Arnaldo Tagliacozzo

Arnaldo “Daddo” Tagliacozzo, illustratore freelance.

Io e la mia compagna abbiamo scelto di trasferirci a Londra parecchi anni fa. Era il 2007 e lei, ricercatrice all’università, scelse di seguire la sua carriera a Londra e in quel momento, da architetto, pensai anche io che Londra potesse essere il posto giusto per me. Poi è arrivata la crisi e le cose sono cambiate, soprattutto nel mio campo, tuttavia è stata la stessa crisi poi a spingermi verso la mia vera passione, il disegno, e tutto sommato è andata bene così.

Non appena arrivato la lingua è stata sicuramente una delle più grandi difficoltà ma superato l’inevitabile scoglio iniziale, ti accorgi che quella linguistica non è l’unica barriera da superare. Devi fare i conti con una società che non fa sconti a nessuno, circondato da una cultura molto formale ma anche estremamente pragmatica. Anche lo shock culturale in fondo si supera dopo un po’, fino a quando non ti rendi conto, con sorpresa, che quando si tratta dei tuoi figli finisci per essere meno elastico e porti nuovamente altre domande. 

Per noi che eravamo già una coppia magari è stato più facile rispetto a chi affronta il trasferimento da solo, tuttavia è stato difficile ritrovarsi senza la nostra rete di relazioni, amici e famiglia e dover contare solo su noi stessi in un contesto completamente nuovo.

Per certi versi tuttavia ritengo di essere “caduto in piedi”. La mia compagna aveva già vissuto per un anno a Londra e ci eravamo informati già su dove cercare casa. Un aspetto fondamentale che cambia il modo in cui vivere una città così vasta, veloce e multietnica come Londra. Oggi viviamo a Stoke Newington e onestamente non mi saprei immaginare altrove. Ho dovuto comunque affrontare momenti anche molto duri. Proprio per la sua particolarità e per la sua infinita offerta, Londra può arrivare a spaventarti e quindi a schiacciarti. Però ho imparato, sto imparando ancora a guardarmi attorno e ad essere curioso non dando mai le cose per scontate.

I miei due figli sono nati entrambi qui. Non abbiamo alcun rimpianto per non esser tornati a casa “neanche” in queste due occasioni anche se è stato molto faticoso. Il piccolino (due anni) va all’asilo. Ma solo tre giorni la settimana perché al momento non possiamo permetterci di più. Detto fra noi, è il tempo che posso dedicare al lavoro. La grande (6 anni) invece va a scuola tutta la settimana. Giovedì e venerdì quindi faccio il papà a tempo pieno. Siamo una famiglia un po’ buffa, a ruoli invertiti rispetto a quelli tradizionali ma forse è proprio questo il bello oltre che un bell’esercizio per me e per la mia compagna.

La nostra casa è qui. Sono felice di aver affrontato insieme a loro nuove difficoltà e anche di essere riuscito a reinventarmi come illustratore, quello che è sempre stato il mio sogno nel cassetto.

Inoltre, presto lancerò una campagna Crowdfunding per sostenere la mia partecipazione alla New Artist Fair presso la Truman Brewery di Londra, un momento importantissimo per la mia carriera oltre che una grande emozione. 

Pensando al futuro, tornare in Italia non mi pare probabile. La burocrazia sarebbe in grado di uccidere qualunque slancio e con due bambini piccoli le cose si complicano a dismisura. Restare.. chi sa? Ogni tanto facciamo l’utile esercizio di provare a muoverci, seriamente.. e il risultato è che siamo ancora qui.

A te che invece stai per partire con la valigia pronta beh.. appena arrivi ti consiglio di venire a cena!!!

IK

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