Daria Simeone

Daria Simeone, giornalista per Huffington Post e blogger presso The Italian Wife.

“Nella vita faccio la giornalista. Lavoro come freelance per riviste femminili come Gioia, TuStyle e #3D, occupandomi per lo più di moda, e scrivo di fatti londinesi per l’Huffington Post. I fatti miei invece li racconto sul mio blog, The Italian Wife (che è anche tra i blog dell’Huffington Post). Due giorni a settimana e nei weekend sono mamma full time di una bambina di due anni che si chiama Mia, anche nota come Miss Makki e “la terrorista”.

Ho scelto di trasferirmi a Londra perché questa è una città che ho avuto nel cuore da quando ci ho vissuto per la prima volta nel 2000, per l’anno di Erasmus. Per questo motivo ci sono tornata nel 2011. Ci sono rimasta per amore, ma la sceglierei ancora e a prescindere. Mi fa sentire un po’ al centro del mondo, anche quando piove di continuo e l’estate non si fa viva, anche quando sono l’unica a camminare nella direzione opposta a quelli che appena finito di lavorare corrono dalla City a prendere la metropolitana nella rush hour, e potrebbero anche camminare sul tuo cadavere. 

I miei primi passi sono stati verso i luoghi più emozionanti di Londra, per vincere il magone e la paura del cambiamento, e ricordarmi che valeva la pena essere lì. Appena arrivata avevo bisogno di un cambiamento radicale. Mi ero appena dimessa come redattrice di un quotidiano freepress, a Milano: volevo fare la commessa in un negozio, smettere di scrivere. Ho iniziato a cercare un lavoro qualunque. Poi l’allora direttrice di TuStyle mi ha dato sempre più da fare e quindi eccomi, lo sto ancora facendo.  

Londra mi ha fatto smettere di fare il cambio di stagione nell’armadio. Per il resto non credo mi abbia cambiata. Riconosco le diversità e le abbraccio, il fascino di vivere da emigrante è soprattutto questo: poter vivere in maniera diversa, ma restando sé stessi. Se avessi cambiato personalità per ogni posto in cui sono dovuta o voluta andare a vivere, sarei bipolare (più di quanto non lo sia di natura). Le difficoltà maggiori invece sono state la solitudine tipica di chi lavora da casa, e capire cosa mi stessero dicendo al telefono quelli dei call centre con un accento irlandese, scozzese, o dello Yorkshire. 

La mia soddisfazione più grande? Sentirmi a casa in questa città, così a casa che anche se dovessi lasciarla, Londra resterebbe sempre casa e vorrei sempre tornarci. Sai quel pub sul Tamigi, the Dove, ad Hammersmith? E poi i St. Katrine’s Docks. I posti vicino all’acqua sono fondamentali per me, per ritrovarmi.

Più che nostalgia dell’Italia ho nostalgia delle persone. Che sono in Italia, ma anche in Spagna, in Francia, in Australia. Sono una romanticona, mi mancano la famiglia e gli amici. Ma l’unico vero lusso a cui spero di non dover mai rinunciare nella vita è di poter viaggiare spesso per andare ad abbracciare tutti quando mi iniziano a mancare troppo. 

Ad un italiano pronto a partire una domanda la vorrei fare: hai messo l’ombrello e gli spaghetti nella valigia? Se sì, tirali fuori e lasciali a casa. Piove, ma meno di quanto si racconti e da più di 10 anni a questa parte la pasta la trovi in tutte le forme. Persino la pastina, che ti servirà nei primi mesi per coccolarti mangiando la zuppa di conforto della mamma. Poi ne saprai fare a meno. Buona fortuna.

Io ho tutta l’intenzione di restare e, se dovessi andarmene per un qualunque motivo, tornare qui. Certamente.”

IK

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