Alfredo Guarracino

Alfredo Guarracino, tatuatore presso Cloak and Dagger Tattoo.

Lavoro come tatuatore da cinque anni, e da circa due lavoro presso lo studio Cloak and Dagger Tattoo a Shoreditch. Credo di aver trovato in questa città il mio perfetto habitat creativo. Londra è in costante evoluzione, ed è piena di stimoli creativi. Sono riuscito a conoscere persone e realtà a me affini sotto questo punto di vista, che in Italia facevo fatica a trovare; diciamo che qui riesco a vivere facendo quello che mi piace, così ho deciso che sarei rimasto in questa città per un po’. 

Londra, intesa come esperienza di vita, ha definitivamente cambiato la persona che sono: ci vivo oramai da quattro anni e mezzo e non c’è stato un solo giorno in cui non abbia imparato qualcosa di nuovo, nel bene e nel male; sono riuscito con il tempo ad ambientarmi e a imparare a vivere in una realtà completamente diversa da quella da cui provengo. Credo che Londra ti faccia diventare più curioso verso tutto, e sono fermamente convinto che questo sia il maggiore cambiamento che la mia personalità abbia subito. 

Tra le difficoltà maggiori c’è stata, in primis, la lingua. Sono arrivato qui senza avere una grande conoscenza dell’inglese, ma sono riuscito piano piano ad impararlo – non so neanche come – e probabilmente lavorando solo con inglesi negli ultimi due anni mi ha permesso di migliorarlo nettamente. In secondo luogo l’adattamento a una città che va a 100km/h, che comparata alla mia realtà d’origine è un’assurdità! Vivere qui a Londra è un po’ come partecipare a una maratona che non finisce mai, e ti spinge a superare i tuoi limiti ogni singolo giorno; ovviamente non è semplice perché comunque subentra l’alienazione, e devi trovarti una valvola di sfogo: io ho la pittura, che mi ha aiutato e mi aiuta tutt’ora a sopportare i ritmi assurdi di questo posto. Diciamo che sto imparando a visualizzare il problema o la difficoltà che sento, e a trovare immediatamente la cura necessaria che mi permetta di andare avanti. Non bisogna mai lasciare che le difficoltà ti rovinino il gusto di vivere: se prese con la giusta attitudine posso addirittura trasformarsi in skills .

Sono particolarmente soddisfatto di lavorare in uno studio che reputo uno dei migliori qui a Londra, sia dal punto di vista professionale che umano. Andare a lavoro per me è come andare al parco giochi per un bambino. I miei colleghi sono degli amici con cui sto costruendo qualcosa di magnifico, e il rispetto che ho nei loro confronti credo sia la soddisfazione più grossa che abbia mai avuto qui a Londra. Purtroppo, o per fortuna, non sono mai riuscito a farmi andare bene un lavoro, o uno studio, per un periodo di tempo troppo lungo. Per me non ha mai avuto senso lavorare in un posto solo per guadagnarci economicamente, io voglio divertirmi creando in un ambiente positivo, costruttivo, dove posso imparare qualcosa tutti i giorni e condividere le mie conoscenze e abilità con persone che in primo luogo rispetto. Niente si crea in un mood negativo e soprattutto con il mio mestiere se non lavoro in un ambiente a me consono non riesco a produrre nulla che mi soddisfi, quindi non ci sarebbe evoluzione e nessun divertimento, almeno per come la vedo io.

Qui a Londra è come se stessi vivendo una vita diversa ogni anno ormai. Ora come ora mi piace molto frequentare Hackney Wick e mi piace andare a dipingere lungo i canali che l’attraversano, ma è per l’empatia del momento. Un posto che sicuramente rimarrà sempre nel mio cuore è la zona dell’Isle of Dogs, diciamo per motivi sentimentali.

Ho nostalgia dell’Italia praticamente tutti i giorni, ma è una nostalgia positiva. Non mi voglio privare della possibilità di scoprire cosa c’è di bello al mondo solo perché mi viene il magone a pensare alla mia terra d’origine; la nostalgia è come la paura, se l’affronti con positività e serenità riesci ad andare oltre, ed è li che ti evolvi. Comunque la nostalgia che provo è per le persone a me care e per la mia famiglia, ma cerco di andarli a trovare non appena posso (alla fine sono un paio d’ore di volo, lo stesso tempo che impiegherei da Como a Brescia).

Ad un italiano pronto alla partenza direi di venire qui con la voglia di spaccare il mondo, di prendere questa città e farla sua, come se dovesse scalare l’Everest. Ma anche di non avere fretta e di fare tutti gli step necessari per arrivare in vetta. Dedizione e costanza sono fondamentali per questa città, la competitività a Londra è la base di tutto. E anche di mettersi in testa che qui si parte da 0 e si deve arrivare a 100. 

Progetti per il futuro? Difficile dirlo. In testa ho circa un migliaio di progetti che vorrei realizzare, e al momento sto cercando di metterli in ordine così da potermi costruire il futuro che desidero, che sia il più vicino possibile alla mia famiglia più che all’Italia. Però per ora non riesco a pensare di tornare, ho ancora un sacco di cose da fare qui a Londra.”

IK

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