzazioni culturali.

Sono qui da poco tempo ma Londra mi ha imposto subito di cambiamenti. La timidezza non paga. Puoi essere bravo quanto vuoi ma devi aprirti alla gente, devi ascoltare per poter essere ascoltato, e questo mi piace molto. Qui nessuno mi conosce ed io non conosco nessuno, sono stimolato costantemente dal contatto con altre persone, specialmente quelle appartenenti a culture diverse che mi predispongono verso una maggiore apertura mentale. In ogni caso è proprio quello che cercavo. Venendo da una piccola città in cui ogni spostamento è davvero minimo, è stato difficile prendere delle nuove misure, organizzare il mio tempo in funzione degli impegni e dei trasporti. Le persone vanno tutte di fretta e sembrano sfuggire a qualcosa. Inizialmente mi sembrava impossibile abituarmi ai nuovi ritmi ma ora che ne faccio parte detesto tutto ciò che gira troppo lentamente.

Le mie soddisfazioni maggiori sono quelle che verranno, sono ottimista. Per il momento sono soddisfatto di aver fatto la scelta di cambiare città, di aver conosciuto tante persone e di imparato in poco tempo tante cose che mi torneranno utili molto presto. 

(C’è un luogo di Londra a te caro o che ha un’importanza particolare per te? n.d.r.) Sì il “Vintage Emporium”, una piccola tea room in Brick Lane: è un luogo magico in stile bohemien dove trascorrere il tempo su un vecchio divano sorseggiando del tea, leggendo un buon libro o ascoltando musica balcanica. La prima volta che ci andai c’era una sessione di life drawing dove potevamo ritrarre un modello che posava nudo mentre bevevo il mio caffè. Ho provato ad organizzare un evento simile in un locale a Lecce ma non ti dico neanche cosa mi rispose il gestore.

No, non ho nostalgia dell’Italia. Sono molto concentrato su me stesso e sulle cose che vorrei realizzare a Londra. I miei amici mi mancano naturalmente, ma ho ambizioni molto diverse dalle loro e io ho bisogno di proseguire per la mia strada e conoscere nuova gente. Mi porterei a Londra solo mia madre e la baia di San Gregorio, la località marina dove sono cresciuto e in cui amo stare durante le vacanze.

Ad un italiano pronto a partire direi di armarsi di due cose: ottimismo ed entusiasmo. Sono gli elementi indispensabili per ogni innovazione e cambiamento.Vorrei continuare ad approfondire la conoscenza del panorama culturale londinese e ampliare le mie capacità linguistiche, professionali e soprattutto umane. Mi piacerebbe tornare a Lecce quando mi sentirò pronto, quando saprò di avere imparato da Londra abbastanza per poter essere davvero utile al mio territorio”. 

IK

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