Dafne Travia

Dafne Travia, architetto.

“Nella vita amo viaggiare. Sono quella che si può chiaramente definire una “giramondo” o quasi: durante l’università ho studiato in Spagna e in Germania, e una volta terminato gli studi la voglia di continuare a conoscere nuovi posti, culture e lingue ha nuovamente invaso la mia mente. Dopo aver presentato la tesi nel luglio dello scorso anno avevo già iniziato a pensare alla mia prossima meta, e l’idea di un master in Brasile affollava la mia mente ma ben presto i miei progetti avrebbero preso un’altra strada.

Andare all’estero era già una delle mie priorità, una di quelle decisioni su cui ero inamovibile;  in aggiunta volevo migliorare la padronanza di un’altra lingua. Mi sono chiesta: «Ho già un ottimo livello di spagnolo, adoro il portoghese e me la cavo con l’inglese, cosa voglio davvero?» ma la vera domanda a cui dovevo rispondere sinceramente era: «Cosa può essere più utile per il mio futuro?» Beh… la risposta mi sembra scontata visto dove sono ora. E così questo gennaio, a sole due settimane dall’esame d’abilitazione, sono arrivata con due valigie blu, un computer in spalla – che nel mio lavoro non può mancare mai – un giubbotto che mi sembrava insignificante per la temperatura londinese ed una sciarpa nera che mi copriva metà della faccia lasciando visibili solo gli occhi che luccicavano dalla felicità (o forse erano solo lucidi per il gelido e pungente venticello di Londra, ma a me piace pensare che fosse per lo stupore e l’allegria).

Il primo mese è letteralmente volato: mille cose da fare e risolvere, ma prima ancora di farle e risolvere bisognava capire come farle e come risolverle; e poi c’era il problema della lingua, delle immense distanze, e che qui in Inghilterra sembra che tutto sia facile e a misura per gli inglesi ma se sei straniero allora qualcosina si complica.

Ci sono quattro cose che devi fare immediatamente quando arrivi a Londra: 

1. Cercare casa, 

2. National Insurance Number (NIN) 

3. Bank Account 

4. Ed ultimo, ma ovviamente non meno importante, cercare lavoro.

Punto uno, cerca una casa degna di definirsi tale: con condizioni igienico sanitarie decenti e un minimo di dignità – perché qui a Londra ti propongono anche l’affitto della cuccia del cane spacciandola per un monolocale dallo stile minimalista – tenendo a mente di avere a disposizione un budget limitato e che la casa sia geograficamente ancora definibile Londra.

Punto due, chiama e prendi un appuntamento il prima possibile per il NIN perché le file d’attesa sono davvero interminabili: sembra quasi che qui a Londra ci siano solo stranieri e che gli inglesi siano solo un’invenzione turistica per dare credibilità a questa città cosmopolita.

Punto tre, aprire un bank account può rivelarsi un’impresa epica, degna di essere inserita nelle dieci fatiche di Ercole, almeno per quanto riguarda la mia esperienza. Il nocciolo del problema era che non accettavano come documento la carta d’identità italiana né la patente di guida, ma l’unico documento accettato era il passaporto (che io non avevo) o una qualche bill che testimoniasse la mia residenza qui a Londra. Dopo aver parlato con svariate banche, e aver perso circa due mesi per risolvere il tutto, ho visto la luce alla fine del tunnel; ne trovo una che mi ha aperto il conto in una settimana, compilando solo un modulo online e presentando il tuo DNI. Santa “Halifax”, la consiglio a tutti!

E infine quarto punto, cerca un lavoro. Questo è forse la cosa più facile e difficile allo stesso tempo qui a Londra. Se vuoi lavorare qui puoi farlo 7 giorni su 7 per 24 ore al giorno; uno, due o tre lavori, nessun problema, ma ovviamente devi puntare a lavoretti temporanei e in settori turistici come cameriere e commesso; se invece vivi qui e vuoi intraprendere un lavoro specializzato in settori di un certo livello allora tutto diventa più difficile. Ovviamente quasi tutte le compagnie cercano gente con esperienza e, per tornare al tema “a volte sembra l’Inghilterra sia fatta solo per gli inglesi”, cercano gente che abbia già esperienza nel Regno Unito. Questo è quello che mi sono sentita dire per circa due mesi alle centinaia di CV che ho inviato online alle svariate offerte di lavoro.

Ma ovviamente non è tutto nero, è risaputo che la ruota gira. Io sono stata davvero fortunata, ho iniziato a lavorare come architetto part-time dopo quattro giorni dopo il mio arrivo, e dopo tre mesi una compagnia di vetri per architettura mi ha dato la possibilità di lavorare per loro e di iniziare un magnifico percorso lavorativo anche senza avere esperienza in questo settore.

La cosa bella di Londra è che se hai aspettare l’occasione buona arriva per tutti, e tu devi essere li pronto ad afferrarla e saperla sfruttare al 100%. La mia soddisfazione più grande è stata proprio questa, trovare un lavoro che amo, e vi assicuro che sentirsi dire da quello che è il tuo capo, che non ti conosce minimamente ma ti sta dando una possibilità e fiducia, che vede in te un grande potenziale e ti ringrazia per essere nella sua compagnia, non ha davvero prezzo!

Adesso la mia vita qui ha iniziato ad avere una routine, un ritmo veloce scandito da orari d’ufficio, viaggi in metro, scadenze e impegni vari; sono entrata anche io a far parte dell’esercito di pendolari che corrono da una parte all’altra della città.

Il mio consiglio a tutti quelli che come me hanno voglia di partire è che se non avete ancora la valigia pronta, affrettatevi a farla! Affrontare la partenza ed un esperienza all’estero, ti fa crescere, ti stimola la mente, ti aiuta a crescere ed ad affrontare i problemi, ti rende più socievole e ti permette di avere una visione a 360 gradi della vita.

I miei progetti per il futuro sono molti, al momento stare qui e battere il chiodo finché è caldo, ottenere esperienza lavorativa e ovviamente migliorare al massimo il mio inglese; in futuro chi lo sa, l’idea del Brasile non mi ha mai del tutto abbandonata e sono sicura che anche se non sarà quella la prossima meta, il prossimo viaggio e la prossima avventura di vita non sono poi così lontani.”

IK

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