Cristina Savian

Cristina Savian, application engineer per Autodesk.

“Da due anni sono un application engineer per Autodesk, leader mondiale nella fornitura di software di progettazione: mi occupo della parte tecnica di prevendita per i software per la progettazione delle infrastrutture. Quasi ogni settimana viaggio per lavoro, soprattutto in Europa ma mi è capitato di andare anche in America. È un lavoro fantastico, che mi piace molto, e che mi fa conoscere città, persone e culture diverse. Non so se riuscirò mai ad annoiarmi! A questo impiego sono arrivata dopo aver lavorato per 15 anni nei trasporti e nella viabilità stradale, per lo più nel settore pubblico. Per ben due volte ho lasciato un posto pubblico a tempo indeterminato, non solo in Italia ma anche a Londra.

Onestamente non avevo mai pensato di trasferirmi definitivamente all’estero. Avevo un posto pubblico in Italia, sogno di molti connazionali ma ahimè non il mio: sono arrivata a Londra con l’intento di rimanere tre mesi per uno stage, dopo essermi aggiudicata una borsa di studio mentre facevo l’università studiando al serale di Torino. Londra mi ha letteralmente risucchiata e non mi ha mai più lasciata andare via. Dopo dieci anni è ancora in grado di stupirmi e di offrirmi un’infinità di opportunità, una dopo l’altra, senza sosta.

Come per tutti la casa è stata il mio punto di partenza, e ovviamente la lingua è stata il secondo. Ricordo di aver trascorso mesi e mesi a studiare, a guardare un infinità di film in inglese prima di partire e, ovviamente, quando poi arrivi ti ritrovi in una realtà ben diversa e ti rendi conto che le tue fatiche sono state pressoché inutili. La conoscenza della lingua è essenziale. Il condividere casa con persone di tutto il mondo è stata un’esperienza unica, bellissima e molto positiva, e soprattuto mi ha fatta sentire meno sola ma, come poi capita a molti, dopo cinque anni non vedevo l’ora di avere un posto tutto per me.

Londra più che avermi cambiata, mi ha stravolto la vita. Mi ha aperto la mente a 360 gradi e mi ha resa più buona, gentile e soprattutto onesta. Le tante persone che ho avuto modo di conoscere in questa città così cosmopolita mi hanno insegnato moltissimo ma, forse più di tutto, mi hanno insegnato a rispettare il prossimo andando oltre razza, religione, orientazioni sessuali ed ogni tipo di disabilità, ad avere una sensibilità che sicuramente non apprezzavo prima. Sono arrivata a Londra con un bagaglio personale molto pesante ed un infanzia difficile che credevo, almeno fino a quel momento, mi precludessero qualsiasi traguardo. Forse in Italia questo era il caso, ma a Londra è stato diverso, perché Londra ti accetta così come sei e non ti chiede né di cambiare né di essere ciò che non sei. Mi ha insegnato ad accettare me stessa. 

Le difficoltà più grandi, ancora oggi, sono la stanchezza infinita dovuta alla velocità folle a cui questa città corre ogni giorno: qui la concezione del tempo è diversa, è tutto così frenetico. Ma anche lottare col sistema burocratico inglese: ricordo l’aprire il conto in banca come un avvenimento da celebrare. La mia altra grande difficoltà è stata sicuramente arrivare qui prima di aver terminato gli studi. Dover fare avanti e indietro per completare la laurea è stato senza dubbio un grosso sacrificio, per non parlare del lato economico. Londra è una città costosissima, soprattutto all’inizio quando ancora non la conosci; poi migliora e inizi a scoprire mille modi per risparmiare, come gli eventi gratuiti o i chiarity shops, e scopri che puoi farti tagliare i capelli dai più famosi parrucchieri di Londra completamente a gratis, semplicemente rispondendo ad un annuncio su Gumtree.

Di soddisfazioni ce ne sono state moltissime. Fin dall’inizio ho avuto il presentimento che rimanendo in questa città avrei potuto crearmi un futuro migliore, ma non avrei mai pensato di poter raccogliere negli anni così tante soddisfazioni e cambiare così il mio destino. La più importante e significativa è stata l’aver potuto studiare in un università importante come l’Imperial College. Qui spesso il datore di lavoro non solo ti concede tempo per frequentare corsi o l’università, ma ne sostiene anche la parte finanziaria. Per me è stato come vincere un terno al lotto. Dopo tre anni molto faticosi, passati studiando e lavorando, ho completato il mio master, e il giorno della laurea alla Royal Albert Hall, ammantata nella mia bellissima toga, ho capito che le mie fatiche erano finalmente state ripagate. Avevo coronato uno dei miei sogni e la mia vita da quel momento sarebbe cambiata, perché avevo la chiave non solo per una porta ma anche per un portone. Le soddisfazioni sono continuate in modi inaspettati, così come inaspettato è stato l’essere riuscita a comprare un appartamento grazie agli schemi di shared ownership del governo: un’opportunità unica che non mi sono fatta scappare. Per non parlare poi della soddisfazione di aver fatto parte dell’evento sportivo più grande al mondo, le Olimpiadi del 2012, e ora di lavorare per una delle più importanti multinazionali nell’information technology.

Di questa città sono moltissimi i luoghi che mi sono cari. In dieci anni ho raccolto così tanti ricordi, ma sicuramente Greenwich con la Cutty Sark e il suo parco saranno sempre nel mio cuore, non solo perché ci ho vissuto per molti anni, ma soprattutto perché ero il transport manager del parco durante le Olimpiadi. 

Sì la nostalgia dell’Italia è molta, soprattutto perché ho due sorelle a cui sono legatissima e che cerco di vedere il più possibile. Ma anche il cibo mi manca molto. I sapori della mia città mi mancavano così tanto che qualche anno fa ho iniziato a organizzare cene di beneficienza a casa mia, i cosiddetti supperclubs, in cui cucino cibi tipici piemontesi. In questo modo non solo sono più felice e faccio del bene grazie al denaro raccolto, ma ho anche l’opportunità di far conoscere la mia regione e i suoi cibi ad altre persone. 

A chi parte consiglierei di studiare la lingua il più possibile, e terminare il percorso di studi già cominciato prima di partire (lo dico per esperienza!) Qui la competizione è altissima e devi lavorare sodo per poter emergere ma, se credi in te stesso e sei pronto ad impegnarti, le opportunità ci sono per tutti e le soddisfazioni, se saprai attendere, prima o poi arriveranno. Il sistema britannico è meritocrativo: non conta da dove vieni, e non devi essere ricco per poter iniziare; ciò che conta è quello che sei in grado di fare e il valore aggiunto che puoi offrire. Se hai molto da offrire, questo paese ti offrirà molto in cambio. 

Oramai ho smesso di fare progetti, o chiedermi dove vivrò in futuro: forse un giorno Londra mi lascerà andar via, ma per ora la mia vita è qui, tra le nuvole grigie e le luci di un mondo che non si ferma mai. “

www.merendasinoirasupperclub.com

IK

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