Arianna Ferrini

Arianna Ferrini, studente di dottorato in scienze cardiovascolari presso l’Imperial College London. 

Londra mi ha sempre affascinato, sin dalla prima volta quando ero bambina. È una città dove l’energia è tangibile, la curiosità sempre stimolata, ti sorprende a ogni angolo e ti permette di chiamarla tua. Ho studiato Biotecnologie Mediche a Firenze, sono venuta in Erasmus nel 2012 per sei mesi e da lì ho fatto di tutto per rimanerci. Così ho avuto anche la fortuna di trovare il lavoro che amo e per il quale ho studiato.

Quello del ricercatore è un lavoro duro e impegnativo, per un giorno in cui le cose funzionano ce ne sono 99 in cui non vanno come previsto, ma è anche (per me) il lavoro più bello del mondo.. tanta soddisfazione e zero noia! Al momento lavoro in un laboratorio di ricerca studiando un modo per sistemare i cuori quando non battono più come dovrebbero.. Qui hanno le risorse economiche e sopratutto mentali per fare ricerca scientifica come si deve e questo è quello che mi ha spinto a inseguire il mio sogno. 

Londra l’ho sempre amata, da subito, credo che sia bellissima e che non sia paragonabile a nessun’altra città al mondo. Per conoscerla in tutti i suoi angoli, anche (e soprattutto!) i meno famosi e fotografati, ho sempre fatto delle grandi passeggiate. È vero che qui le distanze sono in media molto più grandi di quelle a cui siamo abituati in Italia (a Firenze in mezz’ora attraverso la città, qui mezz’ora è “vicino”), ma camminando si può apprezzare la vera essenza dei diversi quartieri, trovare i propri luoghi e iniziare così a sentirsi a casa. A Londra c’è posto per tutti e per nessuno, nel senso che è immensa, piena di gente che corre e sopratutto all’inizio è facile sentirsi sopraffatti. Tuttavia, prima o poi qualcosa fa click e trovi improvvisamente la tua dimensione e scopri che sentirsi a casa tra 8 milioni di persone è ancora più bello! 

Questa città mi ha cambiata. È inevitabile che accada. Cammino molto più veloce di prima e non so più fare a meno della birra del venerdì sera, ad esempio. Non smetterò mai di esserle grata per avermi trasmesso la sensazione di potercela fare, senza aiuti, e per la normalità di parlare ogni giorno con persone di tantissime nazionalità diverse. 

Quello che ho trovato più difficile è stato lo scontro con certa burocrazia e una precisione (che a volte sfocia nell’ottusità..) a cui non siamo affatto abituati.. Quando però ti rendi conto che è anche grazie a questo che le cose funzionano inizi a passarci sopra. Ovviamente anche il meteo non aiuta all’inizio, soprattutto d’estate quando la differenza si fa sentire ancora di più. E poi, i fagiolini e i pomodori e le zucchine che costano come delle pietre preziose e non sanno di nulla! Tutto questo è comunque un prezzo che pago più che volentieri per avere la vita che ho costruito in questa città.

La mia soddisfazione più grande è senza dubbio quella di poter dire che “il mio posto è qui”. Aver trovato il dottorato dei miei sogni in una prestigiosa università, rimboccandomi le maniche e avere la mia cerchia di amici, italiani e non, che sono diventati la mia seconda famiglia. E poi da due anni a questa parte vivo a Londra col mio ragazzo, anche lui italiano e anche lui ricercatore come me, quindi ogni grande piccola soddisfazione vale doppio! 

Sono particolarmente legata all’East London. Anche se adesso vivo ad Hammersmith, e mi piace tantissimo. Appena arrivata vivevo vicino a Spitalfields Market e l’atmosfera dei mercatini domenicali tra Brick Lane, Columbia Road e Shoreditch, col loro mix di mode, sapori e colori, è insostituibile. Ci torno appena posso! E poi i parchi, Holland Park tra tutti, una vera e propria oasi in pieno centro!

Ho nostalgia dell’Italia, tantissima. Mi manca la mia famiglia, i miei amici, la mia bellissima Firenze e il mio gatto. Tornare a casa è sempre bellissimo, ma sono partita per scelta e non per fuga e questo fa la differenza. Mi arrabbio sempre con chi mi dice “ah, ti manca l’Italia, allora non stai bene a Londra”, niente di più falso. Qua sto benissimo, non posso chiedere di più e per ora non c’è nessun altro luogo in cui vorrei stare. Però ovvio, la nostalgia fa parte di quel prezzo da pagare di cui parlavo prima.. La cosa bella è che a Londra tutti ti verranno a trovare prima o poi. Ci sono settimane in cui il nostro flat sembra un bed and breakfast ed è stupendo! 

Ad un italiano con la valigia pronta direi di avere degli obbiettivi chiari e di non farsi spaventare da questa città e dai propri sogni perché non saranno mai troppo grandi. E di ascoltarsi “Costruire” di Niccolò Fabi.. “Immagina a una gioia, probabilmente penseresti a una partenza“.. 

Adesso la mia vita è qui, qualche altro anno di sicuro, poi si vedrà.. Certo, un giorno mi piacerebbe tornare in Italia, ma mi piacerebbe anche continuare a fare il mio lavoro come si deve e temo che tante (troppe?) cose debbano cambiare nel nostro paese perché questo sia possibile.. Ci proverò, anche perché vorrei poter portare in Italia quello che sto imparando qua. Ma in questi anni ho imparato che si può benissimo chiamare “casa” più di un luogo.. quindi.. chissà!

IK

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