Angelo Boccato

Angelo Boccato, giornalista freelance.

“Londra la ho sempre avuta nel cuore, fin da piccolo e di certo il fatto di essere cresciuto in un paese di 4,000 persone mi ha sempre motivato a cercare di trasferirmi in una metropoli. La scelta in ogni caso e stata e resta dettata da ragioni strettamente professionali; qui è nato il giornalismo e qui sta vivendo innovazioni tutt’ora. In Europa per un giornalista questa è la città ideale, con la sola esclusione del costo della vita (piccolo dettaglio).

Appena arrivato, avevo prenotato un soggiorno di due settimane in un ostello a North London, soggiorno poi proseguito per oltre un mese. Il mio primo passo fu prenotare un appuntamento al Job Centre per ottenere il National Insurance Number e una volta ricevuto questo cominciai a spargere il mio CV da Nord a Sud, a Est a Ovest, da bar, ristoranti, pub, coffee shops etc. Nel frattempo, sul fronte giornalistico mi ero iscritto a due corsi brevi di giornalismo organizzati dalla Journalism School di Hackney Citizen, per cercare di addentrarmi maggiormente nel giornalismo UK. Qualche mese dopo ho poi cominciato la mia prima internship giornalistica qui a Londra.

Questa città ti fa crescere di anni in mesi e il tempo assume un concetto assolutamente inedito qui. Di certo, dopo quasi due anni mi sento molto più aperto alla competizione, un fattore a cui forse in Italia non si è abituati e come dice Barbara Serra quando arriviamo qui ci disarma. Una ulteriore parola che si sente sempre collegata con Londra è la meritocrazia, parola che nasconde lati oscuri come sottolineato dalla stessa giornalista. Mi sento più aperto, più ispirato, più maturo ( lo spero, almeno!) e sopratutto ho imparato a combattere la procrastinazione anche se restano tante battaglie per vincere questa Guerra. Un altro cambiamento lo sento nel mio spirito di iniziativa, che vedo accresciuto.

Di certo la difficoltà nell’ incontrare impiego ha creato le maggiori frustrazioni, specie considerando il fatto che il mio CV ha girato tutta la città. Oltre a questo, di certo specie nei primi tempi il fattore socializzazione e stato complesso, ma con l’aiuto di alcuni amici sono riuscito ad ambientarmi e conoscere gente nuova. Oltre a questo, posso dire viva Skype e viva i social networks dato che specie quando le cose non vanno come prevedi fa sempre bene aver occasione di parlare con familiari e amici e amiche.

La soddisfazione più grande la vedo nel fatto che nonostante le delusioni, le frenate e non lo nascondo anche le occasionali frustrazioni del caso ho avuto modo di avanzare professionalmente, incrementare la mia rete professionale e di conoscenze, oltre che di amicizie. Di certo, in Italia non sarei riuscito a raggiungere il momento attuale, ma devo rimboccarmi ancora di piu le maniche ed andare avanti. Qui il tempo scorre senza limiti, non puoi dormire sugli allori e se perdi un treno, non ci sono bus sostitutivi.

Non sono sicuro di avere una settimana tipo, ma generalmente diciamo che cerco di passare la mia settimana facendo networking, lavorando a commissioni e generando idee a più non posso, auspicando in un responso positivo dagli editors in questione. In questo scenario, spesso lavoro da casa, ma per combattere la mancanza di produttivita occasionale e la sensazione di accerchiamento spesso finisco per uscire dirigendomi verso bar e coffee shops per lavorare intesamente. Oltre a questo, ci sono gli occasionali ritrovi con amici nel fine settimana per concerti, incontri e altro e durante la suddetta, a volte. In linea generale, senza voler suonare stakanovista (non lo sono!) se non sto lavorando, sto generando idee e cercando di aprire nuovi fronti. Poi specie con l’estate, passeggiate domenicali a South e East London, mostre….il problema e che per vivere appieno Londra sarebbero necessarie due risorse: infiniti fondi e infinito tempo. Temo di essere sprovvisto di entrambi e di esserlo in buona compagnia.

Adoro l’ Italia e mi mancano molto I miei familiari ed amici…ogni volta che lascio il Belpaese lo faccio con una certa malinconia e con un forte desiderio di rientrare quanto prima. Ma per parafrasare Caterina Soffici: «A Londra si vive peggio, ma si sta meglio (rispetto all’ Italia)». Dall’ altro lato, noi Italiani siamo intraprendenti e abituati a esplorare posti nuovi e trovare la nostra strada, dal Belgio a Londra al Sud America al Sud-Est asiatico. Indipendentemente dalla paralisi economica-politica degli ultimi 25 anni, siamo un po gli Australiani d’ Europa….non riusciamo a star fermi in un solo posto.

Ad un italiano sul piede di partenza chiederei da subito cosa si sta cercando esattamente. L’ ideale è arrivare con un piano preciso e una strategia, dato che in mancanza di una ferrea determinazione e di un chiaro e specifico interesse le cose possono diventare estremamente difficili. Il mio consiglio sarebbe di armarsi di pazienza, mezzi, di essere estremamente adattabile e di capire cosa si vuole davvero. Londra è splendida piena di opportunità, ma anche ( e spesso) estremamente crudele e sopratutto rappresenta una costante corsa sulle montagne russe. Col tempo le soddisfazioni arrivano, per alcuni/e prima, per altri dopo….ma bisogna sapere cosa si vuole davvero, questo è essenziale.

Il futuro per la nostra generazione è un oggetto strano… I nostri nonni e genitori avevano l’orizzonte del futuro in decadi, non so se possiamo dire che era un mondo facile, ma di certo era molto diverso. Ora come ora, intendo aumentare la mia rete di contribuzioni giornalistiche, in inglese e possibilmente anche in italiano e crescere professionalmente. L’orizzonte al momento lo vedo a Londra ma il concetto di eternità a noi non appartiene proprio, temo. Non penso di tornare in Italia, mi mancano i familiari, gli amici, il Bel paese, ma non la costante frustrazione di non riuscire a seguire le mie ambizioni. Ora come ora, e spero per un po di tempo, per parafrasare la splendida canzone del grande Lord Kitchner, «London is the place for me».”

IK

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