Anna Tursi

Anna Tursi, blogger e fondatrice di Lifestyle Notes.

“La mia più grande passione e il mio lavoro per fortuna coincidono. Mi occupo di comunicazione e digital p.r. nel settore moda e lifestyle, e nel 2009 ho fondato Lifestyle Notes, blog dal taglio personale su contenuti di lifestyle, tendenze e intrattenimento. Qui a Londra sono ancora alla ricerca della mia strada e la mia vita è divisa tra i miei lavori da freelancer e quelli che, senza mezzi termini, mi servono per pagare casa e spese. Tutte le esperienze in questa grande metropoli però mi hanno permesso di incontrare tanta gente e scoprire doti di me che non conoscevo. Per esempio so fare degli ottimi caffè!

Sono in grado di portare per le lunghe decisioni banali e di buttarmi invece a capofitto in esperienze che a molti farebbero paura. Londra è stata una di quelle scelte prese in pochissimo tempo, nonostante il mio desiderio di viverla risalisse a parecchi anni fa. Avevo un lavoro nel mio campo e straordinariamente potevo vivere nella mia città, la mia amata Barletta, avevo vicini tutti i miei amici e la mia famiglia, eppure sentivo di voler fare una nuova esperienza, vivere intensamente una città cosmopolita e migliorare il mio inglese e allora mi son detta «adesso o mai più». Complici alcuni stage molto importanti in un’agenzia di comunicazione qui a Londra, in meno di un mese ho fatto i biglietti e sono partita per poi decidere, esattamente un anno fa, di volerci restare a lungo.

Il mio paese mi manca terribilmente ogni giorno e non ne faccio mistero con chiunque. Del resto e senza nessuna retorica, l’Italia è imbattibile quanto a clima, paesaggi mozzafiato, stile di vita e buon gusto. Tuttavia la mia storia è diversa da quella di molti altri che hanno deciso di trasferirsi per esigenza e per mancanza di lavoro, quindi vivo in modo differente anche il mio rapporto con la nostalgia di casa e delle persone che amo. In questo le piccole cose mi aiutano tanto: il conto alla rovescia in attesa di ritornare in Puglia la volta successiva, per esempio: il solo pensiero, quando ormai manca una manciata di giorni, mi rigenera.

Ammetto di essere stata molto fortunata perché quando ho deciso di trasferirmi avevo già un posto dove vivere, ma mi rendo conto che in assoluto il primo passo da fare è trovare una sistemazione. Informandomi poi, due erano le urgenze da tutti menzionate per cominciare a lavorare: procurarsi il NIN e aprire un conto in banca inglese e così è stato anche per me. Le prime settimane sono trascorse facendo la pendolare tra zona 6, dove abitavo, e zona 1 dove nel frattempo ero in stage, dopo di che mi sono rimboccata le maniche e con molta umiltà mi sono messa alla ricerca di un lavoro che mi permettesse di migliorare l’inglese e acquisire maggiori esperienze. Alcune soddisfazioni personali, qualche piccolo successo e la casa in cui abito e che amo profondamente, sono arrivate solo dopo parecchi mesi, sforzi e rinunce.

Una volta arrivata qui a Londra ho stranamente trovato luoghi e modi di fare molto familiari. A mancarmi non erano quindi i posti, ma i miei amici e il fatto di non poter stringere legami solidi in poco tempo e in una città dove in molti sono di passaggio. Un’altra difficoltà che ho sicuramente avuto (e sulla quale sto lavorando ancora) è stato sbloccarmi nel parlare in situazioni come i colloqui di lavoro. Purtroppo il mio essere perfezionista ha prevalso in molti casi, auto-censurandomi ancor prima di aprire bocca per paura di sbagliare; insomma, una lotta interiore che si combatte solo frequentando persone straniere e lavorando in luoghi dove l’inglese fa da padrone. Ma un anno qui a Londra mi ha permesso di crescere più di un’intera adolescenza in Italia. Mi piace ripetere che questa città è in grado di far scattare l’istinto di sopravvivenza e se così non fosse, meglio tornare a casa. Il dover affrontare una realtà nuova, così grande e a tratti caotica, mi ha permesso di imparare a mantenere ritmi sempre molto alti, a gestire il mio tempo e a tuffarmi nelle situazioni senza (o con pochissime) esitazioni. Oggi posso dire di sentirmi più responsabile e matura e sicuramente ho quasi del tutto annullato la paura di stare da sola e non sentirmi all’altezza di qualcosa o qualcuno. Mi ritengo soddisfatta: il farcela da sola economicamente e nella vita quotidiana, il poter contare sulle mie gambe quando non ho voglia di prendere i mezzi per raggiungere anche mete più lontane, le gratificazioni e gli attestati di stima ricevuti nei luoghi in cui ho lavorato e dalle persone che ho incontrato. Sognavo di vivere a Londra, ma la soddisfazione più grande forse è proprio questa, di poter, a un anno dal mio arrivo, amare questo luogo come se fosse la città in cui sono nata e cresciuta.

La mia vita, al momento, è scandita soprattutto dal lavoro e quando ho dei momenti liberi preferisco dedicarmi alle mie passioni, rilassarmi con un libro o una serie tv o organizzare una cena a casa con i miei coinquilini e amici. Tuttavia cerco di dedicare almeno qualche giorno alla settimana per uscire, scoprire nuovi posti e visitare mostre e musei. Il risultato è una coloratissima galleria di immagini sul mio canale Instagram che raccontano il mio immenso amore per questa città. Quando non sono in giro per Londra tutta sola (amo farlo ed è una cosa che ho imparato proprio qui), mi piace uscire con i miei amici per una birra o una cena.

Ad un italiano con la valigia pronta consiglierei di avere un sogno, trasformarlo in progetto e inseguirlo e perseguirlo il più velocemente possibile. A Londra è ancora possibile ottenere soddisfazioni solo in base al merito, ma questa città non è per tutti e soprattutto non rincorre gli oziosi e quelli che si danno per vinti senza nemmeno averci provato. Il mio consiglio è quello di proporsi sempre e comunque, conoscere gente, parlare di sé e creare reti interessanti che possano offrire supporto e viceversa. 

Al momento sono in una fase di “transizione”, ancora non so cosa ne sarà di me qui, ma il mio desiderio è quello di restare e continuare a vivere intensamente questa città, guardandola con gli occhi di un innamorato, senza stancarmi mai. Del resto Samuel Johnson diceva che quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita…”

IK

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