Alessia Musciano

Alessia Musciano, freelance social media e marketing strategist.

“Mi occupo di marketing strategico e web marketing come freelance. Attualmente lavoro per “Bid Academy,” una società di formazione specializzata in ambito bid & tender nel comparto infrastructure; per “Eat in Italy” (di cui sono anche co-founder) un e-commerce di food italiano di alta qualità dalle Marche (che è anche la mia regione); per “Pentagrammi di Farina”, food and music blog in italiano (!!!); e per “Luno Lab”, un laboratorio di marketing, strategia e grafica dove collaboro con una grafica milanese anche lei trapiantata a Londra: attualmente Luno Lab è un laboratorio creativo tutto in divenire, con qualche progetto di successo già realizzato… Insomma non riesco proprio a stare con le mani in mano e con la testa ferma. Alla lista manca solo l’allenare una squadra di pallavolo e poi le ho fatte davvero tutte! (ride n.d.r.)
Mi ricordo perfettamente l’esatto istante in cui si è materializzato nella mia mente il pensiero “Londra”. Ero venuta a trovare un’amica “scappata” dall’Italia alla ricerca di un impiego che desse dignità ai suoi anni di studi, mentre io tutto sommato stavo bene: lavoro sicuro, di responsabilità, nel campo in cui avevo studiato, giocavo a pallavolo a livello semi-professionale. Niente avrebbe potuto farmi cambiare vita, tranne quel maledetto fine settimana. Appena messo piede in questa città mi sono resa conto che tutto quello in cui avevo creduto fino a quel momento mi stava stretto, avevo creato aspettative su progetti senza ambizione, e che mi ero limitata nei miei obiettivi. Mentre sedevo sull’aereo di ritorno avevo già deciso: avevo chiarito i dubbi e avevo in mente un nuovo progetto da sviluppare. In un mese mi sono licenziata, qualche altro mese per organizzare le cose burocratiche e a ottobre 2013 mi sono trasferita.
La prima cosa che ho fatto in prossimità della partenza è stata la ricerca di una scuola di lingua a tempo pieno, specializzata in business english. Il mio primo obiettivo era di avere un buon livello di inglese, parlato e scritto. Appena arrivata mi sono rifiondata nel mondo dello studio, ed è stato un po’ come tornare all’università e alla vita da studente full-time. Nel mentre coltivavo la mia passione per il web marketing.
Tutti quelli che vengono a Londra scappano da qualcosa. Chi da una schiavitù professionale, chi da una geografia limitante e chi da sé stessi. Io scappavo per tutte e tre le ragioni, con l’aggravante del fuggire anche da futuro idealizzato che mi ero costruita e che invece era diventato il peggiore dei miei incubi. Una volta a Londra questi incubi non mi hanno abbandonata, ma ho avuto la forza di guardarli negli occhi e affrontarli. Vivere qui mi ha un po’ indurita. Ogni giorno vissuto è sempre denso di qualcosa di nuovo da studiare, imparare e conoscere, tanto che ogni volta che torno in Italia mi sembra di essere sempre un pochino diversa, per certi versi più sfacciata (ma in senso buono!) e più ambiziosa.
«London is tough»: sono state le prime parole a imprimersi nella mia mente, un’affermazione della mia prima boss poi diventata una carissima amica. «Se la sai prendere Londra prenderà te, e ti ricompenserà» aveva poi aggiunto. Due anni sono un periodo temporale troppo breve per sentirmi ricompensata al 100%: ho vissuto poco, e sento di aver fatto ancora meno. La difficoltà più grande non è stata in ambito lavorativo, bensì in ambito affitti, una vera e propria giungla. Ma sono molto soddisfatta di aver costruito un percorso che fosse mio e di averlo fatto da sola, contando solo sulle mie forze e credendo fermamente nel mio obiettivo seppur con l’ansia iniziale del non sentirsi all’altezza.
Un luogo di Londra a cui sono affezionata? Adoro perdermi e conoscere sempre meglio l’area in cui vivo, Hammersmith. Nelle mie camminate quotidiane ho scoperto quello che è diventato il mio posto preferito, una panchina che si trova sul lato sud del Thames subito dopo l’Hammersmith Bridge.
Come si fa a non avere nostalgia dell’Italia? La famiglia, gli amici, il clima, lo stile di vita, il cibo, l’estate… Sì mi manca, non posso far finta di niente. Il problema è che l’Italia di oggi non ti permette di avere un progetto, di crederci veramente e di poter partire dal nulla per realizzarlo. Per cui ad un italiano pronto a partire consiglierei di venire con un progetto ben chiaro (anche modificabile) ma con un’idea, un obiettivo, quel “qualcosa” che ci fa dire: «sì sono convinto di essere venuto per fare questo, e non me ne vado prima di esserci riuscito». Consiglierei di essere pronti a buttare giù qualche boccone amaro, e provare e riprovare e riprovare ancora se necessario senza demoralizzarsi. Ma ricordiamoci che la vita in realtà è tutto quello che succede mentre siamo indaffaratissimi a fare tutt’altro! La voglia di migliorarsi, di crescere giorno dopo giorno con umiltà, per me è imprescindibile.
Per ora voglio restare. Sento di non aver ancora completato quello per cui sono partita, quel famoso “qualcosa” di cui parlavo sopra, però mi concedo brevi weekend mensili in Italia.”

IK

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