Bruno Zamborlin

Bruno, ricercatore musicale e inventore di Mogees.

“Ho scelto di venire a Londra perché ho vinto una borsa di dottorato in Music Technology presso la Goldsmiths University, una delle poche realtà in Europa valida in questo settore. Londra quindi era l’unica città che potesse offrirmi quello che cercavo dal punto di vista lavorativo e non solo: questa è una metropoli che ogni giorno offre mille opportunità, la sua multiculturalità e la sua diversità sono un continuo stimolo.

Credo che tutti quelli che vivono fuori ad un certo punto provino nostalgia dell’Italia. Personalmente mi mancano i miei amici, la famiglia e poi alcuni valori che se da un lato forse rappresentano i cliché dell’italiano all’estero, dall’altro sono terribilmente reali: il calore umano, lo scambiare due chiacchiere al bar, la voglia di vivere anche fuori dal lavoro. Londra in fondo credo sia una città scelta principalmente per lavorarci, è un luogo “business-centrico” mentre in Italia si tende a godersi di più la vita, i ritmi sono più dilatati, è più facile parlare, comunicare.

Mi sono trasferito a Londra nel 2011 dove ho iniziato un dottorato che è durato 3 anni e mezzo. Incredibile ma vero, la prima cosa che ho fatto, dopo due mesi qui, è stata un installazione ospitata dal British Museum. Si trattava di un sistema a 4 telecamere a raggi infrarossi in grado di tracciare i movimenti dei visitatori all’interno di una stanza e usarli per controllare i movimenti di alcuni personaggi storici all’interno del museo. Un po come una sorta di specchio ma con una persona famosa riflessa al posto di te stesso. Un inizio niente male direi. Pensando alle difficoltà maggiori che ho incontrato appena arrivato, la prima cosa che mi viene in mente è la lingua. Dopo un Erasmus in Olanda e un esperienza a Parigi dove inizialmente parlavo solo inglese, ero convinto di essere padrone della lingua ma arrivato a Londra ho scoperto che non era così. La ricchezza del vocabolario qui è molto più ampia, è stata una bella sfida all’inizio.

Di soddisfazioni devo dire che questa città me ne ha date parecchie, ma la più grande è senz’altro quella arrivata la scorsa settimana. Dopo tre anni di durissimo lavoro ho finalmente lanciato sul mercato il prodotto della mia start-up attraverso una campagna di crowdfunding su Kickstarter e nel giro di 24 ore abbiamo raggiunto il goal di 20.000£! La mia start-up si occupa di realizzare il Mogees, un dispositivo che permette di trasformare qualsiasi oggetto intorno a noi in uno strumento musicale e che ha diverse possibili applicazioni in campo musicale ma non solo. Ha già raccolto molto interesse in tutto il mondo e poterlo finalmente lanciare sul mercato è davvero una grande, indescrivibile soddisfazione.

Se dovessi descrivere la mia settimana tipo: Mi sveglio presto e dedico i primi minuti della giornata a fare un po’ di meditazione, poi bevo un thè e faccio ginnastica. Esco e dalle 9:30 sono in ufficio fino almeno alle 8 di sera. Dopo lavoro, in genere trovo il tempo per una birra con gli amici o magari vado a vedere un concertino ma non sono mai a casa prima delle 10 di sera. Il weekend cerco di dedicarlo ad esplorare altre città o quando posso, raggiungo in giro per l’Europa il gruppo con cui suono, i Plaid. Spesso poi capita di essere in giro per il mondo per mostre ed eventi di presentazione del Mogees, il mio gioiellino.

Ad un italiano con la valigia pronta ed il biglietto in mano direi che sarà una bellissima esperienza, probabilmente non durerà tutta la vita ma di certo imparerà un sacco di cose, per cui sarà un esperienza di cui non si pentirà. Gli direi di godersela al massimo. Personalmente quando mi chiedono cosa farò di qui a qualche anno o se tornerò in Italia io non so rispondere. Lascio gli eventi decidere per me e inseguo le opportunità che si creano. Poi per quanto riguarda il rimanere a Londra, non so se è una scelta che compierei, questa è una città di passaggio, nessuno rimane mai troppo a lungo ed io sono un po’ stanco di farmi amici che poi, dopo un po’, vanno via.”

IK

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