Caterina Raniolo

Caterina Raniolo, ostetrica e NHS Project Manager.

“Quando mi chiedono cosa faccio nella vita io rispondo sempre che “sono” un’ostetrica e non che “faccio” l’ostetrica, perché  il mio non è solo un lavoro ma una passione, una filosofia di vita, un grande amore. 

Da tre anni lavoro al Barts Health Trust, dove mi occupo di una serie di progetti che riguardano la riduzione dei cesarei, taglio dei costi, miglioramento dell’esperienza delle partorienti, riduzione dei tempi d’attesa in ospedale ecc.

Mi sono laureata nell’aprile del 2011, ed ho passato i cinque mesi successivi a mandare curricula in maniera quasi maniacale a tutti gli ospedali e le cliniche private d’Italia; ho fatto un concorso pubblico per un posto come ostetrica in un ospedale di un piccolo paesino del nord Italia, di cui non ricordo nemmeno il nome, a cui ci siamo presentate in 800. Ero scoraggiata, piangevo molto e non mi capacitavo del fatto che non potessi trovare un lavoro pur essendomi laureata col massimo dei voti.

Un giorno una mia amica mi ha parlato del Regno Unito, di questo posto dove esisteva meritocrazia e dove l’ostetrica era una professionista indipendente, per cui ne parlai subito con i miei genitori e mia madre mi ha detto: «Cate, non fare spegnere il fuoco che hai dentro e vai dove sarai felice»

Dopo un paio di mesi come ragazza alla pari nell’Hampshire ho deciso di trasferirmi a Londra: tutto sommato è stata una scelta facile, ho pensato ai tanti aeroporti che mi avrebbero facilmente collegata alla mia amata Sicilia, e a tutti i posti del mondo che avrei potuto visitare. In più a Londra ci sono tantissimi ospedali, quindi avrei avuto molte più possibilità di trovare lavoro and, last but not least, pensavo che a Londra avrei avuto modo di specializzarmi in più settori dell’ostetricia, continuare a studiare e intraprendere una carriera entusiasmante. E non mi sbagliavo!

Per i primi due mesi ho continuato a fare la ragazza alla pari, quindi non ho dovuto pensare a casa e affitto, ma non appena ho ricevuto il numero di registrazione all’albo del Collegio delle Ostetriche e degli Infermieri, ho iniziato con i concorsi in ospedale.

Ricordo ancora quando ho ricevuto la telefonata nella quale mi offrivano un contratto di lavoro – permanente – come ostetrica: ero felicissima, tremavo e piangevo di gioia. Ho chiamato subito mio padre su Skype e anche lui si è commosso. Non riuscivo a credere che finalmente il mio sogno si era realizzato, qualcuno credeva in me, nelle mie capacità e voleva premiarmi per tutto il mio impegno e dedizione.

Londra mi ha resa molto più sicura di me: non sono mai stata una persona insicura, ma sono orgogliosa di essere riuscita ad affermarmi appieno nel mondo del lavoro e di essere una ragazza indipendente. Ho tanti amici e adoro la mia vita, mi reputo una persona felice, e sono fiera di me stessa se penso a quanto velocemente ho imparato l’inglese, ai viaggi che ho fatto, alle persone che ho incontrato e che mi hanno arricchita. In più ricevo soddisfazioni quasi ogni giorno, sento che quello che faccio viene apprezzato e riconosciuto, e sento di aver fatto la scelta giusta a venire qui. La mia soddisfazione più grande è stata quella di essere selezionata per il British Medical Journal Awards 2015: è stato bellissimo essere presente alla cerimonia, ero alle stelle e pensavo di essere agli Oscars.

Ho nostalgia della mia famiglia, degli arancini e dei cannoli, del limoncello, del mio mare, del mio sole; non ho nostalgia della mentalità un po’ bigotta delle persone né di un Paese che non ha creduto in me, che non mi ha voluta, che mi ha fatta scappare da sola a 23 anni, con in mano una valigia piena di libri  e di sogni. 

La mia giornata tipo inizia con il caffè fatto con la mia caffettiera e i biscotti della Mulino Bianco, poi vado in ufficio, lavoro dal lunedì al venerdì, leggo e mando email, vado ai meeting, tengo lezioni per le nuove ostetriche assunte e per le studentesse. Dopo il lavoro vado in palestra a scaricarmi un po’, dopo doccia e relax. Sono una ragazza molto socievole, ci sono settimane in cui esco sette sere su sette (non chiedetemi come faccia e dove trovi le energie perché non saprei rispondere!) Sto seguendo un Post-graduate Course alla Middlesex University, quindi alterno giorni all’università e altri a lavoro, e studio nello spare time (quando riesco a trovarne). Il mio piano era inizialmente di tornare in Italia dopo due anni all’estero, ma ora penso di restare qui a Londra a tempo indeterminato e sicuramente continuerò a lavorare nel settore del Project Management. 

Sono stata recentemente contattata da un ospedale del nord Italia che voleva offrirmi un contratto a tempo determinato, che ho ovviamente rifiutato: tornerei in Italia solo se riuscissi a trovare un lavoro adatto a me nella mia Sicilia, se avessi la certezza che nessuno mi tarperebbe le ali e se avessi la possibilità di affermarmi veramente. 

Ad un italiano con la valigia pronta e il biglietto in mano direi: «Non dimenticare di mettere in valigia un barattolo del sugo fatto in casa da tua madre perché sarà una delle cose che ti mancherà, per il resto starai benissimo qui, ti abituerai al grigio delle giornate, alla frenesia, ai vagoni della tube stracolmi di persone sempre di corsa». E ben presto ti accorgerai di essere sempre di corsa come tutti gli altri, quei due minuti in attesa del treno successivo ti sembreranno un’eternità, e apprezzerai le giornate di sole in cui potrai andare a rilassarti al parco.”

IK

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