Anna Vallarino

Anna Vallarino, senior producer per una casa editrice e blogger.

“Sono venuta a Londra più di quattro anni fa per seguire un Master in Editoria. In quel momento vivevo a Milano, ma non ero contenta. Volevo lavorare nell’editoria ma mi sembrava impossibile. I siti delle case editrici non avevano mai, dico mai, un annuncio di lavoro, e io non sono mai stata brava ad arruffianarmi le persone o ad andare agli eventi giusti per conoscere la gente giusta. «Cambia campo, l’editoria in Italia sta morendo. Non c’ è lavoro». Queste parole le ho sentite diverse volte, proprio da persone che stavano lavorando nell’editoria. Ora saprei benissimo come rispondere: «Cambialo tu, e lasciami un po’ di posto».

La difficoltà più grande all’inizio è stata la lingua. Non capire e non riuscire a dire quello che avrei voluto, nella maniera che avrei voluto (non che ci sia ancora arrivata) è stato frustrante. Ma è stato anche un bene: per un poco ho tenuto, finalmente, la bocca chiusa e osservato e pensato di più. Acquisire l’inglese come seconda lingua è sempre stato un mio desiderio. Amo la letteratura e la stampa anglosassone e, finalmente, riuscire a leggere libri e i giornali senza la mediazione di nessuno è una grande soddisfazione. A casa mia ho sempre respirato l’ammirazione per il popolo inglese. Mio nonno ha sempre lodato la loro serietà e il loro coraggio, mio padre la loro mentalità liberale e la loro coscienza civile. Direi che è quello che amo della Gran Bretagna. Non è un paese perfetto, ma qui mi sento libera. La Chiesa non incombe sulla nostra vita quotidiana, prima di tutto c’è la tua libertà di scelta in quanto individuo. Se hai voglia di fare qualcosa, hai tutto il diritto di farlo. Cambiare lavoro, studiare, non importa quanti anni hai. La Gran Bretagna è un paese classista, ma se hai voglia di impegnarti in qualcosa nessuno ti guarderà con sufficienza.

Ora sono senior producer per una casa editrice. Avrei voluto fare l’editor, ma non essendo madrelingua inglese, ho dovuto trovare un compromesso. Ho lasciato da poco un contratto indeterminato per uno determinato in vista di un avanzamento di ruolo. Alcuni possono pensare che io sia matta, ma non mi fa paura cambiare, sono fiduciosa e sicura che troverò qualcosa d’altro. E sono anche allettata dall’idea di prendermi qualche mese di pausa per scrivere. Ho un blog, Mai Leggera, dove scrivo di Londra, di libri e dei miei tentativi (veri tentativi) di diventare più saggia e collaboro con il magazine The IT Factor. Ora sto lavorando a una research proposal per un dottorato in Scrittura Creativa. Sto cercando di scrivere un libro in inglese, o meglio in italenglish, e mi piacerebbe tantissimo tornare all’Università.
Ho conosciuto molti, immigrati come me, lamentarsi. Lamentarsi perché non trovavano il lavoro dei loro sogni, lamentarsi per quello e per l’altro. Lamentarsi per il tempo. Ma allora che ci stai a fare qua? Questa non è la città del lamento e non è la terra promessa. Bisogna essere pratici, elastici, aperti al compromesso. Bisogna essere tenaci, non demordere, soprattutto se si desiderano fare lavori altamente competitivi. È giusto perseguire i propri sogni, ma anche una buona dose di realismo non guasta mai. Quello che consiglio – anche se non mi sento molto nel ruolo di consigliera – è di non aspettare il lavoro dei tuoi sogni. Inizia da qualche parte, e poi, potrai cambiare, evolverti, arrivare alla tua meta a piccoli passi. Ma non stare fermo.
Non ho dubbi. Il Lido a London Fields. Una piscina aperta tutto l’anno. Amo andare a nuotare al Lido. D’inverno è una buona tecnica per temprarsi e non dimenticarsi – in piccolo – di SVEGLIARSI. Un altro posto che amo? Gli off-licence. Son tutti diversi, ma son tutti uguali. Son la porta verso il Paradiso.
Leggi ‘Watching the English’ per capire un po’ gli inglesi, compra una bici, sii pronto a dire 150 volte sorry al giorno, anche a caso va bene, e quando ti chiedono ‘How are you?’ non rispondere veramente. Di solo «Good thanks» o «Not too bad». Non dire altro. Altrimenti il tuo interlocutore inglese ti ascolterà per cortesia ma ti guarderà come un animale esotico.
Certo che son cambiata in questi quattro anni, sarei cambiata comunque. Ho imparato ad essere più tenace. A bere il the non solo quando sto male. Ho imparato a farmi di più gli affar miei, generalmente. A pensare meno all’apparenza e di più alla sostanza. E a dire meno parolacce, forse. E ho imparato a bere solo pinte di birra. Una birra piccola? Ormai mi sembra una roba per gnomi.
Tornare in Italia? Non son molto brava a far progetti a lungo termine. Tutto dipende da cosa succederà. Se diventassi milionaria, tornerei in Italia per aprire un quotidiano liberale senza infiltrazioni catto-comuniste, radical chic o femministe moraliste. Se mai riuscissi a vivere di quello che scrivo, potrei pensare di andare a vivere in California, in Alaska o alle Canarie. Perché no? Non ho nostalgia dell’Italia, non ancora, e ho mia sorella qua, mio cognato e una cerchia di amici che amo.

Progetti per il futuro? Iniziare a lavorare freelance, scrivere il mio benedetto libro, prendere il dottorato, fare volontariato e imparare, finalmente, a rilassarmi”.

IK

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