Carolina Are

Carolina Are, account executive per Manifest London e blogger part-time su Couchsurfer Reviews.

“Mi sono trasferita a Londra quando avevo diciotto anni per frequentare il mio corso di laurea triennale in giornalismo alla City University of London. Non mi piaceva il giornalismo italiano con cui sono cresciuta, lo vedevo troppo schierato, quindi ho deciso di trasferirmi nella patria della BBC. In più, ho sempre amato Londra e l’inglese, e non ho saputo resistere: paradossalmente, l’università qui a Londra, è venuta a costarmi pure meno della retta di  università quotatissime in Italia. Col tempo ho capito che la creatività delle pubbliche relazioni mi attirava di più dell’aridità del giornalismo inglese, anzi, sono arrivata a pensare che un giornalismo con l’imparzialità inglese ma la creatività italiana per me sarebbe l’ideale!

L’Italia per me significa famiglia, vacanza, relax, persone semplici, cibo e relazioni genuine. Quindi è un po’ un sogno italiano, un posto dove ho bisogno di ritirarmi per un po’ per sfuggire allo stress. Allo stesso tempo però mi ricordo come mi sentivo quand’ero una teenager: volevo una sfida, volevo fare cose nuove ogni giorno, e Londra è il posto ideale per sentirsi così. Quindi diciamo che mi mancano il cibo, il mare e il bel tempo, ma mi sento perfettamente a mio agio qui. Se piovesse di meno magari!

Ricordo il trasferimento dentro i dormitori dell’università in una stanza spoglia e grigia e i miei che mi lasciavano lì. Mi ricordo di essermi messa a piangere per la paura e le corse tra Argos, Sainsbury’s e Marks & Spencer per comprare le prime cose per la casa, per poi rendermi conto che avrei potuto pagar meno in altri negozi. Mi ricordo le camminate di 10 minuti che sembravano lunghe un’ora, perché ero lenta e poco abituata ai ritmi cittadini. Mi ricordo le prime amicizie e le feste con amiche che al tempo non conoscevo ma che ora sono la mia “safety net”. E’ stato strano, ma me la son cavata!

Londra mi ha reso molto più sicura di me. Non sono mai stata timida, ma adesso mi pongo molti meno problemi ad osare nel modo di vestire, a parlare in pubblico o semplicemente a prender parte in nuovi progetti. Londra mi ha insegnato ad esser ancora più perfezionista di quanto fossi già, ma allo stesso tempo a rilassarmi: non posso essere sempre la migliore tra 9 milioni di persone. Londra mi ha insegnato ad accettare una sfida e mi ha fatto capire di essere una combattente: il “if I can make it there, I can make it anywhere” di New York, New York funziona benissimo anche per Londra.

Allo stesso tempo, qui ho forse perso l’ottimismo e la spensieratezza che avevo in Italia. Non so se sono semplicemente cresciuta o se l’atmosfera più nordica mi abbia un po’ buttata giù, ma sento sempre di più che non sempre qui le persone hanno tempo da dedicarti e che non è facile conoscere a fondo gli amici o i partner, visti gli stili di vita frenetici che tutti facciamo. Perciò direi di aver guadagnato tanta soddisfazione personale, ma di averla anche pagata con tanta diffidenza.

All’inizio, capire le intenzioni delle persone non era sempre facile: soprattutto in fatto di appuntamenti, ho preso tante batoste. Non riuscivo a capire le persone per com’erano veramente. Ora però penso di aver un minimo di esperienza nel capire quando certi atteggiamenti vengono da genuino interesse o solo cortesia culturale.

La mia laurea é stata la mia soddisfazione più grande, il premio per la miglior tesi del mio corso (basata su come i giornalisti inglesi hanno commentato la morte di Margaret Thatcher su Twitter) che è poi stata selezionata per essere presentata alla conferenza internazionale ECREA 2014 a Lisbona e l’’essere assunta da un’azienda all’avanguardia senza nessuna raccomandazione.

Sono un’early riser, quindi la mia settimana inizia alle 6 del mattino del Lunedì, quando mi alzo per andare in piscina ed evitare la bolgia da fine-lavoro.

Tutti i lunedì faccio colazione coi miei colleghi durante il primo meeting della settimana. Le mie giornate sono un velocissimo, stressante ma anche gratificante coordinamento di vari clienti – da app per smartphone ad aziende produttrici di bevande alcoliche. Chiamo i giornali per vendere loro l’ultima news story dei miei clienti, contribuisco a creare campagne pubblicitarie, scrivo rassegne stampa ed articoli ed organizzo eventi. Le serate le passo scrivendo, leggendo, facendo sport (quando non lo faccio alle 6 di mattina) e scoprendo nuovi ristoranti e cocktail bar. I giovedì di solito esco a bere qualcosa coi colleghi, mentre passo i weekend in giro per Londra tra brunch, mostre d’arte, cinema ed eventi.

A qualcuno che sta per partire, direi prima di tutto di ricordarsi che qui niente ti è dovuto. Devi lavorare, e lavorare tanto. Probabilmente, all’inizio ti sentirai piccolo, ti sentirai un luogo comune come i tanti nostri connazionali che vengono qui per cercare fortuna. Se però continui a farti il mazzo, in qualunque settore tu sia, se tieni duro, prima o poi ce la farai. Dimentica il clima, dimentica la mancanza di casa: qui a Londra è tutto a portata di mano, se riesci a pensare da insider.

Non credo che tornerò in Italia, ma nemmeno che resterò qua a Londra. Sono in cerca di un posto che unisca il calore della mia natia Sardegna alla vivacità di Londra… E penso di averlo trovato! Dopo due mesi passati a fare Couchsurfing negli Stati Uniti (come potrete leggere sul mio blog), il mio nuovo sogno è trasferirmi a San Diego, California.

L’ideale sarebbe lavorare per un’azienda grande abbastanza da avere una sede in America, il che mi aiuterebbe ad avere il visto per stabilirmi oltre l’Atlantico.

Per quanto riguarda i progetti lavorativi, mi piacerebbe continuare a scrivere e, un giorno, pubblicare un libro (ne ho già scritti tre, senza troppa fortuna).

IK

Italian Kingdom è una startup comunitaria che con un magazine e una radio racconta le storie degli italiani all’estero. #ItalianKingdom